Condividi su

Normative: Fisco

27/10/2011
FISCO - Perdite fiscali al bando e nuovi costi indeducibili

a cura del Dottore Commercialista Alberto Piombo

In tempo di crisi sono state licenziate norme penalizzanti per i soggetti Ires (le società di capitali e gli enti commerciali) che dichiarano perdite fiscali: sono quei soggetti, anche soprattutto per causa della crisi, che in sede di Unico fanno emergere redditi negativi.
L'intento del legislatore non è soltanto quello di far cassa presto e bene, ma è anche quello di colpire le società che hanno troppi costi, all'apparenza inerenti l'attività e giustificati da un punto di vista fiscale, ma che non sempre sono strettamente necessari.
Mi riferisco a tutti quei costi, che, per dare una definizione forte, sono ad uso e consumo degli imprenditori e dei loro discendenti!
Penso ad esempio all'uso indiscriminato di autoveicoli, ai compensi per incarichi amministrativi non sempre congrui rispetto alle performance aziendali e a tutto ciò che viene dedotto nelle misure ammissibili, ma che al lato pratico non fanno emergere i redditi delle società medesime.

 

Perdite ordinarie

Ora per tornare agli intenti suddetti, il primo dei quali è "fare cassa presto e bene" l'art.23, c.9 del D.lgs. n.98/2011, ha modificato il primo periodo del comma 1 dell'art.84 del T.U.I.R. con riferimento alle perdite ordinarie.
Prima dell'intervento, le perdite fiscali erano tutte riportabili in diminuzione dei redditi successivi, col solo limite temporale di cinque anni. In altre parole in presenza di un reddito positivo nel 2011, potevo andarmi a dedurre le perdite fiscali dichiarate sino al periodo di imposta 2006. Ora il nuovo articolo prevede:
"La perdita di un periodo d'imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi in misura non superiore all'ottanta per cento del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l'intero importo che trova capienza in tale ammontare".
È stato, quindi, da un lato eliminato il limite quinquennale di riporto delle perdite e, dall'altro, stabilito che la perdita può essere computata in diminuzione del reddito imponibile di ciascun periodo successivo in misura non superiore all'80% dello stesso.
Le imprese le cui perdite risultano superiori a tale percentuale del reddito dell'anno successivo subiscono, quindi, l'imposizione di quest'ultimo in misura pari al 5,5% (27,5% del 20%).
Si verifica, pertanto, un'anticipazione della tassazione che sarà recuperata negli anni successivi. Si tratta di un effetto finanziario, non economico.

 

Perdite fiscali consecutive per tre esercizi e società di comodo

Durante l'estate ci siamo lanciati in discussioni che vertevano sulle varie forme di contributo di solidarietà, di IVA e pensioni, pochi hanno evidenziato una norma dura da digerire, che troviamo nascosta nei meandri dell'art.36-decies del D.lgs. 138/2011.
I soggetti interessati sono le società di capitali e le società di persone che hanno avuto o avranno un triennio consecutivo di perdite fiscali.
Ebbene tali soggetti sono o saranno equiparati, dall'anno successivo a quello di formazione del triennio in perdita, alle società di comodo, con le conseguenze del caso, ovvero una tassazione basata sul valore dei beni costituenti il patrimonio.
Per di più i soggetti Ires avranno un aliquota che passerà nel caso, per l'appunto di società di comodo, dal 27,50% al 38,00%.
Ci si chiederà come comportarsi, se adeguarsi passivamente oppure se adoperarsi per una pianificazione fiscale?
Resta poco alla fine dell'anno, se si hanno tre esercizi di perdita fiscale, è bene sin da subito limare i costi non strettamente "necessari" all'attività.

 

Beni concessi in godimento a soci o familiari dell'imprenditore

Con il preciso intento di colpire il fenomeno dei costi "superflui", in sede di conversione in legge della Manovra bis 2011, registriamo una new entry che va nella direzione che il legislatore ha voluto imprimere, ovvero quella di contrastare l'intestazione fittizia dei beni a società.
Le norme riguardano:
- l'indeducibilità dei costi relativi ai beni dell'impresa concessi in godimento a soci o familiari dell'imprenditore per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato;
- la tassazione in capo al soggetto utilizzatore del predetto differenziale (valore di mercato - corrispettivo annuo), come reddito diverso.

Torna alle normative