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Normative: Fisco

04/11/2015
FISCO - Decreto "revisione sanzioni"

A cura di Alberto Piombo Dott. Commercialista

Sanzioni penali (in vigore “da subito”, dopo 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta)

 

Mancato versamento Iva e ritenute

Il decreto di revisione delle sanzioni prevede che l’omesso versamento dell’Iva sarà reato solo oltre la soglia di 250 mila euro nell’anno, mentre per le ritenute il limite sarà elevato ad 150 mila euro.

Per l’indebita compensazione dei crediti, invece, la soglia penale resta a 50 mila euro, ma la pena detentiva sarà maggiore se si tratta di crediti inesistenti.

Inoltre il ravvedimento operoso diventa efficace sul piano penale, poiché la regolarizzazione delle violazioni di dichiarazione infedele od omessa comporterà la non punibilità dei reati.

Novità che, ove più favorevoli ai trasgressori, si applicheranno anche ai fatti commessi precedentemente, in forza del principio del «favor rei».

 

Dichiarazione infedele od omessa

Per questa fattispecie di reato viene introdotta una causa di non punibilità, laddove il contribuente soddisfi l’Erario col ravvedimento operoso, prima però che l’autore abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

Diversamente che sul piano amministrativo, dunque, il ravvedimento operoso è efficace penalmente solo se la regolarizzazione è effettuata spontaneamente.

Riguardo poi alla tempistica, inoltre, l’esimente penale scatterà se la dichiarazione viene presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, e dunque anche oltre il termine di 90 giorni dalla scadenza stabilito per la regolarizzazione amministrativa.

 

Si segnalano alcune massime della Corte di Cassazione, inerenti l’accertamento:

Finanziamenti infruttiferi ingiustificati

Sentenza Corte Cassazione 19.6.2015, n. 12764

I finanziamenti dei soci, qualora ingiustificati, possono essere considerati ricavi “in nero” con conseguente accertamento del maggior reddito in capo alla società.

 

Prelevamenti / versamenti tramite POS

Sentenza Corte Cassazione 1.7.2015, n. 13494

È legittimo l’accertamento induttivo effettuato ex art. 39, DPR n. 600/73, sulla base dei versamenti / prelevamenti tramite POS, carte di credito, bancomat. Tali movimentazioni, infatti, “sono paragonabili ai flussi sul c/c bancario”. Grava sul contribuente la prova contraria.

 

Mancanza del prospetto delle rimanenze

Sentenza Corte Cassazione 10.7.2015, n. 14501

È legittimo l’accertamento induttivo effettuato nei confronti di un imprenditore che non ha conservato il prospetto analitico delle esistenze iniziali e delle rimanenze finali.

Tale omissione, infatti, “generando un impedimento alla corretta analisi dei contenuti dell’inventario”, impedisce agli accertatori di ricostruire analiticamente i ricavi e determina l’inattendibilità delle scritture contabili che costituisce presupposto dell’accertamento induttivo.

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