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Normative: Fisco

05/09/2011
FISCO - Decreto Sviluppo (D.L. 13 maggio 2011, n.70)

A cura del Dottore Commercialista Alberto Piombo

La distruzione dei beni
Il decreto Sviluppo (nell'art.7, comma 1 e 2) ha introdotto un'importante semplificazione in merito alla distruzione dei beni innalzando ad Euro 10.000 la soglia entro cui procedere alla distruzione dei beni mediante atto notorio.
Com'è noto l'Amministrazione Finanziaria procede attraverso semplici presunzioni di cessione/acquisto in nero, laddove riscontri discordanze fra i dati contabili e le consistenze fisiche dei beni d'impresa. In particolare si presumono ceduti i beni acquistati, importati o prodotti, non rinvenuti presso i locali in cui il contribuente svolge le proprie operazioni, mentre si presumono acquistati, al contrario, i suddetti beni rinvenuti nei locali, salvo prova contraria di perdita dei beni per eventi fortuiti o accidentali, o mediante documentazione che attesti l'avvenuta distruzione dei beni.
Al riguardo, si ricorda che la distruzione dei beni o la trasformazione in beni di altro tipo e di più modesto valore economico, deve essere provata:
• da comunicazione scritta da inviare agli uffici indicando luogo, data e ora in cui verranno poste in essere le operazioni, le modalità di distruzione o di trasformazione, la natura, qualità e quantità, nonché l'ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni da distruggere o da trasformare e l'eventuale valore residuale che si otterrà a seguito della distruzione o trasformazione dei beni stessi. Tale comunicazione non va inviata qualora la distruzione venga disposta da un organo della Pubblica Amministrazione;
• da verbale redatto da pubblici funzionari, da ufficiali della Guardia di Finanza o da notai che hanno presenziato alla distruzione o alla trasformazione dei beni;
• da dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della L. n.15/68 nel caso in cui l'ammontare del costo dei beni distrutti o trasformati (nella previsione vigente prima dell'entrata in vigore del decreto Sviluppo) non fosse superiore a dieci milioni delle vecchie lire (pari ad E 5.164,57).
• dal verbale e dalla dichiarazione devono risultare data, ora e luogo in cui avvengono le operazioni, nonché natura, qualità, quantità e ammontare del costo dei beni distrutti o trasformati. Il decreto Sviluppo prevede l'innalzamento a 10 mila euro della soglia di valore dei beni per i quali è possibile ricorrere ad attestazione di distruzione mediante atto notorio;
• da documento di cui al DPR n.472/96, progressivamente numerato, relativo al trasporto dei beni eventualmente risultanti dalla distruzione o trasformazione.
Come precisato dalla C.M. n.193/E/98, le procedure formali descritte si rendono applicabili tutte le volte che l'imprenditore provvede volontariamente alla distruzione di un bene, strumentale o di magazzino, in dipendenza di un fatto eccezionale. Tali procedure non si applicano quando le distruzioni non dipendono dalla volontà dell'imprenditore e dall'eccezionalità dell'operazione, ma sono normalmente connesse a situazioni ricorrenti, quali sfridi, cali naturali, alterazione o superamento del prodotto per le quali permangono le specifiche procedure autorizzate dall'Amministrazione Finanziaria. Tali procedure, inoltre, non si applicano per trasformazioni di merci in beni residuali che rientrano nell'attività propria dell'impresa.
Si rammenta infine che i contribuenti che necessitano di avviare alla distruzione dei beni di impresa possono avvalersi di smaltitori autorizzati, dimostrando in tal caso l'avvenuta distruzione attraverso il formulario di identificazione dei rifiuti.

 

Innalzati i limiti per l'accesso al regime di contabilità semplificata
I soggetti interessati sono i seguenti:
• le imprese individuali (compresa l'impresa familiare);
• le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice, taluni soggetti equiparati ai sensi dell'art.5 del Tuir (tra i quali le società semplici e le società di armamento);
• gli enti non commerciali (residenti e non) che esercitano un'attività commerciale in via non esclusiva o prevalente.
Restano esclusi i soggetti che esercitano arti e professioni, sia in forma individuale che associata, in quanto destinatari di specifiche previsioni.
La normativa precedente prevedeva l'adozione "naturale" del regime di contabilità semplificata qualora i ricavi conseguiti in un anno intero non fossero superiori a:

 

€ 309.874,14 (si trattava della conversione in euro dei 600.000.000 delle vecchie lire)

per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi;

 

€ 516.456,90 (si trattava della conversione in euro del miliardo delle vecchie lire)

per le imprese aventi per oggetto altre attività (e, quindi, principalmente, per le cessioni di beni).

 

A seguito delle richiamate modifiche, il limite dei ricavi conseguiti in un intero anno per poter "naturalmente" accedere al regime semplificato vengono innalzati ed arrotondati alle migliaia di euro come segue:

 

€ 400.000

per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi.

 

€ 700.000

per le imprese aventi per oggetto altre attività (tra cui, appunto, le cessioni di beni).

 

Contabilità semplificata: costi periodici deducibili nell'anno di registrazione della fattura
Dopo aver innalzato i limiti per l'accesso al regime di contabilità semplificata, il decreto Sviluppo introduce una specifica deroga al criterio di competenza fiscale per i soggetti che sono ammessi al regime di contabilità semplificata e che non hanno optato per la tenuta della contabilità in forma ordinaria.
In pratica, quindi, la nuova disposizione prevede che per i contribuenti in regime di contabilità semplificata i costi concernenti contratti da cui derivano corrispettivi periodici (quali, per esempio, i contratti di locazione o di assistenza contabile), relativi a spese di competenza di due periodi d'imposta e di importo non superiore ad E 1.000 (il riferimento è al costo indicato nel documento di spesa e quindi senza tenere conto dell'Iva), sono deducibili nell'esercizio in cui ricevono il documento probatorio (tipicamente la fattura), anziché alla data di maturazione dei corrispettivi come previsto ordinariamente dall'art.109, co.2 lett. b) del Tuir.
Si osserva, infine, che l'applicazione della deroga al criterio di competenza introdotta al co.3 dell'art.66 del Tuir non pare rappresentare una facoltà (la norma dice "sono" e non "possono") e, pertanto, nei limiti di importo (E 1.000) e per le tipologie di prestazioni in esso contemplate (prestazioni a corrispettivi periodici) la sua applicazione appare obbligatoria.

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