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Normative: News Legali

07/08/2015
NEWS - IL TESTAMENTO OLOGRAFO E LA MODALITÀ DI IMPUGNAZIONE: LE SEZIONI UNITE SI ESPRIMONO

A cura dell'Avv. Tommaso Bagnulo

Dopo anni di acceso dibattito, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n. 12307 del 15 giugno 2015 risolvono l’annoso contrasto giurisprudenziale e dottrinale in merito all’impugnazione del testamento olografo e assumono una decisione del tutto inattesa.

Il caso è semplice: a seguito del decesso del de cuius, la vedova fa pubblicare il testamento olografo, del quale tuttavia i parenti, ritenendosi lesi nei propri diritti successori, contestano l’autenticità e provvedono pertanto a impugnarlo.

La soluzione del caso non è stata invece altrettanto semplice, soprattutto alla luce dei due rilevanti orientamenti interpretativi creatisi in merito all’esatta individuazione dello strumento processuale utilizzabile dall’erede legittimo per contestare l’autenticità del testamento olografo.

Secondo un primo orientamento, il testamento olografo trova la sua legittima collocazione tra le scritture private, con la conseguenza che la parte che intende contestarne l’autenticità deve limitarsi a proporre l’azione di disconoscimento ex art. 214, comma 2, c.c.; spetta invece alla controparte l’onere di dimostrare, in contrario, che il testamento olografo è autentico e proviene effettivamente dal suo autore apparente (si veda ex multis: Cass. Civ. sent. n. 7475/2005).

Con un secondo orientamento interpretativo i giudici di legittimità hanno invece rilevato che la contestazione da parte dell’erede legittimo del testamento si deve risolvere in un’eccezione di falso, sollevata soltanto nei modi e con le forme di cui all’art. 221 e ss c.p.c, con il conseguente onere probatorio a carico della parte stessa che contesti l’autenticità della scheda testamentaria (si veda ex multis: Cass. Civ. sent. n. 16362/2003).

È del tutto evidente che tali due orientamenti sono nettamente opposti: da un lato vi è un orientamento che individua il testamento olografo come mera scrittura privata e che “semplifica” la posizione processuale dell’erede che si ritenga leso dallo stesso; dall’altro lato vi è un orientamento che, al contrario, si sofferma sulla rilevanza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata del testamento olografo, pur non attribuendogli alcun valore di atto pubblico, ed esclude dunque in capo al successibile ex lege la qualità di erede almeno sino a quando tale qualità non risulti processualmente accertata.

Inutile dirsi che nel corso degli anni i succitati orientamenti sono stati accolti a più riprese dalle diverse sezioni del Supremo Collegio, quasi avvertendosi una sorta di difficoltà da parte della Corte di Cassazione ad assumere una netta posizione di favore per l’una o per l’altra interpretazione. Si pensi infatti che già nel ormai lontano 2010, con sentenza n. 15169, le Sezioni Unite, chiamate a risolvere un altro contrasto insorto sui modi di contestazione delle scritture private provenienti da terzi estranei alla lite, ebbero modo di indicare nella querela di falso lo strumento processuale idoneo a privare di ogni efficacia il testamento olografo. Tuttavia le Sezioni Unite espressero tale necessità solo incidentalmente (ossia, nel cosiddetto obiter dictum), così non consentendo che la contrapposizione tra i due indirizzi potesse essere superata, tanto che le successive pronunce risultano ancora orientate in un senso o nell’altro.

Pertanto, non stupisce il fatto che le Sezioni Unite, con la sentenza n. 12307/2015, non abbiano accolto nessuno dei due orientamenti citati bensì una terza e mediana via espressa da una alquanto risalente pronuncia della Corte di legittimità del 1951, la n. 1545. E infatti, in virtù di tale decisione, al fine di contestare l’autenticità di un testamento olografo non è sufficiente il disconoscimento né è necessaria la querela di falso ma si deve proporre un’azione di accertamento negativo della provenienza della scrittura e assolvere al conseguente onere probatorio. In questo senso, secondo il Supremo Collegio, il testamento olografo rimane definitivamente circoscritto nell’orbita delle scritture private ma si evita che il disconoscimento della scheda testamentaria renda troppo gravosa la posizione processuale di colui che si dichiara erede in forza della scheda stessa e che “la soluzione della controversia si disperda nei rivoli di un defatigante procedimento incidentale quale quello previsto per la querela di falso, consentendo di pervenire a una soluzione tutta interna al processo”.

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