Condividi su

Normative: News Legali

30/12/2016
NEWS - Il decreto ingiuntivo su fattura commerciale e la denuncia dell'acquirente

A cura dell'Avv. Tommaso Bagnulo e Dott.sa Elena Consolini

Il procedimento di ingiunzione è uno dei procedimenti speciali, previsti dal codice, al quale viene fatto sempre più spesso ricorso, in quanto consente di precostituirsi un titolo esecutivo e avviare l’esecuzione forzata nei confronti del debitore in tempi più rapidi rispetto al rito ordinario, caratterizzato dalle ben note lungaggini processuali.

Questa maggior celerità e snellezza processuale è dovuta al fatto che il procedimento di ingiunzione si articola in due fasi: la prima, c.d. a cognizione sommaria, si svolge su istanza di chi vuol far valere un diritto di credito, sulla base di una peculiare documentazione, talvolta di evidente favore per la stessa ricorrente, e si conclude con un decreto pronunciato in assenza di contraddittorio. Il contraddittorio rimane eventuale e posticipato alla seconda fase, che si instaura su iniziativa del debitore nei cui confronti viene pronunciato il decreto ingiuntivo e involge anche, se non soprattutto, il merito e, cioè, la fondatezza della pretesa azionata dal creditore fin dal ricorso.

Ciò significa che nel decreto ingiuntivo viene solo provvisoriamente accertata, sulla base di elementi probatori specifici e meno rigorosi di quelli propri del giudizio ordinario, la sussistenza dei fatti costitutivi vantati dal creditore; il debitore convenuto è pertanto eccezionalmente gravato dall’onere di confutare le pretese creditorie sia contestando la validità dei mezzi probatori riconosciuti validi per l’emissione del decreto, sia adducendo fatti impeditivi, modificativi o estintivi del diritto azionato dalla sua controparte.

A questo riguardo, si ritiene opportuno soffermarsi sul procedimento monitorio instaurato dal venditore che, in forza di un contratto di compravendita e di fatture commerciali, ingiunga al compratore il pagamento del corrispettivo pattuito per la fornitura della merce consegnata.

Orbene, le fatture commerciali costituiscono un valido elemento di prova del credito ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo. Si badi però che tale valore si esaurisce nella fase monitoria del procedimento, giacché nel giudizio di opposizione all’ingiunzione, come in ogni altro giudizio di cognizione, le fatture, in quanto documenti formati dalla stessa parte che se ne avvale, non integrano di per sé la piena prova del credito in esso indicato e non comportano neppure l’inversione dell’onere della prova in caso di contestazione sull’an e sul quantum del credito vantato in giudizio dal creditore opposto.

Ne deriva dunque l’importanza processuale attribuita alle contestazioni che l’acquirente è tenuto a effettuare nei confronti del venditore, anche e soprattutto in fase stragiudiziale, qualora ravvisi la sussistenza di vizi e/o difformità della merce stessa tali da giustificare il mancato pagamento del prezzo, totale o parziale.

Infatti nel contratto di compravendita l’obbligazione di dare gravante sul venditore è un’obbligazione di risultato, in quanto l’interesse perseguito dall’acquirente è soddisfatto con la consegna di un bene che consenta di realizzare le utilità alle quali, secondo quanto pattuito, la prestazione sia preordinata. Ne consegue pertanto che nel caso in cui si eccepisca l’inadempimento del venditore l’acquirente potrà limitarsi ad allegare l’inesatto adempimento, ovvero denunciare la presenza di vizi o difetti che rendano la cosa inidonea all’uso cui è destinata o che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Grava invece sul venditore l’onere di dimostrare, anche attraverso presunzioni, di avere consegnato una cosa che sia conforme alle caratteristiche del tipo ordinariamente prodotto ovvero la regolarità del processo di fabbricazione o di realizzazione del bene.

È allora evidente che presupposto indefettibile per la tutela delle proprie ragioni in sede di opposizione a decreto ingiuntivo è che il compratore abbia denunciato i suddetti vizi entro otto giorni dalla scoperta degli stessi e che non sia decorso un anno dalla consegna della merce (art. 1495 c.c.), pena la prescrizione dell’azione di risoluzione o di riduzione del prezzo che si intende esercitare nei confronti del venditore.

Nello specifico, secondo costante dottrina e giurisprudenza, la denuncia non richiede particolari formalità, potendo essere effettuata con qualsiasi mezzo idoneo alla trasmissione, quale è anche il telefono, e potendo contenere una generica iniziale indicazione circa la natura e la causa dei vizi, che valga a mettere sull’avviso il venditore e pertanto a provare la sussistenza di contestazioni avverso le merci fornite. È ovvio tuttavia che una denuncia scritta e inequivoca circa i vizi lamentati è maggiormente idonea a suffragare le proprie pretese in sede di opposizione a decreto ingiuntivo e pertanto a negare fondatezza alle richieste di pagamento di controparte.

Inoltre, come detto, è necessario che tale denuncia non sia effettuata solo al momento del sollecito del pagamento - rischiando di risultare meramente pretestuosa - bensì, e precisamente, entro otto giorni dalla scoperta dei vizi. L’onere della prova della tempestività della denuncia incombe sul compratore.

Al quadro così come sopra esposto fa tuttavia eccezione un’ipotesi: difatti è opportuno evidenziare che non vi è necessità di alcuna denuncia nel caso in cui il venditore abbia riconosciuto l’esistenza del vizio o lo abbia occultato e altresì qualora egli abbia anche promesso di riparare o sostituire la cosa o vi abbia provveduto direttamente. In tale ultimo caso peraltro il diritto alla garanzia per i vizi dell’acquirente non è più assoggettato al termine annuale bensì al termine di prescrizione ordinaria decennale, con evidente vantaggio in sede di opposizione a decreto ingiuntivo.

 

Torna alle normative