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AutoAttrezzati - Archivio

03/09/2018
Autoattrezzati

La conferenza Autopromotec 2018 ha da poco chiuso i battenti e ancora siamo tutti a ripensare agli innumerevoli spunti proposti dalla ricca e assortita platea di relatori che abbiamo avuto il piacere di ascoltare.

Massimo Brunamonti

L’autoattrezzatura “connessa”

La conferenza Autopromotec 2018 ha da poco chiuso i battenti e ancora siamo tutti a ripensare agli innumerevoli spunti proposti dalla ricca e assortita platea di relatori che abbiamo avuto il piacere di ascoltare.

Lo scenario di cambiamento prefigurato dagli interventi di più o meno tutti, se da un lato può preoccupare, dall’altro però suscita curiosità e allo stesso tempo consapevolezza che è proprio il cambiamento che genererà la dinamica necessaria per chi, con idee e coraggio, lo saprà sfruttare.

Si è parlato di auto connessa, guida autonoma, intelligenza artificiale e molto altro tra cui, importantissimo, il cambiamento nell’autoriparazione; un tema sfiorato ma da approfondire in questo ambito è il futuro delle autoattrezzature.

Cosa implica tutto questo per i costruttori di autoattrezzature? Sicuramente non poco. L’assistenza tecnica post vendita si baserà sempre di più sulle informazioni della più varia natura, a partire dai dati tecnici del veicolo, ai codici Obd, al tipo di ricambio o consumabile, fino ai dati del cliente che è poi “l’oggetto del desiderio”.

Ma come fanno le attrezzature a usufruire e gestire le informazioni? Il vecchio libretto cartaceo dei dati tecnici di buona memoria è ormai un caro ricordo; la disponibilità dell’informazione tecnica oggi è via cloud: si tratta di accedervi e usarla laddove essa serve, cioè in tutte le parti dell’officina coinvolte nel processo di riparazione: dall’ufficio, al magazzino ricambi fino a ogni singola attrezzatura.

Immaginiamoci di essere un’autofficina che riceve, attraverso il social o la app con la quale è in contatto con il cliente, la richiesta di un tagliando o di una manutenzione o riparazione. Il cliente non avrà bisogno di fare altro che confermare nella sua agenda il giorno e l’ora dell’appuntamento che nel frattempo avrà ricevuto come risposta automatica dal suo meccanico di fiducia.

Cosa accade a questo punto nell’autofficina? il software prenotazione ha aperto la scheda di lavoro per quel cliente e veicolo in quel giorno e ora, assegnandovi anche tutte le attrezzature necessarie. Quando il veicolo arriva in officina, il computer accede al cloud per scaricare i dati tecnici che andranno poi direttamente anche alle varie attrezzature utilizzate.

Eccoci qua: le attrezzature quindi saranno connesse proprio come l’officina, l’autoveicolo e ciascuno di noi. La parola magica che descrive bene la situazione è “Internet of Things” (IoT) e proprio di questo stiamo parlando: l’autoattrezzatura diventa una “Thing” dell’IoT.

I costruttori questo lo sanno bene, al punto che sono in corso lavori importanti sulla definizione di protocolli e reti di scambio dati tra apparecchiature in officina che hanno come scopo proprio quello di renderle “connesse”. In questo modo l’autofficina potrà lavorare in modo più produttivo, veloce e sicuro, sfruttando il proprio sistema informativo e ottimizzando gli accessi al cloud.

 

Il pacchetto mobilità della Commissione europea: obiettivo “visione zero”

Dopo tanto parlarne la Commissione europea alla fine ha prodotto una Comunicazione, detta “Pacchetto Mobilità”, su uno dei temi più attuali nel mondo del trasporto su gomma: la strategia europea per la mobilità del futuro.

L’argomento è sicuramente uno dei più caldi, basta considerare l’impressionante mole di studi e investimenti in merito; a questi si aggiungano le problematiche, qualche volta anche drammatiche, a esso connesse, vedi incidenti anche mortali negli Usa e non solo. In Italia il precedente governo, nella persona dell’allora ministro dei Trasporti Graziano Del Rio, ha emesso un decreto specifico in materia, in cui ha incluso anche la sperimentazione della guida autonoma. Di tutto ciò non possiamo che rallegrarci perché quest’intervento permetterà al nostro paese di giocare un ruolo importante nello sviluppo.

