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Normative: News Legali

04/03/2014
NEWS - La prova della condotta persecutoria deve essere provata dal lavoratore e non è demandabile a CTU

A cura dell'Avvocato Tommaso Bagnulo

Con sentenza del 19 dicembre 2013 la Sez. Lavoro della Suprema Corte di Cassazione (sent. n. 28.448) nel ribadire che la consulenza tecnica d’ufficio non costituisce un mezzo di prova ma un mezzo di controllo dei fatti costituenti la prova, il cui onere rimane pur sempre a carico delle parti, ha affermato che il lavoratore il quale lamenti di aver subito condotte discriminatorie o persecutorie (mobbing) è gravato del relativo onere probatorio non potendo dunque limitarsi a episodi riferiti dal consulente tecnico d’ufficio.


Invero, è giurisprudenza della medesima Cassazione che affinché si possa configurare una condotta lesiva del datore di lavoro si debbano ritenere rilevanti: I) la molteplicità dei comportamenti discriminatori e/o persecutori che siano posti in essere in maniera sistematica e prolungata contro il dipendente e con intento vessatorio; II) la conseguenza lesiva sulla salute o sulla personalità del dipendente, nonché, connesso a tale punto, III) il nesso di consequenzialità tra la condotta del datore di lavoro (o superiori) e il pregiudizio psichico/fisico al lavoratore; infine, ma non da ultimo, IV) la prova dell’elemento soggettivo, inteso cioè dell’intento persecutorio. In mancanza di tali elementi e di tali prove, dunque, particolarmente articolate e complesse, non si può ritenere configurabile una condotta discriminatoria o persecutoria.

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