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In Lab

08/01/2019
La leadership nella relazione

Franco Marzo Coaching & business development

Potere ed empowerment

Potere è sia un verbo, sia un sostantivo (“il potere”), si può “esercitare” o “avere”. In entrambi i casi rappresenta ciò che è possibile, mai una certezza. Anche i tiranni più potenti, coloro che di potere ne hanno avuto tanto, sono caduti miseramente. Credo che la cultura italiana consideri il potere come una dotazione che si possiede oppure no. Forse per questo molte persone hanno nei confronti del potere sentimenti estremi, lo odiano quando ce l’hanno gli altri, lo amano quando lo bramano o stanno con chi ce l’ha. La cultura anglosassone è leggermente più distaccata. Per inglesi e americani il potere è soprattutto un verbo, “io posso”, una “possibilità” per tutti: people have the power, recitava una famosa canzone di Patti Smith. Nel linguaggio manageriale si parla di “empowerment” per esprimere l’idea che il potere si possa riconoscere dentro di sé e al contempo imparare a usarlo ed esercitare. È di questo che vi voglio parlare.

 

Il potere causa-effetto nella relazione

La prima condizione per essere leader è quella di pensare di poter condizionare, orientare, influenzare, guidare e condurre le persone esercitando un ruolo attivo nella relazione: “si può” fare molto. Ogni piccola “causa” può ottenere un grande “effetto”: sorprendere, alterare un equilibrio, deviare la direzione di marcia, suscitare reazioni, feedback. Su youtube vedete migliaia di video di sconosciuti che ottengono milioni di visualizzazioni. Non per niente si chiamano “influencer” e arrivano ad avere milioni di follower: mettono cause sul web per ottenere effetti, esercitano un potere per creare relazioni. Ma potete fare qualche esperimento anche voi. Quanti sconosciuti vi hanno salutato nell’ultima settimana? Pochissimi o nessuno? Essere salutati da qualcuno capita ancora passeggiando per certe strade di campagna o in qualche borgo di provincia. Eppure se mettete una causa, un saluto, tra voi e qualche sconosciuto scoprirete che gli effetti saranno numerosi. Fate un esercizio di potere, salutate per primi i vicini di casa, i compagni di viaggio sul treno, le persone del bar o quelle che incrociate durante il jogging. Scoprirete quanti sconosciuti vi saluteranno. Provate a “mettere” qualche sorriso e scoprirete quante persone vi sorrideranno. La “relazione” funziona così: ogni volta che immettete una causa, ottenete un effetto. Il potere c’è, bisogna soltanto imparare a usarlo correttamente. Se domani mattina alle 8,00 in punto vi fate un giro a salutare tutti i vostri collaboratori, potreste dopo qualche settimana assistere a qualche cambiamento, per esempio un aumento della puntualità. Se convocate una riunione alle 8,30 e lasciate fuori tutti quelli che arrivano in ritardo, esiste la possibilità che nelle riunioni successive qualcuno in più arrivi puntuale. Ogni causa produce un effetto. Tempo fa nel corso di un convegno mi trovai a pranzo al tavolo con Ivan Capelli, ex pilota e commentatore della Formula 1. Approfittai per chiedergli un parere sulle cause del successo della Ferrari dei primi anni 2000. Mi raccontò questo aneddoto. Il primo giorno di Schumacher a Maranello era stato fissato l’appuntamento alle 9,00 in scuderia per provare la macchina. Schumacher si presentò in Ferrari alle 9,00 in punto con la tuta, i guanti e il casco indossati. Gli dissero che la macchina sarebbe stata pronta in 10-15 minuti. Lui salutò tutti e se ne andò rinviando la prova alle 9,00 del giorno seguente. Il giorno dopo si presentò alle 9,00 in punto con la tuta, i guanti e il casco indossati. La macchina era pronta ad aspettarlo. Tra il 2000 e il 2004 vinse 5 campionati mondiali consecutivi. Secondo Ivan Capelli oltre a essere un grande pilota, Schumacher era anche un grande team leader.

 

“Io sono OK - tu sei OK”

Questa espressione rappresenta per l’Analisi Transazionale la posizione esistenziale tra due “adulti” con pari potenzialità. Se uno di loro fosse “bambino” ci sarebbe una disparità di potere. Chi vive in questa posizione “si sente OK”, una persona cosciente delle proprie possibilità e in grado di affrontare la realtà. Potrà riuscire o non riuscire, ma saprà giocarsela. Sentirsi OK significa assumere la responsabilità delle proprie azioni, essere consapevoli delle reazioni causa-effetto che si vanno a creare.

Ai grandi leader non basta però la consapevolezza del proprio potere, occorre anche la consapevolezza del potere degli altri: “anche tu sei OK, adulto, e per questo non ti tratto da bambino”. Esercizio difficile, quante volte avete sentito frasi come “non si cava il sangue dalle rape”, “da una quercia non nascono limoni”. Tutte sciocchezze, il giudizio distrugge le potenzialità, la fiducia le amplia. Nella “relazione” si trasmette ciò che si sente, il solo pensiero che il vostro collaboratore non sia adeguato produce un effetto negativo sulla sua autostima. Vi hanno mai trattato da incapaci? Come vi sentivate? Il vostro potere si riduceva, eravate impacciati, impauriti. Chi ha paura di sbagliare spesso sbaglia. Ogni volta che pensate ai vostri collaboratori come inadeguati essi ridurranno in maniera impressionante la determinazione, l’impegno, l’efficacia, la concentrazione sul compito o sul ruolo affidato. Nella relazione se avete paura che qualcosa succeda, succederà, “la vostra profezia, anche non dichiarata, si avvererà”.

