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Analisi tecnica

29/10/2018
Multi utility formato famiglia

Dacia Dokker

 

Concretezza alla francese per il brand romeno, che con la Dokker sfida il segmento dei multispazio dominato da Doblò e Berlingo

Duilio Damiani

Si chiama Dacia ma si pronuncia Renault. La multispazio entry level – che più entry non si può – della gamma franco/romena strizza l’occhio al portafogli, offrendo un veicolo low cost polivalente, tanto utile alle famiglie quanto al piccolo artigiano.

Essenziale senza troppe rinunce, considerando questa categoria di veicoli strettamente imparentati coi furgoncini adibiti al trasporto merci, che sulla Dokker significa poter contare su una fruibilità estesa alla portata di tutte le tasche. Ampia capacità di carico e tanto spazio a disposizione, anche dei cinque passeggeri, grazie all’accessibilità garantita dalle due porte scorrevoli laterali, sono coniugate a tecnologie e soluzioni prelevate di sana pianta dal gruppo automobilistico transalpino, a partire dalla piattaforma fino ad arrivare alle motorizzazioni, diesel e benzina, anche con Gpl. Una filosofia riprodotta, del resto, su tutta la gamma Dacia, che da un ventennio gravita quale second brand all’interno dell’orbita Renault, e che a pieno titolo si è scrollata di dosso quella patina da ex soviet relegata a un passato ormai lontano.

 

Con quella faccia un pò così

Che sia proprio fascinosa non si può dire davvero. E nemmeno particolarmente personale, visti da lontano alla fine i multispazio si assomigliano un po’ tutti. Anche se, tutto sommato, il portellone posteriore a doppio battente verticale e il muso preso pari pari dalla sorella Lodgy, calandra e gruppi ottici inclusi, donano quel tocco di appartenenza al proprio brand che permette di distinguerla dalle concorrenti, Fiat Doblò e Citroën Berlingo in testa.

Con una lunghezza di 4,36 metri, larga 1,75 e alta ben 1,81 metri, la Dacia Dokker si pone a cavallo tra crossover e minivan, sposando appieno il concetto di concretezza. Di certo la sostanza compensa la carenza d’appeal, votata alla massima capacità di carico, che è poi uno degli aspetti principali generalmente valutati da chi si avvicina a questa categoria di autovetture. E qui di spazio ce n’è da vendere: con la capienza più elevata del suo segmento, la Dokker offre un cargo totale di 3 m3, con gli 800 litri nel vano posteriore (in presenza del solo kit di riparazione al posto della ruota di scorta offerta in opzione) ampliabili addirittura a 3.000, rinunciando alle sedute di dietro, oltre a una moltitudine di vani, portabottiglie e ripiani presenti un pò ovunque, per ulteriori 44 e passa litri, a disposizione qua e là per gli oggetti di uso quotidiano. Se poi si reclina anche la poltrona del passeggero anteriore, modulabile grazie al sistema Dacia Easy Seat, oppure la si asporta del tutto con facili e rapidi movimenti, è assicurata una lunghezza interna utile di 3,11 metri, abbinata a una portata complessiva di poco inferiore ai 500 kg e una capacità di traino di 1.200 kg. Quanto basta per un piccolo trasloco, ante dell’armadio quattro stagioni incluse e carrello appendice al seguito, oppure per le vacanze estive di tutta la famiglia, suocera inclusa e relativi bagagli appresso. D'altronde la versatilità della Dokker viene rimarcata, sul fronte professionale, dalle due versioni specifiche, Van cabinato, con 3,3 m3 di capienza, e Pick-Up, con due posti anteriori e cassone di carico retrostante da 1,80 metri di lunghezza.

Nonostante l’attitudine lavorativa, la Dokker può rivelarsi efficiente anche nell’uso quotidiano, per esempio sul tragitto casa-scuola-lavoro, oppure sulle lunghe trasferte, dove un abitacolo sufficientemente confortevole, con finiture poco inclini al feeling tattile ma di certo robuste e durature, offre una dotazione che pur ridotta all’essenziale, volendo, non si fa mancare il navigatore satellitare con display da 7” (a richiesta o di serie sulle versioni top di gamma Stepway), il climatizzatore, il sistema multimediale per gestire l’impianto stereo interfacciabile con il proprio smartphone bluetooth, il dispositivo di stabilità Esp, il cruise control e i sensori di parcheggio posteriori. Di serie, sul livello base Ambiance, restano però solo i 4 airbag, il servosterzo, l’antibloccaggio freni Abs e la sola porta scorrevole posteriore destra.

