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Ecomotive - Archivio

06/05/2019
Automotive e le sfide della rivoluzione tecnologica

Economia dell'automotive

 

Scenario in profondo mutamento internazionale e con crescente percezione di crisi

Paolo Castiglia

Una vera e propria rivoluzione tecnologica sta investendo i diversi ambiti dell’automotive, con impatti non solo sui produttori e sulle grandi case automobilistiche, ma anche sui fornitori e tutta la filiera, alle prese con piani di investimenti sfidanti, processi di aggregazione, fusioni e acquisizioni che stanno cambiando il volto dell’intero comparto.

È lo scenario descritto da “Bilancio a 4Ruote”, il primo studio sul settore dell’automotive e la sua filiera italiana – che ricordiamo è una galassia di circa 5.700 imprese, molte delle quali Pmi, che da sola contribuisce al 5,6% del Pil nazionale, dando occupazione al 7% degli addetti di tutta l’industria manifatturiera – realizzato da Cassa depositi e prestiti, Sace Simest e Anfia, in collaborazione con AlixPartners, e presentato in Borsa italiana.

Secondo questa indagine siamo di fronte a uno scenario in profondo mutamento per l’automotive a livello globale, con il baricentro di produzione e consumi che si sposta sempre più verso Est e con l’incognita dei dazi Usa a pesare sugli scenari di breve termine. “L’automotive rappresenta una parte rilevante del patrimonio industriale del Paese, con importanti riflessi sull’economia nazionale anche in termini di indotto. – ha affermato Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti – Con il nuovo Piano industriale Cassa depositi e prestiti si rivolge per la prima volta a tutte le imprese, dalle grandi alle piccole, e grazie a un’offerta integrata e capillare di prodotti sarà in grado di offrire un supporto concreto anche alle numerose Pmi che fanno parte, in modo sia diretto che indiretto, della filiera di produzione degli autoveicoli”.

“È un settore chiave che da sempre si contraddistingue per un’elevata propensione all’innovazione e alla proiezione verso i mercati esteri – ha dichiarato l’amministratore delegato di Sace, Alessandro Decio – per questo abbiamo promosso questo studio e ci proponiamo di essere proattivamente al fianco dei players italiani di un settore che sta affrontando un momento di grande cambiamento tecnologico e in cui gran parte della crescita viene da aree geografiche”.

È necessario “irrobustire il collegamento del sistema imprenditoriale con il sistema finanziario italiano – ha invece affermato il presidente di Anfia, Paolo Scudieri –. In un momento così cruciale per il futuro dell’industria, come Anfia stiamo lavorando, con la filiera allargata dell’automotive, a un piano strategico per il settore e alla definizione di una roadmap di politiche industriali adeguate, concertate con il Governo, anche per stare al passo con quanto già attuato da altri Paesi europei nostri competitor”.

Ma un altro studio sul settore mette in evidenza le difficoltà: la tradizionale nota congiunturale di Confetra relativa al secondo semestre del 2018 conferma il rallentamento della crescita rilevato nei primi sei mesi, che coinvolge tutte le modalità di trasporto. La rilevazione mostra ancora segni di aumento nel trasporto merci italiano, ma con valori percentuali minori rispetto al semestre precedente, che già mostrava segnali di rallentamento, seguendo l'andamento dell'indice della produzione industriale dell'Istat: nei primi sei mesi una crescita media dei tassi tendenziali del +2,7% che si affievolisce con il trascorrere dei mesi e un secondo semestre con una media del -1,3% che porta la media dell'intero anno al +0,7%.

Per quanto riguarda in modo specifico il trasporto, quello stradale di linea e quello espresso sembrano reggere meglio: il primo è cresciuto del 2,4% nel collettame e del 2,5% nel carico completo internazionale (valori che nel secondo semestre del 2017 erano rispettivamente del 6,1% e 6,5%). Una conferma di queste cifre viene dall'andamento del traffico autostradale dei veicoli pesanti (+2,6%) e di quello dei transiti alpini (+3,3%). I corrieri hanno aumentato le consegne nazionali del 2,5% e quelle internazionali del 4%, grazie soprattutto all'espansione del commercio elettronico. Tra i fattori di rischio per quest'anno, Confetra segnala l'esito negativo del negoziato commerciale tra Stati Uniti e Cina, l’aumento delle tensioni finanziarie nei Paesi emergenti e la Brexit. “Spero che non si debbano sommare – spiega il presidente di Confetra Nereo Marcucci – la riduzione della domanda interna in particolare degli investimenti e, in misura minore, della spesa delle famiglie e la diminuzione della produzione industriale”.

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