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Normative: News Legali

05/03/2012
NEWS - La procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento

a cura dell'Avvocato Tommaso Bagnulo

Con il recentissimo Decreto Legge n. 212 del 22 dicembre 2011 (c.d. “pacchetto Severino”), è stata varata una nuova procedura di composizione della crisi alla quale possono accedere i debitori sovraindebitati non assoggettabili a fallimento e i consumatori. Si tratta di una procedura fondamentalmente strutturata sullo schema del procedimento di Accordi di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182bis della legge fallimentare. Si è di fronte, dunque, a una procedura cui possono accedere le piccole imprese e le persone fisiche e, tra queste, i consumatori. Viene per la prima volta introdotta, invero, la possibilità per i consumatori che hanno assunto obbligazioni, contratte ai sensi del codice al consumo, che non possono soddisfare, nonché per i debitori che svolgono attività d’impresa ma non sono assoggettabili alle procedure concorsuali – viste le “esenzioni” di cui all’art. 1 della legge fallimentare – di poter proporre la ristrutturazione dei propri debiti e la soddisfazione dei creditori mediante qualsiasi forma. A i sensi dell’art. 1 della legge fallimentare è sottoposto a fallimento e a concordato preventivo l’imprenditore (individuale o collettivo, esclusi gli enti pubblici) che si trovi in stato di insolvenza (o di crisi nel caso di concordato preventivo) che eserciti un’attività commerciale. Il secondo comma di tale articolo fissa i criteri di esclusione dal fallimento e dal concordato preventivo degli imprenditori commerciali che siano in possesso congiunto dei requisiti ivi indicati, ossia che dimostrino di: “a) aver avuto nei tre esercizi antecedenti [omissis] un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila; b) aver realizzato nei tre esercizi antecedenti [omissis] ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila; c) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila”.

Orbene, con il recentissimo D.Lgs. citato sia gli imprenditori commerciali non assoggettabili a procedure concorsuali sia le persone fisiche – tra cui come detto anche i consumatori – possono accedere a un procedimento che ha molte caratteristiche del procedimento di Accordi di ristrutturazione dei debiti previsti dalla legge fallimentare (art. 182bis l.f.), qualora si trovino in una situazione di “sovraindebitamento”, ossia siano in una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte” nonché siano “nella definitiva incapacità di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”. Vi è, poi, un ulteriore requisito “soggettivo”, dato dalla c.d. “meritevolezza” del debitore. Invero, questi non dovrà aver avuto accesso alla medesima procedura nei tre anni antecedenti alla domanda e non dovrà neppure essersi reso responsabile di “iniziative o atti in frode ai creditori”.

I soggetti menzionati dunque hanno la possibilità di presentare un accordo di ristrutturazione, da depositare presso il tribunale del luogo ove hanno la residenza (persone fisiche/consumatori) o la sede principale (imprenditori commerciali) sulla base di un piano che assicuri il pagamento regolare dei creditori estranei all’accordo stesso, compreso l’integrale pagamento dei crediti privilegiati. È, peraltro, anche per essi prevista la possibilità di una suddivisione  in classi e l’affidamento del patrimonio del debitore a un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato. Nell’ambito della domanda, dovrà essere depositato l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, dei beni e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dell’attestazione sulla fattibilità del piano, nonché l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento proprio e della propria famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia.

Per quanto attiene al contenuto dell’accordo, esso è lasciato alla autonomia del debitore che si avvale dell’ausilio di appositi “organismi di composizione della crisi” dei quali si prevede nello stesso decreto la futura costituzione presso enti pubblici e che devono offrire garanzie di indipendenza e di professionalità. In attesa della costituzione di essi, nella fase transitoria, opereranno gli organismi di mediazione costituiti presso le Camere di Commercio, i segretariati sociali ex legge 328/2000 e gli ordini professionali degli avvocati, dei dottori commercialisti ed esperti contabili che ne faranno semplice domanda. I compiti e le funzioni degli organismi suddetti, sempre nella fase transitoria, potranno essere svolti da un professionista avente i requisiti per la nomina a curatore fallimentare o da un notaio, purché nominati dal presidente del tribunale.

Tali organismi assumono ogni iniziativa funzionale sia alla predisposizione del piano, sia al raggiungimento dell’accordo sia all’esecuzione del medesimo. Peraltro, a essi è attribuita la competenza attestatrice relativa alla fattibilità del piano, per cui essi dovranno verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e dei documenti allegati. Ulteriormente, essi dovranno trasmettere al giudice la relazione sui consensi espressi dai creditori, sulla maggioranza raggiunta. In merito a quest’ultima ai fini dell’omologazione dell’accordo, essa darà l’approvazione allorquando rappresenti almeno il settanta per cento dei crediti in caso di sovraindebitamento di imprenditore non fallibile, e di almeno il cinquanta per cento dei crediti in caso di sovraindebitamento del consumatore.

Sulla scorta degli accordi di ristrutturazione dei debiti, anche alla procedura in esame è previsto sia concesso un “ombrello protettivo”, prevedendosi la possibilità per il giudice di disporre che per non oltre centoventi giorni non possano essere, sotto pena di nullità, iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, né disposti sequestri conservativi, né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore (disposizione quest’ultima che non opera, però, nei confronti di titolari di crediti impignorabili). Ulteriore effetto nei confronti delle prescrizioni e delle decadenze le quali, quindi, per il periodo menzionato non operano.

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