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Normative: Fisco

27/06/2016
FISCO - IL CONTRATTO DI AGENZIA

A cura di Alberto Piombo Dott. Commercialista

Quella dell’agente di commercio è una figura “tipica” del nostro ordinamento giuridico, in quanto è compiutamente disciplinata dagli articoli 1742 e seguenti del codice civile. In particolare, il succitato articolo 1742 contiene una definizione del seguente tenore: “Col contratto di agenzia una parte assume stabilmente  l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata (…)”

Se ne deduce, pertanto, che quella dell’agente di commercio, è una figura fondamentale nel nostro sistema economico, in considerazione del fatto che la sua “funzione tipica” è quella di promuovere contratti previo mandato dell’impresa mandante.

Tuttavia, nel lessico comune, spesso accade che tale figura venga confusa con altri soggetti i quali svolgono funzioni (a volte) analoghe a quelle dell’agente; il riferimento va ai seguenti soggetti:

1) rappresentante;

2) procacciatore d’affari;

3) mediatore

 

Orbene, le differenze rispetto all’agente di commercio sono le seguenti:

rappresentante: è dotato di un “quid pluris” rispetto all’agente, in considerazione del fatto che tale soggetto, oltre a promuovere la conclusione di contratti per conto dell’impresa mandante, ha il potere di concludere direttamente i contratti medesimi, spendendo il nome dell’impresa mandante. In altri termini, ciò che contraddistingue il rappresentante dall’agente è il titolo giuridico sottostante il rapporto con l’impresa mandante; l’agente agisce sulla base di un mandato senza rappresentanza, laddove il rappresentante agisce sulla base di un mandato con rappresentanza.

Procacciatore d’affari: la differenza fondamentale con l’agente di commercio consiste sia nel tipo di attività che nel rapporto giuridico intrattenuto con l’impresa. Sotto il primo profilo, il procacciatore d’affari si limita a segnalare “occasioni potenziali” (laddove l’agente promuove contratti), mentre sotto il secondo profilo, il rapporto che lo lega all’impresa è del tutto occasionale (laddove l’agente opera stabilmente).

Mediatore. Sino ad ora, le tre categoria sopra evidenziate (agente, rappresentante e procacciatore), pur differenziandosi tra loro, sono tuttavia legate da un nesso comune: agiscono nell’interesse dell’impresa e sono legate a essa. Per converso, quella del mediatore è una figura del tutto autonoma in quanto la sua funzione è quella di mettere in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, dipendenza o rappresentanza.

L’agente di commercio si obbliga quindi nei confronti dell’impresa mandante a promuovere la conclusione di contratti, in base a un accordo, chiamato contratto di agenzia, che lo vincola a svolgere questo mandato in una area geografica oppure su una tipologia di clienti ben definita (si parla in tal caso di esclusiva). Tale contatto è sinallagmatico e la controprestazione che l’agente riceve è costituita dalla provvigione, basilarmente costituita da una percentuale da applicarsi sui contratti conclusi e sulle vendite effettuate. Talvolta gli accordi tra le parti prevedono comunque che l’agente sia retribuito anche con una parte “fissa”.

Gli agenti e i rappresentanti quindi sono soggetti incaricati stabilmente da una o più imprese di promuovere, in una o più zone determinate, le vendite attraverso l’acquisizione di ordini di acquisto. L’agente di commercio assume in maniera stabile, senza vincolo di subordinazione, cioè in maniera autonoma e utilizzando i propri mezzi, l’incarico di stabilire dei contratti di vendita tra l’azienda mandante e potenziali clienti, in base a un accordo, chiamato contratto di agenzia, che lo vincola a svolgere questo mandato in una area geografica oppure su una tipologia di clienti ben definita (si parla in tal caso di esclusiva). La sua attività viene retribuita con versamento di provvigioni cioè in percentuale del fatturato prodotto dalle vendite effettuate anche se talvolta, oltre alla provvigione, è possibile che vi sia una parte di retribuzione fissa. 

Dal punto di vista soggettivo, la prassi conosce le seguenti figure:

agente monomandatario: è colui che si obbliga a promuovere la conclusione di contratti per conto di una sola impresa;

agente plurimandatario: è colui che è legato a più imprese.

