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In Lab

29/10/2018
La leadership di squadra

Franco Marzo Coaching & business development - marzo@smartmanagement.it

Questa estate sono andato in Giappone, clima torrido, temperature di 40° gradi e indici di umidità superiori all’80%. Tokyo è al livello di Tunisi, Tangeri e Algeri, ma non c’è confronto per umidità: non si respira. Eppure tutto funziona magnificamente, le persone si muovono con agilità in una rete di strade, ferrovie e metropolitane, che rendono quasi inutile l’automobile. Se vuoi stare al “fresco” o riparato dalla pioggia, esiste una rete di sottopassaggi sotto molte aree centrali della città. Per pagare treni, autobus e metro usi una sola tessera a ricarica valida in tutto il Giappone. I locali pubblici e i sottopassaggi sono accoglienti e ben areati. I bagni sono ovunque, gratuiti, confortevoli e puliti al limite dello stupore.

Non ero lì solo per turismo, ho potuto toccare con mano la realtà di una normale famiglia giapponese e parlare con una professionista della formazione manageriale. Voglio cercare di trasferirvi cosa fa di questo paese la terza economia del mondo, con un reddito procapite superiore al nostro, nonostante il numero di abitanti doppio e le condizioni ambientali non certo idilliache (terremoti, caldo torrido, umidità e tifoni devastanti): la leadership di squadra. La “squadra” per i giapponesi è tutto: il Giappone con il suo imperatore, le sue tradizioni, i suoi templi, la sua cucina, i suoi terremoti e i suoi vulcani. Ogni particolare contiene il tutto (la religione scintoista ne è la rappresentazione spirituale) e quindi ogni individuo (ma anche ogni albero, ogni sasso, ogni animale) vale come l’intera squadra: il Giappone. L’imperatore rappresenta tutti i giapponesi e fino a pochi decenni fa era considerato una divinità: nessuno lo poteva toccare. Gli americani al termine della seconda guerra mondiale lo capirono e gli risparmiarono processi e condanne per evitare conseguenze incalcolabili sulla popolazione.

 

                                    Giappone                               Italia

Superficie kmq          377.994                                 302.072

Abitanti                      127 milioni                            60 milioni

Abitanti per kmq       343                                        240

PIL procapite             $ 38.900 28° posto               $ 30.500 33° posto

Latitudine                  24° - 46°                                35° - 47°

 

 

 

Una vita da mediano

I giapponesi sono “mediani”, vivono per la squadra, la loro ambizione non è emergere come individui, ma come comunità. Per loro la parola “fuoriclasse”, che per noi è il massimo del talento calcistico, è motivo di vergogna. I sistemi incentivanti aziendali premiano sempre tutta la squadra. Solo recentemente qualche azienda propone un premio al merito individuale. I grandi manager non vengono mai strapagati, nessuno vuole essere considerato “fuori dalla classe”.

In Giappone la disoccupazione è al 2,4%, lavorano oltre 65 milioni di persone, più del 50% della popolazione (in Italia solo 23 milioni, pari al 38%). Pur di lavorare i giapponesi accettano qualsiasi ruolo, l’importante è lavorare. La formatrice giapponese (quando c’è crisi le aziende investono in formazione anziché tagliarla) mi ha raccontato che il governo, data l’evoluzione tecnologica avanzatissima, vorrebbe ridurre l’orario di lavoro, ma non ce la fa! I giapponesi vogliono lavorare e sentirsi utili anche dopo la pensione. Per loro è insopportabile l’idea di gravare sulle spalle di qualcuno, essere di peso, non vogliono mai “disturbare”. In metro osservavo le persone con lo zaino stretto tra le braccia e pensavo: “vedi che rubano anche a Tokyo?”. Sbagliato! Lo tengono davanti perché dietro disturba, chi vive a Milano sa quanto sia vero, basta trovarsi su un mezzo pubblico in presenza di studenti desiderosi di romperti il setto nasale con i loro zaini in spalla, totalmente ignari del pericolo che arrecano.

 

Ognuno “fa il suo” nel modo migliore

La “leadership di squadra” si fonda su un principio elementare: ognuno “fa il suo”, e lo fa “nel modo migliore”, senza interrogarsi su cosa pensano o fanno gli altri. Conosco le battaglie per fare adottare ai collaboratori tecniche innovative ed efficaci. Ricordo le resistenze dei venditori Polaroid per l’utilizzo del disco di vendita. Lo rifiutavano, si sentivano ridicoli. In Giappone non si pongono il problema e fanno di buon grado qualsiasi cosa risulti “migliore”. Per esempio hanno dimostrato una riduzione degli errori umani grazie alla tecnica della “dichiarazione”, una procedura di cui ci vergogneremmo al solo pensiero. Prima di ogni “azione della procedura”, l’operatore la deve dichiarare indicandola sul manuale. Così vi capita di vedere conducenti delle ferrovie o della metro, che parlano da soli e gesticolano indicando istruzioni, procedure e cartelli prima di compiere qualsiasi manovra. Questa tecnica non è ritenuta esportabile, in molti paesi i lavoratori pensano di poter fare bene anche senza “dichiarare”, ma statisticamente non è così. In Giappone lo accettano perché sanno che se ognuno fa il suo nel modo migliore, tutta la squadra ci guadagna. Questo spiega anche la cultura Kaizen, il leggendario metodo del miglioramento continuo: “non esistono due modi per fare bene una cosa” e tutti vogliono usare il modo migliore, ovvero l’unico.

