Condividi su

Normative: Fisco

10/03/2015
FISCO - Il ravvedimento operoso

A cura del Dott. Commercialista Alberto Piombo

Il ravvedimento operoso, consente ai contribuenti di rimediare spontaneamente a errori e omissioni, beneficiando di una riduzione della sanzione. L’ipotesi più frequente riguarda gli omessi versamenti, anche se è possibile l’utilizzo anche per rimediare a errori di diversa natura, quali ad esempio quelli relativi al contenuto delle dichiarazioni.

Per gli omessi versamenti, il beneficio viene concesso alla condizione che il contribuente versi le imposte dovute, gli interessi legali per il ritardo e le sanzioni in misura ridotta.

A decorrere dal 1° gennaio 2015 cambiano le regole per la gestione di tale istituto.

 

La modifica al tasso di interesse legale

In via del tutto preliminare è necessario dare evidenza del fatto che la misura del tasso legale di interesse è stata oggetto di modifica in riduzione a opera del D.M. 11 dicembre 2014 che ha previsto la nuova misura dello 0,5% applicabile a decorrere dal 1° gennaio 2015 (il tasso in vigore sino al 31 dicembre 2014 era l’1%).

 

La modifica alle regole del ravvedimento

Sono state introdotte anche numerose variazioni alle regole base del ravvedimento operoso, creando anche una distinzione tra quelle applicabili ai tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate (Iva, Irpef, Ires, Irap, etc.) e gli altri tributi (Imu, Tasi, diritto annuale Cciaa, etc.).

 

Le variazioni possono così essere riepilogate:

•    modifiche alle cause ostative che impediscono il ravvedimento, consentendone un utilizzo più ampio e per un lasso temporale molto più esteso rispetto al passato (si consideri, infatti, che la possibilità di ravvedersi veniva meno con la scadenza del termine di presentazione della dichiarazione del periodo di imposta in cui era commessa la violazione o, nei casi in cui non vigeva l’obbligo di presentare il modello, entro un anno dalla commissione della violazione);

•    modifiche alle misure di riduzione della sanzione da ravvedimento, sostanzialmente in modo peggiorativo in ragione della tardività con cui si propone il rimedio (vale il criterio in forza del quale più attendo e più mi costa il ravvedimento).

 

In merito alle cause ostative, si evidenzia già la distinzione tra comparti impositivi.

Per i tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate, le cause che impediscono il ravvedimento operoso sono le seguenti:

1. notifica avviso di irregolarità (avviso bonario);

2. notifica di avviso di accertamento (o di liquidazione ovvero irrogazione di sanzioni).

 

Per i tributi gestiti a livello erariale, la novità consiste nel fatto che è possibile beneficiare del ravvedimento anche se sono iniziate attività di ispezione o di verifica.

 

Per i tributi gestiti da altri enti, le cause che impediscono il ravvedimento operoso sono le seguenti:

1. constatazione della violazione;

2. inizio di accessi, ispezioni o verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui il contribuente abbia avuto conoscenza

 

Ciò premesso, dopo le modifiche, il panorama è riassumibile con la tabella che segue:

Tardivo
versamento

Entro 30 giorni
dalla scadenza

1/10

Tutti

Qualsiasi tipo
di violazione

Entro 90 giorni dal termine
di presentazione del modello

1/9

Tutti

Qualsiasi tipo
di violazione

Entro il termine di presentazione della dichiarazione

1/8

Tutti

Qualsiasi tipo
di violazione

Entro il termine di presentazione della dichiarazione successiva

1/7

Solo tributi gestiti dalla
Agenzia Entrate

Qualsiasi tipo
di violazione

Successivamente al termine di presentazione della
dichiarazione

1/6

Qualsiasi tipo
di violazione

Dopo che sia stato notificato il PVC che contesta
la violazione

1/5

Presentazione tardiva della                   dichiarazione

Entro 90 giorni dalla
scadenza originaria

1/10

Tutti

 

 

La misura della riduzione delle sanzioni va applicata alla sanzione edittale prevista per la violazione compiuta.

 

In tal senso, ad esempio:

•  il tardivo versamento delle somme con un ritardo di 10 giorni, sconta una sanzione edittale pari al 2% (0,2% per ogni giorno di ritardo sino a 14); la predetta sanzione del 2% si riduce di 1/10 se il ravvedimento viene posto in essere nei 30 giorni dalla originaria scadenza (lettera a);

•  la correzione di una dichiarazione dal contenuto infedele è punita con la sanzione del 100% delle maggiori imposte, così:

-    se rimedio entro il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno in cui ho commesso la violazione, applico una sanzione del 12,5% (100:8), in forza della lettera b);

-    se rimedio entro il termine di presentazione della dichiarazione successiva a quella dell’anno in cui ho commesso la violazione, applico una sanzione del 14,29% (100:7), in forza della lettera b-bis;

-    se rimedio successivamente al termine di cui al punto precedente, applico una sanzione del 16,67% (100:6), in forza della lettera b-ter).

 

Entrata in vigore delle nuove regole

La norma non prevede alcuna specifica data di entrata in vigore delle modifiche, con la conseguenza che le medesime risultano operative già dal 1° gennaio 2015.

Non è nemmeno richiesto, inoltre, che le violazioni che si intendono sanare con i nuovi meccanismi siano state compiute nel 2015, potendosi applicare, ad esempio, le nuove riduzioni anche per la correzione di errori ed omissioni compiuti nel passato.

Ciò significa, ad esempio, che nel 2015 si possa ancora integrare la dichiarazione dei redditi del periodo di imposta 2012 (applicando il ravvedimento), circostanza che invece risultava preclusa sino al 31 dicembre 2014, essendo ormai inutilmente decorso (al 30 settembre 2014) il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi del periodo nel corso del quale era stata commessa la violazione.

Torna alle normative