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Normative: News Legali

02/09/2016
NEWS - LA FALCIDIA DEL DEBITO IVA NEL CONCORDATO PREVENTIVO

A cura di: Avv. Tommaso Bagnulo e Dott.sa Elena Consolini

La sentenza C-546/14 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha riconosciuto la falcidiabilità del debito IVA nel concordato preventivo, così di fatto superando l’opposto orientamento formatosi nel contesto giurisprudenziale nazionale.

Il caso di cui si discute è il seguente. Una società di trasporti presentava al Tribunale di Udine una domanda di concordato preventivo, che prevedeva il pagamento integrale di alcuni creditori privilegiati e il pagamento solo parziale dei creditori privilegiati di grado inferiore e dei creditori chirografari, nonché dello Stato con riferimento al debito IVA, senza vincolare tale proposta alla conclusione di una transazione fiscale.

A fronte del fatto che la proposta non prevedeva il pagamento integrale del debito IVA, il giudice adito si interrogava sull’ammissibilità della stessa e, pertanto, riteneva opportuno sospendere il procedimento e proporre domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea.

Nello specifico, la questione pregiudiziale sollevata verteva sull’interpretazione del sistema comune dell’IVA in combinato disposto con il principio di leale cooperazione di cui all’art. 4, par. 3, TUE, al fine di comprendere se tali principi fossero preclusivi per uno Stato membro di accettare un pagamento parziale di un debito IVA da parte di un imprenditore in stato di difficoltà finanziaria, nel corso di un concordato preventivo.

Sul tema si era venuto consolidando l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, poi avallato dalla Corte Costituzionale (sent. n. 225/2014), volto a estendere il principio dell’intangibilità del debito IVA al concordato preventivo, indipendentemente dalla presenza o meno della transazione fiscale nel piano; ciò in forza della natura dell’IVA, quale risorsa propria dell’Unione Europa e in forza dell’obbligo incombente sugli Stati membri di adottare tutte le misure legislative e amministrative utili al fine di garantire la riscossione integrale dell’IVA dovuta.

Prima d’ora, invece, la giurisprudenza europea non era ancora stata interpellata.

Orbene, l’Avvocato Generale, nelle proprie conclusioni, si è totalmente discostata dal suddetto orientamento nazionale. In primo luogo, ella ha negato la sussistenza di un obbligo generale e assoluto in capo agli Stati membri di garantire un trattamento preferenziale ai crediti IVA rispetto a tutti gli altri crediti per tutelare gli interessi finanziari dell’Unione Europea. In secondo luogo, ha affermato che la procedura di concordato preventivo “è coerente con l’obbligo degli Stati membri di garantire l’effettiva riscossione delle risorse nell’Unione, in quanto comporta almeno tre salvaguardie relative alla tutela dei crediti tributari”, ossia: i) la presenza di un esperto indipendente che attesta che il credito privilegiato di cui si chiede il pagamento parziale non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di fallimento del debitore; ii) la possibilità riconosciuta allo Stato membro interessato di votare contro una proposta di pagamento parziale di un credito IVA; nonché iii) in caso di omologa del concordato nonostante il voto negativo espresso, la possibilità ulteriore riconosciuta allo Stato membro interessato di opporsi al concordato stesso.

Tali conclusioni sono state dunque accolte dalla Corte di Giustizia con la sentenza succitata, ove è stato confermato che “l’ammissione di un pagamento parziale di un credito IVA, da parte di un imprenditore in stato di insolvenza, […] non costituisce una rinuncia generale e indiscriminata alla riscossione dell’IVA, non è contraria all’obbligo degli Stati membri di garantire il prelievo integrale dell’IVA nel loro territorio nonché la riscossione effettiva delle risorse proprie dell’Unione”. Ne consegue pertanto che è possibile per uno Stato membro accettare un pagamento parziale del debito IVA nell’ambito di una procedura di concordato preventivo da parte di un imprenditore in stato di insolvenza, a condizione che vi sia “[l’]accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento”.

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