Condividi su

Articoli - Archivio

03/09/2018
Pacchetto mobilità: arriva lo stop del parlamento europeo

Autotrasporto

 

Rimandato alla Commissione il testo con le modifiche alle regole su tempi di guida, al cabotaggio stradale e al distacco transnazionale

Paolo Castiglia

Per ora è stop alla rivoluzione europea dell’autotrasporto: il 4 luglio scorso la sessione plenaria del Parlamento europeo ha rimandato il testo del primo Pacchetto Mobilità con le modifiche alle regole su tempi di guida, al cabotaggio stradale e al distacco-transnazionale alla Commissione Trasporti perché le riscriva.

Gli eurodeputati hanno respinto le proposte di modifica al primo Pacchetto europeo proposto dalla Commissione europea e approvate dalla Commissione Trasporti (Tran) dello stesso Parlamento europeo.

L’intero testo tornerà quindi in Commissione per trovare un nuovo compromesso, ma diverso da quello approvato lo scorso giugno, che aveva suscitato l’opposizione dei sindacati, sulle nuove regole sui tempi di guida e di riposo, delle imprese dell’Est sulle modifiche al distacco trans-nazionale degli autisti e di quelle dell’Ovest (sui cambiamenti al cabotaggio stradale).

Il passaggio del Pacchetto Mobilità in questa legislatura è a rischio, perché il Parlamento sarà sciolto il prossimo anno, quando a giugno si rieleggeranno i nuovi deputati. Ciò significa che la Commissione Trasporti dovrebbe trovare velocemente un nuovo compromesso su quella che poteva essere, e forse sarà comunque una rivoluzione nell’autotrasporto e una dura botta a coloro che fanno del dumping sui costi, soprattutto dall’est Europa, un cavallo di battaglia.

Cosa prevedeva la prima stesura per ora bloccata dai parlamentari europei: sul distacco transnazionale degli autisti si immagina l’applicazione del principio della “parità di retribuzione per stesso lavoro”. E sul cabotaggio, al conducente che consegna merci in un altro stato membro dopo una consegna transfrontaliera, si applicano le stesse regole di remunerazione previste per i conducenti del paese ospitante. Tutto questo per combattere le pratiche illegali nel trasporto stradale e contribuire a migliorare le condizioni di lavoro dei conducenti.

Era il contenuto delle norme approvate all’inizio dell’estate dalla Commissione Trasporti dell’Unione europea (Tran), che rappresentano una parte del ‘Pacchetto Mobilità’. Per diventare legge, il testo approvato dalla Commissione Trasporti dovrà ottenere l’approvazione della seduta plenaria del Parlamento, che per ora non ha avuto nella prima stesura e dovrà essere discusso con il Consiglio dei Trasporti, l’organismo che, comprende i rappresentanti diretti dei diversi Governi dei Paesi dell’Unione.

Per evitare che il distacco internazionale si abbini a forme di particolare sfruttamento della manodopera e per scoraggiare forme di cabotaggio stradale irregolare, nel testo ora da riscrivere erano previste sanzioni molto elevate per quei datori di lavoro che impongono agli autisti di effettuare il riposo regolare settimanale, che il Regolamento sociale europeo 561/2006 fissa in un periodo ininterrotto di 45 ore, all’interno della cabina. La legge mira a contrastare il cosiddetto dumping sociale, ossia l’utilizzo, per il tramite di “agenzie di lavoro interinale”, spesso costituite esclusivamente a tal fine, di manodopera straniera non residente, al solo scopo di lucrare sul risparmio derivante dalla differenza, in termini di costo, delle coperture contributive e previdenziali in vigore nel paese di utilizzo del lavoratore rispetto a quelle del paese in cui risulta continuare a risiedere il lavoratore.

La Commissione però aveva votato contro l’estensione di questo obbligo anche ai trasporti internazionali, che quindi restano completamente soggetti alle retribuzioni del paese in cui è assunto l’autista. Gli eurodeputati hanno inoltre proposto modifiche per garantire condizioni di riposo migliori per i conducenti. Ad esempio, se verrà approvato dopo la revisione in Commissione, le aziende dovranno organizzare i loro orari in modo che, una volta ogni tre settimane, i conducenti siano in grado di tornare a casa o in un altro luogo di loro scelta per un riposo settimanale.

Per una maggiore flessibilità gli eurodeputati hanno previsto che i conducenti possano completare il viaggio di ritorno se sono vicini alla base operativa, a patto che venga aggiunto un ulteriore tempo di riposo al successivo periodo di riposo a titolo di compensazione.

Il progetto mirava anche a intensificare le ispezioni e i controlli su strada, nonché a accelerare la cooperazione tra le autorità nazionali per contrastare le frodi relative all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al cabotaggio e al distacco dei conducenti. Per affrontare la questione delle aziende letterbox – vale a dire le società costituite in uno stato membro per tagliare i costi legati ad esempio alle norme fiscali, mentre l’attività principale è condotta in un altro stato – le imprese sarebbero state obbligate ad avere una presenza concreta nello stato membro dove sono registrate.