 

L’importanza della relazione

Per un Leader nulla è più importante della relazione. Da quell’incrocio passano tutte le sue possibilità: la credibilità, la fiducia, la possibilità di delega, l’autorevolezza. Il denaro non è mai abbastanza, il potere si esaurisce, le macchine si rompono, il vero capitale sono le relazioni. Nessuna organizzazione funziona senza relazioni sane e generative. Ma cosa sono queste relazioni, come nascono, come crescono, come cambiano? Per parlare della relazione non basterebbero cento libri, ma quattro cose potete annotarvele.

Le relazioni umane

1.         si costruiscono

2.         si nutrono

3.         si evolvono

4.         finiscono

 

Costruire la relazione

Le relazioni si costruiscono nei primi 5 minuti di contatto (qualcuno dice nei primi secondi). Le percezioni di quel breve lasso di tempo producono un imprinting di impressioni, stime, giudizi difficilmente modificabili. Per questo si usa dire che “non esiste una seconda occasione per fare una bella prima impressione”. La mente umana funziona così, una volta deciso com’è il bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto, difficilmente cambia idea.

Per costruire una relazione è importante condividere quattro parti di sé:

•          identità: presentarsi e dichiarare le proprie origini

• progetti: chiarire cosa si vuole, quali sono gli obiettivi della relazione

•          sentimenti: chiarire il proprio credo, le proprie convinzioni;

• emozioni: condividere i propri hobby e passioni, fragilità e debolezze

Per costruire una buona relazione non sempre basta un colloquio, qualche volta ci vuole anche una “birretta”.

 

Nutrire la relazione

La relazione va nutrita con interventi periodici continui. D’estate vi basta abbandonare una pianta per 15 giorni per vederla appassire. Le relazioni umane vanno “nutrite” attraverso i feedback. L’assenza di feedback, l’indifferenza, le fa morire in pochissimo tempo. I principali feedback sono quattro:

•          positivi sul fare: “mi è molto piaciuto il compito svolto, soprattutto il passaggio in cui hai citato…”

•          negativi sul fare: “la tua relazione è insufficiente, devi chiarire meglio gli obiettivi e le proposte”

•          positivi sull’essere: “sei una persona in gamba”

•          negativi sull’essere: “così non può continuare”

Dare feedback periodici e nel giusto mix è fondamentale. Non potete dare solo “cazziatoni” così come non potete dare solo “pacche sulle spalle”. Se valutate bene tempi, dosi e ingredienti, le relazioni cresceranno rigogliose.

 

Le relazioni si evolvono

Mettete nel conto che ogni tipo di relazione ha un proprio ciclo di vita, nasce, cresce, cambia la propria identità e poi muore. Quando una relazione evolve vuole dire che uno dei due interlocutori cambia identità. Nella vita i bambini diventano adolescenti, poi adulti, poi anziani, poi vecchi. Le relazioni di lavoro si evolvono attraverso percorsi di carriera, job rotation, cambi di ruolo, di funzione o di azienda. Sappiate cogliere i cambiamenti in atto prima che le relazioni vi sfuggano di mano, mantenete aperto un canale di comunicazione, a ogni fase occorre verificare e adeguare la “dieta” dei feedback.

 

Le relazioni finiscono

Tutte le relazioni prima o poi terminano, il ciclo è legato alla vita, e nonostante lo sappiano tutti, quando avviene si soffre, ci si dispera, si prova rabbia e tristezza. Anche quando finisce una relazione di lavoro bisogna elaborare un “lutto” e farlo nel modo corretto può significare molto. Ho visto capi e collaboratori sbattere la porta e farsi causa, altri ritrovarsi dopo molti anni con ruoli e funzioni diversi. Il distacco, se correttamente “elaborato”, può produrre risultati in altre forme: un capo può diventare cliente o consulente, un collaboratore sindaco o amministratore.

Le relazioni significative sono un patrimonio che non si esaurisce mai.

 

Decalogo

La leadership nella relazione

01       Il potere non è un dono ma una possibilità. Il risultato non è mai certo, ma avete sempre una possibilità.

02       Finché avete una possibilità siete OK e quindi siete sempre OK!

03       Esercitate il potere quando immettete “cause” all’interno del vostro sistema di relazioni. Rinunciare è un peccato di ignavia o di accidia e Dante vi sbatte al’Inferno.

04       Ogni causa produce un effetto. Se non cambiate le cause non cambierete nemmeno gli effetti. Einstein scrisse che “se si continua a fare quello che si è sempre fatto, si ottiene quello che si è sempre ottenuto”.

05       I veri leader riescono a considerare OK anche i loro collaboratori. Seminate fiducia, raccoglierete fiducia.

06       Le relazioni sono beni preziosi, l’unica vera risorsa di un leader.

07       La relazione si costruisce nei primi 5 minuti. Fate molta attenzione a chi avete di fronte, preparatevi, documentatevi, cercate di capire chi è, cosa vuole, cosa sente e cosa lo emoziona.

08       La relazione va nutrita come e meglio di una pianta: innaffiata, concimata, potata, trapiantata.

09       Tutte le relazioni si evolvono, cambiano la loro natura. Fate attenzione ai cambiamenti per adeguare il mix di nutrimento.

10       Le buone relazioni anche quando finiscono, sono come i bei ricordi, inesauribili fonti di energia.

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