I punti centrali delle Comunicazione sono due: il primo è il perché. Quale è il motivo per cui la guida autonoma assume una valenza sociale e politica? La Commissione esprime il concetto in maniera abbastanza chiara definendone la propria visione: l’ambizione è che la guida autonoma contribuisca a una sostanziale riduzione degli incidenti, dell’inquinamento e della congestione del traffico. Non scordiamoci che l’Europa si è già data l’obbiettivo, questo sì ambizioso, della cosiddetta “Visione Zero”, ovvero zero decessi per incidenti stradali; ebbene la guida autonoma è considerata un ausilio fondamentale per ottenere il risultato, al punto che già dal 2014 sono stati erogati finanziamenti europei per ricerca e sviluppo per 300 milioni di euro e dal 2018 sono stati resi disponibili altri 103 milioni per supportare progetti pilota di guida a elevata automazione per auto e camion. A questo si aggiungano altri 50 milioni di finanziamenti per la connessione 5G in ausilio alla guida assistita.

Ma il più e il meglio avviene nel campo della digitalizzazione delle infrastrutture, componente fondamentale per la mobilità intelligente. Un totale di 1.173 milioni di euro è in via di stanziamento per la Struttura di Connessione Europea che digitalizza le infrastrutture stradali in 16 paesi della Ue Italia inclusa. La struttura, pensata per tutta la mobilità su strada, ha peraltro un primo obiettivo nel traffico merci: un esempio è il progetto pilota del “Plotone di camion”. La denominazione, che può sembrare fantasiosa, identifica una fila di camion a guida autonoma marcianti in fila a pochissima distanza uno dietro l’altro in modo da ridurre consumi e inquinamento. Ebbene, il progetto, detto “Ensemble”, partirà nell’estate di quest’anno. Un’altra infrastruttura tecnologica necessaria e in ulteriore sviluppo è il sistema satellitare europeo Galileo, lanciato ai tempi della presidenza Prodi, fondamentale in quanto capace di assicurare la geolocalizzazione del mezzo con la necessaria precisione.

Il secondo punto rilevante della Comunicazione è il come. Interessante a proposito notare la menzione nel documento alla nuova approvazione di tipo (vedi articolo nel passato numero di Pneurama), promulgata lo scorso maggio, che prevede la sorveglianza post-approvazione del mercato in Europa, prima area al mondo a dotarsi di una tale strumento. In effetti è intuitivo: come maggiore è l’automazione della guida, così maggiore deve necessariamente essere l’affidabilità del veicolo. La Commissione sintetizza il concetto radunando due parole d’ordine: guida autonoma sì ma sicura, e la propria sicurezza richiede anche altre iniziative collaterali quali l’armonizzazione dei codici della strada, il miglioramento della qualità delle strade e della segnaletica, la cyber-sicurezza.

Il futuro sembra roseo, come sottolinea la Commissione stessa, quando menziona i vantaggi che la mobilità intelligente può procurare, per esempio, ai disabili; ma allo stesso tempo non mancano i chiaroscuri tra cui, per esempio, la presumibile ridotta domanda di piloti e la conseguente necessità sociale di riqualificazione della categoria. Dall’altro lato, la guida autonoma, insieme all’auto connessa, genererà tutta una serie di servizi innovativi che a loro volta creeranno valore aggiunto e lavoro soprattutto a livello alto e medio alto.

È interessante però notare come alla fine del documento si legga un certo imbarazzo nel cercare di ipotizzare un bilancio finale della rivoluzione della guida autonoma. Come dire: andrà tutto bene ma chi lo sa? Comprensibile, si tratta di una rivoluzione e come sempre ci sarà chi vince e chi perde ma una cosa è certa, che piaccia o no, accadrà e “l’Europa deve cogliere l’opportunità di essere leader”.

 

La Commissione europea valuta la direttiva macchine

Tutti quanti ricorderemo l’impatto che la Direttiva Macchine 2006/42/EC ha avuto all’atto della sua introduzione nel 2006, quando, nell’ambito della marchiatura Ce, la Commissione europea ritenne opportuno emettere una Direttiva omnicomprensiva dei criteri di sicurezza relativi alle macchine con lo scopo di rendere libera la circolazione di prodotti conformi all’interno dell’Unione.

