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Analisi tecnica

03/09/2018
Utilitaria in grande stile

Toyota Aygo

 

Nella sua triplice identità è tra le citycar più diffuse e apprezzate, esclusivamente con motorizzazione a tre cilindri e una sola razionale misura di pneumatici

Duilio Damiani

Non è la prima e nemmeno l’ultima, e a ben guardare neppure l’unica. Ci spieghiamo meglio. La seconda serie della fortunata citycar nipponica, che spopola per diffusione sulle strade cittadine di tutto il mondo, è stata introdotta alla fine del 2014, in sostituzione appunto della prima serie datata 2005, mentre a breve verrà rinfrescata dal model year 2018, con un face lift del quale, vista la sua originalità, tutto sommato non se ne sentiva ancora il bisogno. Ma soprattutto, sulla piattaforma TNCA (Toyota New Global Architecture), condivisa con il gruppo francese PSA, oltre alla giapponesina vedono la luce le omologhe transalpine Citroën C1 e Peugeot 108, che hanno goduto di analoga diffusione soprattutto in ambito continentale.

Un tris che non ha comunque ostacolato, anche alle nostre latitudini, la diffusione dell’utilitaria del Sol levante, caratterizzata da una fisionomia abbastanza personale per questa tipologia di vetture, con ampie possibilità di personalizzazione e buona praticità, sfruttando appieno la massima funzionalità concessa da ingombri ridotti, giocoforza contenuti in meno di 3,5 metri di lunghezza e poco più di 1,6 metri di larghezza, con 1,46 metri d’altezza totale.

 

SIMILE EPPUR DIVERSA

Omologata quindi a parenti e concorrenti? Non proprio, visto che se alle due francesi pensano calandra, gruppi ottici e parte degli interni a rimarcarne la famiglia d’appartenenza, con design personalizzati anche dei cerchi, rispetto alle sempre più simili citycar di stampo asiatico la Aygo sfodera un design frontale molto personale, con andamento stilistico definito a X. Gli sbalzi ridotti, concessi da un passo di 234 cm, racchiudono fiancate ampie dalla linea di cintura così alta da ridurre vistosamente lo sviluppo dei cristalli laterali, con un’architettura a 3 e 5 porte che agevola l’accesso ai quattro posti disponibili internamente, mentre una sezione posteriore dominata dai fanali a sviluppo verticale – questi sì non proprio originali – include una sagomatura che vorrebbe fare il verso agli estrattori d’aria di ben più grintose coupé e potenti granturismo. Come dire, urbana ma sportiveggiante, strizzando l’occhio a una clientela di fascia d’età bassa, e non solamente femminile, magari al primo acquisto, apprezzata tanto dai giovani quanto dai meno giovani dal piglio dinamico.

Di sicuro la possibilità infinita di abbinamenti tra le tinte esterne, le finiture estetiche adesive differenziate per tetto, frontale e calotte dei retrovisori, e i colorati rivestimenti degli interni, concede ampio margine di scelta a chi desidera sentirsi l’auto a misura propria. Sebbene la qualità delle finiture non vada molto oltre al segmento d’appartenenza, al confronto con la concorrenza ci pensa una dotazione completa del display multifunzione da 7 pollici, per mappe di navigazione e controllo anche vocale delle funzioni di bordo, ad alzare l’asticella delle preferenze, con l’opzione di un apprezzabile tettuccio in tela a tutto cielo, apribile elettricamente, per godere el plain air della brezza estiva. Sul fronte sicurezza, un sistema come il Toyota Safety Sense, basato su telecamere e sensori laser, integra tecnologie come il Lane Departure Alert e il Pre-Collision System per avvisare il conducente dell’inavvertito superamento della corsia percorsa attivando autonomamente la frenata d’emergenza in previsione di un tamponamento.

Non mancano impianto stereo con radio, porta usb e connessione bluetooth per interfacciare il proprio telefono, sistema multimediale con touchscreen, climatizzatore manuale oppure automatico e retrocamera di parcheggio, utile per potersi infilare in qualsiasi pertugio, grazie alle dimensioni esterne molto ridotte e al diametro di sterzata – gestita da un servomeccanismo elettrico – inferiore ai 10 metri.

Lo scotto di tanta compattezza, apprezzabile nel traffico caotico, si paga sul versante dell’abitabilità, giusta per quattro ma con poca concessione al vano portabagagli, che riserva una capienza posteriore di 168 litri, quattro borse della spesa o poco più, in assenza di ruota o ruotino di scorta.

 

MILLE E BASTA

Un motore, e uno solo, qui basta. Radiato il Turbodiesel presente in alternativa al debutto sulla prima serie, e poi scelto solo da una minima parte della clientela, la Aygo attuale (rumors affermano anche quella futura, ormai in imminente uscita) si affida unicamente al mille, tre cilindri in linea, a benzina, omologato Euro 6, un propulsore moderno e leggero, interamente in alluminio, e dotato di doppio albero a camme in testa con distribuzione a 4 valvole e fasatura variabile VVT-i. Considerandone la principale destinazione d’uso, si tratta di una scelta che dovrebbe accontentare tutti, grazie a una potenza erogata di 69 CV a 6.000 giri/min, con coppia massima di 9,68 kgm a 4.300 giri/min, sufficienti a infondere adeguato scatto in partenza ai semafori e sufficiente elasticità nei frequenti cambi di velocità, gestendo la corsa sia attraverso un tradizionale cambio meccanico a 5 marce, sia a un automatico sequenziale – che poi è il medesimo robotizzato – disponibile anche con paddle al volante per dare la sensazione di essere alla guida di un’auto da corsa. Per entrambe le versioni le prestazioni dichiarate non deludono, complice la massa a vuoto di 855/860 kg, con accelerazione 0-100 km/h in 14,2 e 15,5 secondi, nelle rispettive configurazioni, velocità massima di 160 km/h per tutte e consumi di carburante davvero ridotti, con percorrenze medie nell’ordine dei 24,4 e dei 23,8 km/litro, se con cambio manuale oppure automatico.

La struttura aggiornata di questa seconda serie beneficia di acciai altoresistenziali tali da garantire una rigidità migliorata rispetto al passato, riducendo per quanto possibile la tara del veicolo, che in effetti si attesta su valori molto contenuti. Il semplice schema di sospensioni prevede un classico sistema misto, con ruote indipendenti anteriormente e ponte semirigido a barra di torsione dietro, utile per ridurre gli ingombri meccanici sotto al pianale e far guadagnare un po’ di respiro nell’abitacolo.

Alla collaudata meccanica sono affiancate le consuete assistenze alla guida, con Abs e ripartitore Ebd, il sistema elettronico di stabilità Vsc e della trazione Trc disinseribili tramite il pulsante posto sulla plancia comandi, oltre all’assistenza alla ripartenza in salita Hac e, come già visto, l’X-Safety System, per scongiurare malaugurate collisioni.

Alle versioni standard è affiancata la variante “Eco”, dotata di pneumatici a ridotta resistenza al rotolamento, sistema Start & Stop e rapportatura di quarta e quinta marcia particolarmente lunga.

Sebbene l’omologazione preveda anche le ruote da 14 pollici riportate nella scheda tecnica allegata, tutte le Aygo vengono dotate di ruote con cerchi, in acciaio o in lega d’alluminio, da 15”, con pneumatici esenti da logiche votate all’apparenza, qui in una sola razionale dimensione da 165/60, che per tenuta, prestazioni e consumi si rivela una scelta decisamente equilibrata. L’unica opzione possibile riguarda il design delle ruote, con cerchi X-Style.

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