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In Lab - Archivio

03/09/2018
La fabbrica della felicità

Franco Marzo Coaching & business development

L’azienda triste

Prima di incorrere in qualche incomprensione o banalizzazione dirò che la parola felicità nasce dalla radice greca phyo che vuol dire fecondo, produttivo. Fatta questa premessa, è possibile immaginare una “fabbrica della felicità”? Non è forse vero che quando ci si diverte si produce di più? Quali doti deve avere un “leader della felicità” per promuovere idee e aumentare la produttività?

Qualche tempo fa un imprenditore mi portò nella sua azienda per valutare un problema di produttività. Al termine di un lungo e costoso processo di rinnovamento e automazione (4.0) degli impianti, i risultati raccolti dal Mes (Manufacturing execution system) erano insoddisfacenti. Secondo le sue stime si produceva il 50% in meno di quanto si sarebbe dovuto. Gli proposi di intervistare i suoi rappresentanti sindacali per capire il loro punto di vista. Identico, confermata la stessa stima: -50%. Cercai allora di approfondire le ragioni del fenomeno: organizzazione perfetta; senso di appartenenza elevato; azienda leader di settore; imprenditore generoso, stimato e apprezzato; collaboratori affezionati. Uniche “pecche”: fase di transizione tecnologica 4.0 da gestire culturalmente; imprenditore presente solo uno o due giorni la settimana; rari o assenti i momenti di socializzazione; accenni di maleducazione, ma soprattutto fabbrica triste, nessuno lavora più con l’entusiasmo di una volta.

 

Motivazione 4.0

Lo scenario di Fabbrica 4.0 si sviluppa all’insegna della digitalizzazione, connettività, automazione e robotizzazione. Riempiono il grande calderone del Big Data nuovi concetti come i Cobots (robot collaborativi), l’Agv (Automated guided vehicle), l’Ahmi (Advanced human machine integration), la Iot (Internet of thinghs), l’advanced automation, il cloud manufacturing, l’additive manufacturing, e i vari smart: lifecicle, supply chain, factory.

Eppure in un contesto in cui l’uomo appare quasi messo da parte scopriamo che per utilizzare dati, risorse e tecnologie occorrono idee, fantasia e soprattutto voglia di mettersi in gioco e sperimentare. Oggi l’innovazione è “combinatoria”, unire insieme la quantità infinita di dati, materie prime, tecnologie (bio e nano), macchine, computer, componenti, realtà virtuali e aumentate, per comporre qualcosa che abbia senso e utilità, richiede un nuovo tipo di motivazione 4.0. Vi ricordate la Wii? Alcuni anni fa salvò la Nintendo da una crisi profonda. Il suo successo si deve alla combinazione di un accelerometro (creato per controllare le vibrazioni dovute alla centrifuga delle lavatrici), sensori ottici, Led, rilevatori di movimento, connessione bluetooth, console computer, video tv, tutte tecnologie esistenti che, combinate insieme, hanno generarono 13,5 milioni di unità vendute in 10 anni. Ebbi modo di parlare sia con Benedetto Vigna, ideatore della Wii, che con Bruno Murari, padre dell’accelerometro. Vigna affermò che nella Wii non c’era nulla di realmente nuovo, era solo una combinazione di tecnologie esistenti da anni; Murari invece confessò che l’accelerometro (oggi cuore di tutti gli smartphone) era stata considerata per anni un’invenzione fallimentare (lo montavano solo su poche centinaia di migliaia di lavatrici Usa).

 

Piacere e divertimento bottom up

Per attivare questa capacità combinatoria occorrono creatività, leggerezza, curiosità, passione, capacità di ascolto e di osservazione, doti tipiche dei nostri imprenditori. Troppo poco per far sopravvivere l’azienda, il solo imprenditore non basta più. L’innovazione oggi deve partire dal basso e coinvolgere tutti i collaboratori, dal primo dei manager all’ultimo dei fattorini. Ma qui ci troviamo di fronte uno dei grandi mali del nostro tempo: demotivazione, disinteresse, distacco emotivo, apatia, assenza di passione e ambizione. Secondo Alessandro Zollo, amministratore delegato di Gtpw (Great place to work, la società che valuta e premia le aziende in cui è “più bello lavorare”), il trust index medio dei lavoratori italiani è di soli 42 punti. Nelle aziende Gtpw “i collaboratori felici” arrivano fino a 83 punti, quasi il doppio. Operai e impiegati non sono più quelli di una volta. I figli dell’iper modernità e delle società del benessere sono diventati esigenti. Non vogliono soldi, l’aumento di stipendio non li motiva. Cercano senso, energia e divertimento. Sono svogliati in reparto, ma fanno volontariato di notte alla croce rossa; si disinteressano dell’azienda, ma partecipano alla raccolta della plastica nei boschi; prendono il permesso dal lavoro per fare le prove con la band o la compagnia teatrale amatoriale. Purtroppo siamo un popolo di lavoratori infelici e la fabbrica, ma anche la maggioranza degli uffici, sono ancora luoghi tristi.