La Confederazione europea dei sindacati del trasporti Etf aveva diffuso già il 4 maggio, poco tempo dopo l’approvazione da parte della Commissione Tran, e prima della bocciatura parlamentare, in una dura nota contro il testo, con riferimento ai tempi di guida e di riposo e al distacco degli autisti dell’autotrasporto.

Il comunicato diceva che “gli emendamenti del Comitato al pacchetto sulla mobilità Ue confermerebbero l’esclusione degli operatori stradali dalla nuova direttiva sui lavoratori distaccati – negando ai conducenti il diritto a un’equa retribuzione quando lavorano a livello transfrontaliero. Significherebbero anche meno riposo ogni mese, con i datori di lavoro in grado di tenere i conducenti in viaggio per tre settimane con non più di 24 ore di riposo. Il rischio di incidenti correlati alla fatica è chiaro”.

I sindacati ritengono anche che il testo approvato rappresenti un passo indietro sulla questione del riposo settimanale in cabina. In Italia, il segretario nazionale della Fit Cisl, Maurizio Diamante, ha avuto toni altrettanto duri: “La Commissione europea ai trasporti ha votato a schiacciante maggioranza un provvedimento indegno, che va contro tutti i valori su cui è stata fondata la stessa Europa. D’ora in avanti sarà responsabile degli eventuali futuri incidenti stradali causati dalla stanchezza di autisti di camion e autobus a lunga percorrenza. Reagiremo quanto prima protestando sia a livello nazionale sia a livello europeo con Etf e gli altri sindacati a essa affiliati”. Ma per ora, come abbiamo visto, non sarà così.

 

 

AUTOTRASPORTO E DINAMICA DEL PREZZO DEL GASOLIO

Secondo una studio di Confartigianato trasporti, l’ultimo anno è caratterizzato da un rialzo del prezzo del gasolio. A maggio 2018 il prezzo industriale del gasolio per autotrazione è di 607 euro ogni 1.000 litri e cresce del 17,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nella media degli ultimi 12 mesi (giugno 2017-maggio 2018) il prezzo del gasolio è di 534 euro per 1.000 litri, in salita del 9,4% rispetto ai 488 euro per 1.000 litri in media dei precedenti 12 mesi (giugno 2016-maggio 2017) La posta più rilevante del prelievo fiscale sulle commodities energetiche è rappresentata dalle accise sui carburanti che – secondo i conti dell’Istat – nel 2017 registrano un gettito di 26.098 milioni di euro, con un aumento su base annua dell'1,6% a fronte della stagnazione nel biennio 2015-2016 e un calo nel biennio 2013-2014.

Sulla base della rilevazione del 28 maggio si calcola che l’Italia è il primo paese tra i 28 dell’Unione europea per accisa sui carburanti; di conseguenza il nostro paese si colloca al primo posto in Europa per costo dei carburanti pagato dalle imprese che in media, al netto dell’Iva, è pari a 1.294,2 euro/1000 litri. Nel dettaglio l’Italia si colloca al primo posto in Ue a 28 per prezzo della benzina (1.346,3 euro/1000 litri) e al secondo per prezzo del gasolio (1.246,9 euro/1000 litri) con la Brexit l’Italia diventerà anche per il gasolio il paese dell’Ue a 27 con il più elevato prezzo pagato dalle imprese.

AMBIENTE, MOTORIZZAZIONI E BRENNERO I FRONTI CALDI

Sul fronte ambientale, Conftrasporto-Confcommercio, in un incontro ministeriale, ha chiesto al Governo di consentire lo sviluppo della filiera Gnl, gas naturale liquefatto, con fiscalità d’avvio favorevole, e di effettuare un benchmark valutativo con gli altri porti europei per comprendere a pieno i gap competitivi che ancora frenano pesantemente lo sviluppo del rifornimento marino tradizionale e, in prospettiva, di Gnl dei nostri porti.

Secondo l’associazione per l’autotrasporto, è poi urgente intervenire per risolvere le forti disfunzioni delle motorizzazioni ripristinandone la piena funzionalità, sostenere in Europa la Road Alliance per contrastare il dumping sociale.

C’è poi la questione del Brennero, con l’Austria a contingentare i tir dall’Italia: Conftrasporto ha chiesto al ministero di pretendere il rispetto del principio della libera circolazione di persone e merci. I controlli annunciati dall’Austria contro l’immigrazione clandestina aggiungono un “carico da novanta” che renderebbe impossibile arrivare a destinazione in tempo.

Conftrasporto-Confcommercio – che ha calcolato, su base annua, in 370 milioni di euro il danno economico per un’ora di ritardo nell’attraversamento del Brennero – ha proposto, nel caso in cui ciò dovesse avvenire, di creare un corridoio “Shengen”, veloce, in cui fa scorrere i tir delle imprese targate Ue, con controlli a campione.

torna all'archivio