Requisiti dell’agente

Per l’abilitazione all’esercizio di tale attività è necessaria l’iscrizione al Registro delle Imprese la quale, a sua volta, oltre alla maggiore età, richiede il possesso dei seguenti requisiti.

 

1. Requisiti morali

•   Assenza di provvedimenti di interdizione o inabilitazione.

•   Assenza di condanne per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia e la fede pubblica, l’economia, l’industria e il commercio, o per delitto di omicidio volontario, furto o rapina, estorsione, truffa, appropriazione indebita, ricettazione e per ogni altro delitto non colposo, per il quale la legge commini la pena della reclusione non inferiore, nel minimo a due anni, e nel massimo a cinque anni.

•   Assenza di misure di prevenzione ai sensi della normativa per la lotta alla delinquenza mafiosa.

•   Incompatibilità con lo svolgimento di attività di mediazione ovvero di lavoro dipendente con persone, associazioni o enti, privati o pubblici.

 

2. Requisiti professionali

 

I requisiti professionali, da considerarsi alternativi, sono:

• diploma di scuola di secondo grado a indirizzo commerciale o laurea in materie commerciali o giuridiche;

• attestato di specifico corso professionale di qualificazione riconosciuto dalle Regioni;

• esperienza lavorativa di almeno due anni, negli ultimi cinque anni, anche non continuativa, come dipendente con una qualifica di addetto alle vendite o intermediario finanziario;

• essere stato titolare di attività commerciale o artigiana autonoma per almeno due anni nell’ultimo quinquennio comprensiva di vendita.

 

Nel caso di società di agenzia il requisito professionale deve essere posseduto dal legale rappresentante.

 

Enasarco

Le imprese mandatarie sono obbligate a iscrivere i propri agenti alla Fondazione Enasarco, ossia l’Ente  previdenziale dei rappresentanti e degli agenti di commercio che si affianca all’Inps (ove l’agente è parimenti obbligato ad iscriversi alla gestione commercianti). Tale Ente si occupa anche di accantonare per conto degli agenti di commercio il F.I.R.R. che rappresenta il trattamento di fine rapporto che le aziende versano annualmente in proporzione al fatturato provvigionale dell’agente di commercio e che viene liquidato all’agente stesso alla cessazione del mandato con l’azienda.

 

Misura del contributo previdenziale Enasarco

Misura del contributo

15,10% sull’imponibile delle provvigioni fatturate

50% a carico ditta

50% a carico agente

Contributo minimale
annuo

Monomandatari

Euro 834,00 + Istat

Plurimandatari

Euro 417,00 + Istat

Massimale provigionale

Monomandatari

Euro 37.500,00

Plurimandatari

Euro 25.000,00

 

 

 

Scadenza dei versamenti Enasarco

20 maggio

I trimestre

20 agosto

II trimestre

20 novembre

III trimestre

20 febbraio

IV trimestre

 

 

 

Ritenute fiscali

Sulle provvigioni pagate all’agente, l’impresa mandante applica una ritenuta pari 23% del 50% dell’ammontare delle provvigioni. Peraltro, se l’agente comunica all’impresa mandante (anche tramite PEC) di avvalersi di collaboratori, la ritenuta è pari al 23% del 20% dell’ammontare delle provvigioni. Tale ritenuta deve successivamente essere versata entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento della fattura (codice tributo 1038).

 

Firr

Il Fondo indennità di risoluzione del rapporto (Firr) è costituito, come già detto, dalle somme che vengono accantonate presso Enasarco dalle aziende mandanti in favore dei propri agenti. Alla cessazione del mandato di agenzia, la Fondazione liquida all’agente le relative cifre accantonate. Nel caso in cui il mandato di un agente cessi nell’anno solare ancora in corso, il Firr relativo a quell’anno dovrà essere liquidato dall’azienda mandante direttamente all’agente.

Le ditte preponenti sono tenute ad accantonare annualmente una somma rapportata alle provvigioni liquidate agli agenti, secondo aliquote stabilite dagli accordi economici collettivi (accordi di cui si dirà in seguito).