 

Leader della felicità

Come si fa a invertire la tendenza? Trent’anni fa nessuno si sarebbe sognato di parlare seriamente di Clown Therapy negli ospedali. La medicina e la malattia erano cose serie. Non che oggi non lo siano più, ma si è scoperto che gioco, divertimento e piacere non favoriscono solo la guarigione dei bambini ma, secondo molte evidenze scientifiche*, anche quella degli adulti. E allora se addirittura l’ospedale “non è più una cosa così seria” perché dovrebbe esserlo la fabbrica? La fabbrica della felicità è il luogo in cui le persone si divertono a lavorare e a mettersi in gioco, il luogo in cui non si vede l’ora di rientrare per ritrovare gli amici e dare un senso alla propria vita sociale. Per questo occorrono “leader della felicità” che sappiano ispirare i collaboratori, creare motivazione, sorprendere, stimolare, rimproverare, gratificare, dare la pacca sulla spalla, creare situazioni di convivialità, di sfida e di divertimento. Esistono esempi di aziende in cui questo succede, ma sono ancora troppo pochi. In Elica si dipingono quadri; Cisco finanzia la Donation Bay Band che suona per beneficienza; in Henkel si organizzano tornei sportivi aziendali; in Accenture si allenarono per partecipare alla maratona di New York. Attenzione non può esaurirsi tutto in attività di team building, devono diventare modelli culturali, atteggiamenti e comportamenti quotidiani.

 

* Secondo molti studiosi della Pnei (Psico neuro endocrino immunologia) il piacere può influire sull’attivazione dei sistemi immunitari e sui processi di guarigione.

 

Idee e spunti

Vi propongo un elenco di iniziative che ho visto praticare:

1.         cena natalizia con le mogli;

2.         open day in fabbrica aperto alle famiglie;

3.         diploma a chi compie 10-20-30 anni d’azienda;

4.         auguri del presidente a chi compie gli anni;

5.         sostegno economico e logistico al gruppo rock dei dipendenti;

6.         premio all’idea più folle, la più originale, la più fattibile;

7.         regali natalizi personalizzati in base agli hobby;

8.         stretta di mano al neoassunto nell’ufficio del n° 1;

9.         rituale di benvenuto con gadget personalizzati in cui far conoscere storia e valori dell’azienda;

10.       coinvolgimento dei collaboratori nell’individuazione di un’iniziativa no-profit del territorio a cui devolvere somme o tempo di volontari aziendali.

Possono favorire un buon clima anche alcune tecniche di gestione delle competenze e dei processi di crescita delle persone come:

1.         corsi di formazione personalizzati (coach o seminari ad hoc);

2.         corsi e incontri di de-formazione: incontri sui “massimi sistemi” per cercare di vedere il mondo con occhi diversi: musica, poesia, filosofia, biologia, fisica, società (Zurich Academy, Cisco University);

3.         job rotation: cambiare mansione ogni tre anni mantiene sveglio il cervello e riduce la noia di certi compiti ripetitivi;

4.         sfide: lanciare sfide impossibili su input bottom up è un modo per aumentare l’adrenalina in azienda;

5.         comitati interfunzionali di progetto, osservazione, innovazione, cultura, identità, valori e regole, conoscenze, competenze.

Se avete dei dubbi sulle iniziative da intraprendere coinvolgete i vostri collaboratori e chiedete loro come dovrebbe essere la fabbrica della felicità. Iniziate per gioco, se diventerà una cosa seria vi divertirete.

 

 

Franco Marzo

smart management Coaching e business development

marzo@smartmanagement.it

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