La Direttiva introdusse allora una standardizzazione che, se all’atto poteva sembrare complessa e di difficile interpretazione, si è poi rivelata un riferimento al quale chi si è adeguato ha poi potuto fruire delle garanzie che la Direttiva stessa assicura.

È il caso per esempio dei ponti sollevatori, attrezzature più di altre soggette per loro natura a possibili implicazioni legate alla sicurezza degli operatori. È recente il caso dello studio Prosafe che ha preso in esame centinaia di ponti sollevatori installati in vari paesi della Ue. Ebbene, grazie al quadro normativo introdotto dalla Direttiva Macchine, gli ispettori hanno potuto accertare la conformità dei prodotti in maniera oggettiva e sanzionare le non conformità, come puntualmente avvenuto in una quarantina di casi.

A una decina di anni dalla sua promulgazione, lo staff tecnico della Commissione europea ha ritenuto opportuno procedere a una verifica della adeguatezza della Direttiva a nuovi prodotti e nuove tecnologie nel frattempo introdotti o previsti.

Il risultato dello studio è positivo da molti punti di vista, ne è un esempio il numero e la vastità di standard armonizzati europei, oltre 700, che hanno facilitato l’applicazione della Direttiva per prodotti specifici. Nelle autoattrezzature sono un esempio di questi standard armonizzati i lavori in corso sui ponti sollevatori, sui profreni a rulli per i camion e sugli smontagomme, che vedono l’impegno di Cuna/Uni per l’Italia, con il supporto dei costruttori Aica.

Come rileva lo studio, l’impatto economico della Direttiva è impressionante: prendendo come riferimento il 2015, il settore della produzione di macchine in Europa rappresenta un volume di circa 650 miliardi di euro con oltre 2,9 milioni di addetti operanti in circa 90 mila imprese concentrate soprattutto in Italia e Germania. Per la sola Italia, a fronte di un totale di 108 miliardi di euro di export, di cui il 51% extra Ue, il valore dell’import ammonta a 63 miliardi di euro per un saldo commerciale impressionante di +58%. Altro dato significativo è il valore degli investimenti che il settore registra: intorno a 13 miliardi di euro in tutta la Ue con l’Italia seconda alla sola Germania.

L’efficacia della Direttiva sulla sicurezza nel lavoro è anche confortata dalla riduzione degli incidenti in linee di produzione scesa del 46% tra il 2008 e il 2013.

Ma non sono tutte rose e fiori soprattutto quando si passa a considerare l’attività ispettiva dove peraltro i dati sono poveri e altamente disomogenei. Lo stesso rapporto definisce le ispezioni “insufficienti e inefficaci oltre che improbabili”: da notare che i costi delle attività di sorveglianza nella Ue ammontano a un misero 2,3 milioni di euro/anno che corrisponde a una frazione infinitesimale dell’intero mercato delle macchine.

L’altro aspetto delicato della Direttiva Macchine è la sua applicabilità alle tecnologie emergenti quali robotica, Internet of Things e intelligenza artificiale. In merito lo studio nota come queste tecnologie rientrino nell’ambito della Direttiva ma, con un certo imbarazzo, fa anche notare che c’è da fare un gran lavoro di normazione e armonizzazione per la mole di nuove applicazioni che si prevede vengano introdotte nel mercato. Secondo un sondaggio, il 53% degli intervistati ritiene che la Direttiva sia più o meno in grado di supportare l’innovazione, mentre maggiore è la preoccupazione considerando l’intero ecosistema del lavoro per il quale oltre il 20% degli intervistati ritiene che la Direttiva sia da adeguare.

Il Commissario europeo Elżbieta Bieńkowska commenta così le conclusioni dello studio: “siamo felici di vedere che la legislazione esistente è adatta allo scopo in un mondo in cambiamento. Questo rende i prodotti europei sicuri e competitivi. La tecnologia cambia in fretta pertanto noi continuiamo a monitorare la situazione e siamo pronti ad agire se sorge la necessità”.

A nostro avviso la necessità già c’è ed è sul lato della sorveglianza; una sorveglianza “insufficiente, inefficacie e improbabile”, oltre che indurre i meno attenti a comportamenti di vera e propria concorrenza sleale, può avere conseguenze fatali per la sicurezza e la libera circolazione delle merci. È necessario che le autorità di sorveglianza degli stati membri si attivino subito anche a

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