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Normative: News Legali

02/05/2013
NEWS - Il brevetto europeo con effetto unitario non convince l'Italia

A cura dell'Avvocato Tommaso Bagnulo

Nell’ottica comunitaria di armonizzazione, necessaria allo sviluppo e al funzionamento del mercato interno, si è posta la volontà della Commissione Europea di introdurre un titolo brevettuale con effetto unitario finalizzato a incrementare la concorrenzialità delle aziende a livello europeo. Si tratta di una proposta normativa da molti anni in discussione e che, nonostante i progressi recentemente raggiunti nell’ottica della sua adozione, incontra ulteriori ostacoli da parte soprattutto dell’Italia. Invero, la Commissione Europea ha proposto il brevetto unico europeo, ossia un titolo che, con il suo carattere unitario e autonomo, comporta un sostanziale superamento dei limiti connessi sia al brevetto nazionale che al brevetto europeo, prevedendosi una drastica riduzione dei costi legati alla concessione dei brevetti, e in particolare di quelli relativi alla traduzione e al deposito ma altresì prevedendosi una semplificazione delle procedure e la costituzione di un sistema unico e centralizzato di risoluzione delle controversie. Tale titolo uniforme coesisterà con i brevetti nazionali ed europei e gli inventori saranno liberi di scegliere il tipo di protezione brevettuale che riterranno più consono alla proprie esigenze, ma, a differenza del precedente titolo rilasciato dall’Epo (Ufficio Europeo Brevetti), il brevetto unico europeo non dovrà passare attraverso le procedure e conseguenti costi amministrativi – originariamente a carico dei richiedenti, dovuti in particolare alle traduzioni linguistiche – e gli atti burocratici degli uffici brevettuali dei singoli Stati. 

È palese che si tratta di vantaggi assai rilevanti, tuttavia gli inventori italiani – per ora – non ne potranno beneficiare. Invero, l’Italia (ma anche la Spagna) è rimasta fuori dalla nuova tutela brevettuale, in quanto contesta la scelta di escludere l’italiano dalle lingue ufficiali di concessione del brevetto, che saranno l’inglese, il francese e il tedesco. In particolare essa si oppone alla proposta normativa presentata dalla Commissione Europea, ritenendo l’esclusione dell’italiano ingiustificata e discriminatoria nei confronti di uno Stato che figura tra i fondatori dell’Unione Europea. Per superare l’impasse il Consiglio ha quindi deciso di attivare il meccanismo della cooperazione rafforzata, ma anche questa scelta non trova l’appoggio di Italia e Spagna, che infatti hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia per far valere l’illegittimità della procedura, sostenendo in particolare che il ricorso alla procedura della cooperazione rafforzata in tale materia costituisca “sviamento di potere dal momento che con quest’ultima non si è inteso perseguire il fine dell’integrazione di tutti gli Stati membri, bensì si è utilizzato tale strumento per evitare di negoziare con uno Stato membro”. Le due cause (C-274/11 e C-295/11) sono state riunite e sul punto si è già espresso l’avvocato generale Yves Bot nel senso del loro rigetto. Si attende a breve il deposito della relativa pronuncia. Nel mentre è necessario domandarsi se la scelta “isolazionistica” dell’Italia finirà con il favorire le nostre piccole e medie imprese o comporterà un aggravio delle stesse, tenendo a mente che i vantaggi economici prospettati con il brevetto unico europeo per gli inventori europei non sono di poco conto.

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