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Normative: News Legali

02/03/2016
NEWS - Le nuove regole di gestione della crisi finanziaria e il bail-in

A cura dell'Avv. Tommaso Bagnulo

La crisi finanziaria che a partire dal 2007 ha piegato molti paesi dell’Unione ha posto il legislatore europeo nella necessità di rivedere il sistema e gestire la crisi in modo ordinato attraverso strumenti più efficaci e l’utilizzo di risorse del settore privato, così da ridurre gli effetti negativi sul sistema economico ed evitare che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti. Questa la ratio della Direttiva Europea n. 2014/59/UE, nota come BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), e dei Decreti legislativi n. 180 e n. 181 del 16 novembre 2015 in attuazione della direttiva stessa in Italia.

È pertanto di centrale rilevanza la disciplina della risoluzione che, in caso di dissesto o rischio di dissesto di una banca, non superabile in tempi adeguati, si pone quale mezzo di gestione della crisi finanziaria alternativo alla liquidazione coatta amministrativa prevista dal Testo Unico Bancario.

Nello specifico, tale normativa ha assegnato alla Banca d’Italia la funzione di autorità di risoluzione della crisi nel settore bancario, avente il compito di avviare e gestire un processo di ristrutturazione che, in linea con quanto stabilito dalla BRRD, consenta alla banca di continuare a operare e a offrire i servizi finanziari ritenuti essenziali per la collettività, mantenendo la fiducia nel mercato e non comportando costi per i contribuenti.

A tal fine, sono stati previsti diversi strumenti di risoluzione, che includono: i) la cessione di beni e rapporti giudici a un soggetto terzo privato; ii) la cessione di beni e rapporti giudici a una banca-ponte (bridge bank)costituita e gestita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti, in vista di una successiva vendita sul mercato; iii) la cessione di beni e rapporti giudici a una società veicolo (bad bank) che gestisca la liquidazione in tempi ragionevoli; iv) il bail-in, letteralmente salvataggio interno, definito dal Dlgs n. 180/2015, come la riduzione o la conversione in capitale dei diritti degli azionisti e dei creditori.

Se lo strumento della banca-ponte è stato già messo in atto il 22 novembre 2015 per la soluzione della crisi di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara, si tratta ora di descrivere brevemente l’altrettanto discusso strumento del bail-in,divenuto operativo a partire dal 1° gennaio 2016.

In forza di tale meccanismo è previsto che le eventuali perdite della banca siano sostenute dagli azionisti, riducendo o azzerando il valore delle loro azioni, e dai creditori secondo il loro ordine di soddisfazione. In tale ultima ipotesi, le attività dei creditori possono essere ridotte nel valore, nel caso in cui l’azzeramento del valore delle azioni non risulti sufficiente a coprire le perdite, e/o trasformate in azioni, al fine di ricapitalizzare la banca; in nessun caso, tuttavia, gli azionisti e i creditori possono subire perdite maggiori di quelle che subirebbero se l’ente sottoposto a risoluzione fosse liquidato secondo le procedure ordinarie.

Gli interessi delle persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi potranno essere invece sacrificati solo al verificarsi di due condizioni: qualora si tratti di depositi per importo eccedente a Ä 100.000, e comunque solo dopo che siano state esaurite tutte le risorse della categoria più rischiosa, e queste siano risultate insufficienti. Difatti, è opportuno rilevare che ai sensi dell’art. 22 del Dlgs n. 180/2015 è espressamente prevista l’esclusione dall’ambito di applicazione del bail-ine quindi l’impossibilità di svalutare o convertire in capitale, tra gli altri, i depositi protetti dal Fondo di garanzia dei depositi, ossia i depositi di importo fino a Ä 100.000,00, le passività garantite (es: covered bond) e i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

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