 

La ricerca di senso

Ho chiesto all’amica formatrice: “ma se lavorano tanto volentieri e con tanto scrupolo, che bisogno c’è di formazione che non sia solo tecnica?”. Risposta: “noi cerchiamo l’allineamento dei valori della persona con quelli dell’azienda e poi occorre conoscere sempre il “senso di ciò che viene fatto”. Al tal proposito mi citava le squadre degli addetti alle pulizie sempre con il sorriso sulle labbra. Sentono la loro utilità verso la comunità e ne vanno orgogliosi. Ricordare il senso di ciò che si fa è fondamentale. In Italia la maggior parte delle persone non lo sa o lo dimentica, lavorano solo per i soldi alimentando frustrazione e insoddisfazione. Il senso rende il lavoro “umano”, ricordandoci che dietro a qualsiasi lavoro c’è sempre una persona che ne beneficia e che ci sarà grata. Un “prestito” può fare felice una famiglia, rendere realizzabile il sogno di un uomo, consentire l’avviamento di un’impresa e l’assunzione di alcuni giovani. Quanti bancari se lo ricordano? Un “magazzino automatico” può ridurre gli infortuni, gli errori nell’utilizzo dei materiali, gli scarti non utilizzati, i tempi di evasione di un ordine e di conseguenza può rendere gli operatori più sicuri, i clienti più soddisfatti, l’azienda più utile. Un’officina auto può rendere felici le persone che hanno bisogno di soccorso, rassicurare quelle che affrontano lunghi viaggi o che sono terrorizzate dal “rumorino”, ridurre le vittime di incidenti per rotture di gomme, freni o motori. Ogni lavoro nasce per fornire un impressionante numero di “cose utili alle persone”, ma ce ne dimentichiamo. Se non capiamo il motivo, siamo de-motivati.

 

Comunicare i propri valori: le Aziende Sapiens

Dietro a qualsiasi attività ci sono valori importanti come la fiducia, la puntualità, il rispetto, la responsabilità, la salute, il benessere, la sicurezza, il piacere, l’orgoglio aziendale, etc.

Nel bel libro “Sapiens, da animali a Dei” Yuval Noah Harary racconta di come l’Homo Sapiens avrebbe sconfitto il più forte e muscoloso Homo di Neanderthal: grazie al linguaggio. Non che l’Homo di Neanderthal non sapesse comunicare. Egli sapeva descrivere perfettamente strumenti, cibi, piante e animali, in altre parole sapeva comunicare tutto ciò che esisteva intorno a lui. L’Homo Sapiens aveva però un “vantaggio competitivo”, sapeva comunicare anche ciò che non esisteva: fedeltà, onore, lealtà, giustizia, divinità e questo fece la differenza sulla motivazione e sulla voglia di vincere. Le Aziende Sapiens che sanno comunicare i loro valori vincono sulle Aziende di Neanderthal. Questo è uno dei segreti delle aziende giapponesi: sono Sapiens.

 

Rispetto delle regole

In Giappone i pedoni che attraversano col rosso vengono multati. I poliziotti non transigono la minima violazione, sanno che per convivere serenamente su un territorio così popolato e difficile, sono necessari disciplina e rispetto delle regole. Ho assistito a una sfilata folkloristica con migliaia di persone ai bordi delle strade sedute senza scarpe su lunghe strisce di materiale plastico. Le famiglie seguivano il passaggio di musicisti e ballerini in costume tradizionale mangiando, bevendo, applaudendo e scattando foto. Al termine della festa, durata ore, in cinque minuti le stuoie sono state arrotolate e sulla strada non è rimasta alcuna traccia! Come se non fosse successo nulla, ognuna porta via la sua immondizia, non ci sono cestini lungo le strade, solo raccoglitori attrezzati in pochi punti di raccolta. Ma le regole valgono ovunque, vi sono interi quartieri in cui è vietato fumare, sui treni nessuno parla al telefonino e se i cittadini rispondono alle regole lo stato non è da meno: i mezzi di trasporto sono frequenti e puntualissimi, gli uffici pubblici accoglienti, gli operatori sorridenti e i certificati vengono rilasciati in tempo reale senza code o balzelli. Le regole non sono un vincolo, ma una grande opportunità per tutti.

 

“Leadership di squadra”: decalogo italo-giapponese:

01       non “fai parte della squadra”, tu sei la squadra!

02       la “squadra” è un’invenzione dell’Azienda Sapiens, non esiste, ma è una grande idea da onorare!

03       se onori la squadra onori te stesso!

04       se “fai il tuo nel modo migliore”, tutto diventa semplice e il risultato eccellente;

05       ricorda ogni giorno perché fai ciò che fai e tutte le persone che ne beneficiano, sarai più contento e lo farai meglio; il valore non è nelle cose che fai, ma nelle persone che rendi soddisfatte;

06       non disturbare il prossimo è l’inizio di una prestazione eccellente;

07       lavorare con il sorriso non costa nulla e genera sorrisi;

08       se le rispetti, le regole sono un’opportunità! Se le infrangi una minaccia!

09       se ti senti più “squadra” che “fuoriclasse”, sei un leader!

10.       ringrazia sempre chi ti rende un servizio, egli saprà che lo hai apprezzato! Arigato!

 

Franco Marzo

smart management Coaching e business development

marzo@smartmanagement.it

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