L’importo del contributo viene calcolato tenendo conto di:

•   importo totale delle provvigioni liquidate nell’anno solare precedente,

•   tipologia del mandato ,

•   numero di mesi di durata del mandato.

 

Le aliquote Firr sono attualmente stabilite nella seguente misura:

Monomandatari

Plurimandatari

4% sulle provvigioni fino a 12.400 euro

4% sulle provvigioni fino a 6.200 euro

2% sulla quota delle provvigioni tra 12.400,01 e 18.600,00 euro

2% sulla quota delle provvigioni tra 6.200,01 e 9.300,00 euro

1% sulla quota delle provvigioni oltre euro 18.600,01

1% sulla quota delle provvigioni oltre euro 9.300,01

 

 

In merito alla scadenza contributiva, il Firr si calcola sull’intero anno ma si versa una sola volta, la data è stabilita al 31/3 di ogni anno.

 

Indennità di cessazione del rapporto di agenzia

L’articolo 1751 del codice stabilisce che alla cessazione del contratto di agenzia il preponente corrisponda all’agente un’indennità quando:

•   l’agente abbia procurato nuovi clienti, ovvero abbia rinforzato i rapporti con i precedenti tanto da permettere al mandante di poterne beneficiare anche dopo la conclusione del rapporto,

•   l’ammontare dell’indennità riconosciuta sia equo rispetto al lavoro svolto e alle provvigioni cui l’agente rinuncia.

L’indennità è dovuta anche in caso di morte dell’agente.

 

Il codice stabilisce poi delle fattispecie in cui l’indennità non è dovuta, in particolare si tratta dei casi in cui:

•   il mandante risolva il contratto per inadempienza grave dell’agente,

•   l’agente receda per fatto imputabile al preponente,

•   l’agente receda per fatto a lui stesso imputabile e tale da non poter permettere la prosecuzione del rapporto (limite di età per esempio),

•   si verifichi la cessione del contratto di agenzia.

Il codice civile stabilisce anche l’ammontare della indennità pagabile all’agente, essa non può superare la cifra equivalente all’indennità annua calcolata come media annuale delle retribuzioni riscosse dall’agente negli ultimi 5 anni. Se il contratto ha avuto durata inferiore allora la media andrà calcolata su tale minore periodo. Il codice civile, inoltre, impone un termine di decadenza per l’esercizio del diritto all’indennità di cui all’articolo 1751, esso deve essere esercitato entro un anno dallo scioglimento del rapporto di agenzia.

 

Aspetti contabili

Contabilmente si possono svolgere le seguenti considerazioni.

L’accordo economico collettivo degli agenti prevede che l’indennità di cessazione del rapporto di agenzia sia costituita dalle seguenti componenti:

indennità di risoluzione del rapporto che spetta all’agente al momento della cessazione dello stesso ed è calcolata sulla base delle provvigioni maturate e liquidate con applicazione di apposite percentuali e limiti massimi. Le somme così determinate sono accantonate ogni anno in apposito fondo;

indennità suppletiva di clientela da corrispondersi nel caso in cui il contratto si sciolga su iniziativa della casa mandante per fatto non imputabile all’agente o rappresentante.

Nel momento in cui uno dei rapporti di agenzia venisse a cessare l’azienda deve confrontare l’indennità liquidata all’agente con quella per lo stesso dedotta nei precedenti esercizi.

Possono verificarsi 2 casi:

•    l’indennità liquidata risulti maggiore di quella accantonata;

•    l’indennità liquidata risulti minore di quella accantonata.

Nel primo caso la differenza con la maggiore indennità liquidata sarà dedotta dal reddito nell’esercizio in cui essa sarà versata con emersione di una sopravvenienza passiva per l’azienda.

Nel secondo caso invece la differenza genererà una sopravvenienza attiva da assoggettare a tassazione nell’esercizio del pagamento.

 

Gli Accordi Economici Collettivi

Gli Accordi Economici Collettivi sono degli accordi tra le associazioni di categoria delle aziende mandanti e le associazioni di categoria dei rappresentanti e agenti di commercio. Tali accordi regolano la contrattazione tra le parti affiancandosi al dettato codicistico e hanno valore giuridico in caso di controversia legale.

 

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