 

Il risparmio si paga

Era forse dal secolo scorso che non si affacciava sui listini una vettura priva di alzacristalli elettrici anteriori. Un vero tuffo nel passato, con le care vecchie manovelle pronte ad assolvere il compito dello scorrimento dei finestrini, orgogliosamente stacanoviste senza timore di defaillance elettroniche. Certo è un gusto nostalgico che apprezzeranno solo gli amanti del retrò, al quale si rinuncia facilmente salendo giusto di un livello d’allestimento, per ritrovare anche sulla Dokker il confortante servocomando elettrico, pronto a richiudere vetro e “buco temporale”.

Insomma, l’essenziale e poco più, quello che non c’è non si può guastare e nemmeno incide sul prezzo d’acquisto, con buona pace per autoriparatori e finanziarie. È questa la strategia, ben mirata sin dall’origine del nuovo corso di Dacia, che ha permesso di collocare sui mercati occidentali un veicolo multifunzionale al prezzo di un’utilitaria, riducendo il livello di dotazioni e finiture, quantomeno sulle versioni di accesso alla gamma, ma senza penalizzarne l’affidabilità. Realizzata negli stabilimenti nordafricani Renault di Tangeri sullo stesso pianale della monovolume Lodgy, lo schema meccanico della Dokker si affida a soluzioni tradizionali e più che collaudate, con un sistema frenante misto dischi e tamburi, sospensioni indipendenti anteriori con singolo trapezio e semirigide dietro a traversa deformabile, barra antirollio all’avantreno per migliorarne la stabilità, e una taratura degli organi elastici che tutto sommato soddisfa sia quanti non vogliono rinunciare a una guida briosa, soprattutto se dotati della motorizzazione più vivace da 115 Cv di potenza, sia chi è solito viaggiare a pieno carico, che qui non è affatto ipotesi così remota.

Di pari passo, per contenerne gli oneri industriali, la motorizzazione di base della Dokker si orienta su un’unità non recentissima, ma sicuramente già ben rodata in lunghi anni di servizio sulle precedenti generazioni di autovetture del gruppo francese, ovvero il 4 cilindri a benzina a 8 valvole di 1,6 litri, aggiornato secondo le normative antinquinamento Euro 6 e qui capace di 100 Cv di potenza massima (al momento del lancio del 2015 era offerto anche in versione da 85 Cv ormai fuori listino), mantenendo la medesima erogazione anche nella configurazione dual fuel con impianto a gas Gpl.

Salendo di livello troviamo il 4 cilindri Tce di 1,2 litri di cilindrata, alimentazione a iniezione diretta di benzina e distribuzione a 16 valvole con doppio albero a camme in testa, in grado di conferire con i suoi 115 Cv di potenza l’andatura più briosa della gamma, che si esprime in 175 km/h di velocità massima e accelerazione 0-100 in 10,8 secondi. Non è proprio un dragster, qui si richiede piuttosto economia d’esercizio e risparmio alla pompa, obiettivi più che raggiunti con l’adozione del 1.5 dCi da 90 Cv, l’unità diesel turbocompressa – da anni impiegata su numerose vetture Renault e Mercedes – capace di 23,8 km/litro di percorrenza media dichiarata e 108 g/km di emissioni di CO2, gestito dalla stessa trasmissione con cambio manuale a cinque marce che troviamo accoppiata anche alle altre motorizzazioni.

Poche concessioni al vezzo anche sul versante ruote, per le quali vengono adottate dimensioni standard, da 185 e 195 mm di larghezza, rapporti di spalla tra i 70 e i 55 e cerchi, in acciaio oppure in lega secondo gli allestimenti, da 14, 15 e 16 pollici al massimo.

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