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AutoAttrezzati - Archivio

20/03/2018

Massimo Brunamonti

AICA E CUNA - INSIEME PER LA QUALITÀ DEI SERVIZI E LA SICUREZZA DELLE AUTOATTREZZATURE

Da tempo AICA, Associazione Italiana dei Costruttori di Autoattrezzature e CUNA, Commissione Tecnica di Unificazione nell’Autoveicoli, collaborano costantemente e approfonditamente su tematiche relative alle apparecchiature per autofficina.

CUNA è un’associazione senza fini di lucro che si occupa della unificazione tecnica nel campo dei veicoli da trasporto su gomma e di prodotti affini e connessi. Federata a UNI, CUNA si occupa della definizione e elaborazione di specifiche tecniche di settore e di documenti con status giuridico di norma tecnica a valenza nazionale (norme UNI) e internazionale, sia europea (norme EN) che mondiale (norme ISO), rappresentando pertanto l’Italia in tali ambiti. CUNA annovera tra i propri soci i nomi più rilevanti del mondo dell’autotrasporto quali ANFIA, FCA e IVECO tra i costruttori di veicoli a motore, Ministeri competenti quali i Ministeri delle Infrastrutture e Trasporti, dell’Interno, della Difesa e della Giustizia. Altre entità, infine, sono associate a CUNA nella loro qualità di portatori di interesse quali l’ACI, varie Università, sezioni di Confindustria, e un numero di imprese e associazioni, tra cui la stessa AICA, operanti nel settore.

AICA e CUNA hanno, ciascuna per loro parte, un comune interesse nell’operare per la qualificazione delle apparecchiature per l’autoriparazione in modo che le autofficine possano offrire servizi sempre più efficienti, sicuri e moderni. Da qui deriva la necessità di norme sia per i prodotti che per l’esercizio in sicurezza dei medesimi, cosa questa della quale da sempre CUNA si occupa come voce italiana qualificata e apprezzata in ambienti normativi nazionali e internazionali quali ISO e CEN.

Le iniziative passate e correnti in questo ambito sono molteplici. La proposta di norma CEN per la sicurezza dei provafreni a rulli per veicoli pesanti, già approvata ma attualmente in fase di parziale modifica, verrà completata presumibilmente entro il primo semestre del 2018. Lo standard UNI per la sicurezza degli smontagomme, pubblicato a metà del 2017, è attualmente in fase presentazione a CEN perché diventi norma europea. Oltre a queste iniziative di normazione, la cooperazione procede anche su altri temi quali l’accesso ai dati tecnici, le attività di revisioni periodiche e la sicurezza dei sollevatori; in tutte queste attività i rappresentanti AICA partecipano ai gruppi di lavoro specifici contribuendo, grazie all’esperienza nella progettazione e costruzione delle autoattrezzature, alla stesura di norme efficaci e applicabili.

Tra gli argomenti più recenti avviati da CUNA, due ricoprono un elevato interesse per il mondo dell’autoriparazione: la qualificazione dei centri di valutazione tecnica dell’usato e l’elenco delle attrezzature minime in dotazione alle officine di autoriparazione. In entrambi i casi si tratta di iniziative che interpretano esigenze provenienti dal campo e entrambe miranti a tutelare il cittadino e la sua necessità di mobilità.

Il problema della qualificazione dell’usato, per esempio, sembra rivelarsi di estremo interesse nella misura in cui risponde alla necessità del cittadino di operare scelte che assicurino economicità ma allo stesso tempo anche sicurezza e garanzia dell’investimento.

Lo steso discorso vale per la dotazione minima di attrezzature per le officine di autoriparazione: sempre di più il cittadino ha bisogno di garanzie nel rivolgersi a chi poi avrà cura del proprio investimento in mobilità, senza per questo dover soggiacere a vessazioni derivanti da posizioni di prevalenza se non di monopolio da parte dei costruttori di auto sempre attenti a lucrare su ricambi e servizi post vendita. Il poter scegliere di rivolgersi a officine indipendenti qualificate, oltre a essere un diritto del cittadino, è vitale per la salute dell’intero settore.

AICA e CUNA, molto diverse tra di loro per natura e scopi, hanno però in comune un background di elevata specializzazione che fa sì che i lavori congiunti procedano con la concretezza e la speditezza tipica di ha la conoscenza e le competenze necessarie. Non resta che augurarsi che tale collaborazione continui e si rafforzi, nell’interesse di tutti gli operatori del settore.

 

OMOLOGAZIONE VEICOLI - SUPERVISIONE DIRETTA DELLA UE

Bruxelles ha definito, lo scorso 7 dicembre, una procedura di supervisione “europea”, a carico della Commissione, sul controllo del livello delle emissioni inquinanti nelle autovetture circolanti e di nuova omologazione. L'esecutivo della UE acquisisce in questo modo poteri sanzionatori diretti nei confronti delle case automobilistiche i cui veicoli fossero trovati non conformi ai limiti di emissione.

"Abbiamo bisogno di più qualità e indipendenza nel sistema, più controlli delle auto già in circolazione e supervisione europea", ha commentato il commissario europeo per l'industria Elzbieta Bienkowska.

In sintesi il testo prevede che dal 1 settembre 2020 le procedure di omologazione di nuovi veicoli siano supervisionate da Bruxelles e che eventuali veicoli trovati non conformi vengano soggetti a richiamo obbligatorio con possibili multe fino a 30,000 euro per il costruttore. I servizi tecnici omologanti in ogni Stato membro saranno poi sottoposti a valutazioni periodiche sulla base di rigorosi parametri decisi dalla UE per garantire che le regole siano applicate rigorosamente e uniformemente in tutto il territorio. Per quanto riguarda invece i veicoli circolanti verranno effettuati controlli a campione almeno ogni 40,000 veicoli registrati, con test sulle emissioni su un minimo del 20% del parco circolante.

Rimane un dubbio se in questo modo è risolto il tuttora esistente potenziale conflitto di interessi tra ente omologante e costruttore di auto che rimane colui che paga il servizio di omologazione. L’introduzione di verifiche sui servizi tecnici di omologazione e il possibile rapporto indiretto introdotto dalla procedura potrebbero risolvere il problema, ma è sicuramente necessario che questo aspetto venga meglio chiarito in fase di stesura finale della procedura.

L’evidente necessità di una tale iniziativa, visti i fatti recentemente verificatisi, culminati nel Dieselgate, non ha comunque impedito a qualche Stato di tentare di opporsi o indebolire l’efficacia dell’iniziativa. Secondo quanto riporta Reuters infatti, sette stati membri, tra cui l’Italia, hanno proposto condizioni che alla fine avrebbero indebolito il potere di controllo della Commissione. La Germania, per esempio, ha tentato di opporsi alle ispezioni da parte della Commissione sostenendo che "qualsiasi tipo di controllo comporta ulteriore burocrazia senza essere vantaggioso". Addirittura la Francia, insieme ad altri, ha provato a proporre verifiche talmente rarefatte da rendere il tutto praticamente inefficacie.

La procedura è adesso nella sua fase conclusiva di lettura congiunta tra il Consiglio e il Parlamento Europeo; il punto, come bene riassunto in ambienti diplomatici a Bruxelles è “vogliamo che la Commissione metta il naso negli affari delle autorità nazionali di omologazione? Dopo Dieselgate, è difficile dire di no”.

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