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Normative: News Legali

04/11/2013
NEWS - Exit tax: Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze 2 agosto 2013

A cura dell'Avvocato Tommaso Bagnulo

Il 12 agosto 2013 l’Italia, con apposito Decreto Ministeriale (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188/2013), ha dato attuazione alle modifiche dell’art. 166 DPR 917/1986 (TUIR) in materia di imposizione delle plusvalenze latenti al momento del trasferimento all’estero della sede della società nel periodo di imposta in cui avviene il trasferimento.
L’intervento riguarda il comma 2-quater del suddetto articolo, ove ora viene esplicitamente richiamata la sentenza della Corte di Giustizia Europea relativa al procedimento C-371/10, National Grid Indus BV, giunto a sentenza il 29 novembre 2011.
Questa disposizione del TUIR si pone in “alternativa” a quanto stabilito dal comma 1, in base al quale il trasferimento all’estero della residenza dei soggetti che esercitano imprese commerciali, che comporti la perdita della residenza ai fini delle imposte sui redditi, costituisce realizzo, al valore normale, dei componenti dell’azienda o del complesso aziendale, salvo che gli stessi non siano confluiti in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato.
Tuttavia, a seguito della modifica succitata è stata riconosciuta la facoltà di sospensione degli effetti del realizzo alle imprese che spostano il domicilio fiscale in stati appartenenti all’Unione Europea ovvero in stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo, inclusi nella white list, e con i quali l’Italia abbia stipulato un accordo sulla reciproca assistenza in materia di riscossione dei crediti tributari comparabile a quella assicurata dalla Dir. 2010/24/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010.
Pertanto, attualmente, l’Italia si è conformata a quanto più volte stabilito dalle diverse sentenze della Corte di Giustizia, che si sono occupate, nel tempo, della normativa sulla exit tax: volta sì a prevenire situazioni che compromettono il diritto degli stati membri di esercitare la propria competenza fiscale, ma che allo stesso tempo pone ostacoli fiscali alla libertà di stabilimento ex art. 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).
Invero, con l’attuale disciplina e come risulta dalla sentenza National Grid Indus BV, si riconosce il principio secondo cui uno stato membro, sulla base del principio di territorialità, associato a un elemento temporale quale la residenza fiscale del contribuente sul territorio nazionale durante il periodo in cui le plusvalenza latenti si sono originate, ha diritto di tassare tali plusvalenze. Tuttavia viene altresì riconosciuto la sussistenza di un conflitto di tale principio con la libertà di stabilimento qualora lo stato stesso effettui una riscossione immediata dell’imposta sulle plusvalenze latenti al momento del trasferimento, a fronte del carattere sproporzionato della riscossione stessa rispetto allo scopo. Dunque, si afferma, quale soluzione a tale contrasto, la riscossione differita, sospendendo gli effetti della stessa fino al momento di effettivo realizzo della materia imponibile.
Sicuramente la sentenza in oggetto e la conseguente modifica apportata nel nostro ordinamento dal legislatore ha risolto la questione della compatibilità di una disposizione sull’imposizione delle plusvalenze latenti al momento del trasferimento all’estero della sede di una società con il principio comunitario della libertà di stabilimento. Tuttavia, per la corretta applicazione delle regole della exit tax non si ritengono sufficienti atti unilaterali dei singoli stati membri  rispetto all’ordinamento dello stato di arrivo, ma sarebbe necessario standardizzare l’attività di controllo e riscossione, che implica la collaborazione di almeno due stati, attraverso una regolamentazione comune a livello europeo.

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