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03/11/2014
PNEURAMA INCONTRA DINO PAOLI SRL

Apprezzato made in Italy


Francesca Paoli, amministratore delegato e Federico Galloni, socio e direttore generale, ci raccontano l’evoluzione dell’azienda

Mino De Rigo

Robusto e leggero come un’armatura hi-tech, compatto e maneggevole come un joystick, bilanciato e potente come un revolver. Perché, seppure attrezzo di routine che si dà per scontato, l’avvitatore di bulloni, immancabile compagno di lavoro per ogni gommista, è lo strumento cui ricorrere più assiduamente per fare presto e bene. Dino Paoli lo sapeva perfettamente, tanto che non gli ci volle molto prima che “il Paoli” diventasse, nel gergo degli addetti ai lavori, sinonimo diffuso dell’avvitatore. E lo potesse proporre in versione speciale per i Gran Premi di Formula 1 direttamente a Enzo Ferrari, che in breve, nel 1975, iscrivette la società di Reggio Emilia tra i propri fornitori. Un riconoscimento che all’azienda fondata soltanto sette anni addietro spalancò le porte di un numero crescente di team del motorsport. Agendo altresì da volano nel segmento automotive, dal quale la Dino Paoli oggi ricava metà del proprio fatturato e in cui ha deciso di innalzare il livello della sfida competitiva, accelerando sui mercati d’oltreconfine. “Non solo nei pit stop sui campi di gara – dice Federico Galloni, direttore generale e socio della società reggiana – ma anche in officina a fine giornata, ergonomia e prestazioni di un avvitatore, dalla velocità all’affidabilità, possono fare la differenza”. E se il suo profilo ideale è chiaro, lo sono altrettanto le direttrici di ricerca e sviluppo per i modelli di punta, gli avvitabulloni destinati ai cambi di pneumatici nelle competizioni motoristiche: “Potenza e velocità, efficacia e leggerezza, in una sintesi che va continuamente perfezionandosi e che prevede l’impiego di sofisticate tecnologie elettroniche e materiali come le leghe usate nel settore aerospaziale”.

 

Precisione di serraggio a tutta prova


Di qui, poi, il trasferimento tecnologico ai prodotti di serie delle soluzioni sperimentate sulle pit lane di F1, Gp2, Irl, Dtm, Formula Nippon e Fia Gt, così come in Endurance, Indy, Nascar, Alms, Fia Gt e F3000. “I progetti di innovazione in corso – racconta Galloni – seguono la strada già tracciata, e qui il riserbo è d’obbligo. In linea generale si punta a soddisfare le richieste dei team, centrate su una sempre maggiore leggerezza, potenza e precisione degli avvitatori: l’elettronica è stata introdotta soprattutto per misurare la coppia e l’angolo di serraggio, ciò che oggi siamo in grado di determinare con assoluta precisione grazie a una specifica innovazione coperta da brevetto”. E l’esempio più recente di technology transfer dagli esemplari per il motorsport ai prodotti della serie automotive è la soluzione denominata TSA, Torque & Sensor Angle, già adottata negli avvitatori per ruote da camion. “Con questo sistema – dice Francesca Paoli, CEO al timone dell’azienda fondata dal padre Dino - siamo certi di giungere esattamente al valore di serraggio del bullone indicato dalla casa costruttrice del veicolo”. Una soluzione che previene possibili danni alla filettatura e al cerchio, grazie a un “cervello” meccatronico che permette di preimpostare il valore della coppia richiesto; una volta raggiunto, ecco accendersi una spia led sulla cuffia dell’avvitatore che segnala quando fermarsi, potendo anche registrare e visualizzare sullo schermo del pc (collegato tramite un’apposita interfaccia) ciascuna sequenza. “Poiché le condizioni d’uso di un avvitabulloni in officina sono sempre piuttosto difficili, ecco la necessità di mettere in primo piano la resistenza e la durata, che devono coniugarsi all’affidabilità e alla potenza”.

 

Manutenzione programmata in sicurezza


Dando vita a una sorta di piccolo panzer su cui poter fare pieno affidamento anche e soprattutto nei momenti di maggiore stress, come nei picchi di lavoro che corrispondono ai cambi stagionali dei pneumatici.

“Ponendo però attenzione – avverte Galloni – alle condizioni dell’intero sistema del quale l’avvitatore è il terminale. Perché anche il modello più performante, inserito in un impianto non pienamente efficiente o non manutenuto in modo corretto, resterà lontano dai propri standard. Quanto poi alla durata nel tempo, un nostro avvitatore da camion può mantenere inalterate le proprie prestazioni ben oltre i due anni di utilizzo quotidiano, senza particolari interventi”. Com’è ovvio, la manutenzione programmata riveste un ruolo importante nel preservare la piena funzionalità dell’attrezzo.

 

Dall’automotive agli impieghi industriali


Se è vero che il motorsport rappresenta il banco di prova più impegnativo, si dimostra anche continua e proficua fonte di ispirazione: “O ci facciamo carico per intero di concretizzare la specifica innovazione oppure collaboriamo a progetti ad hoc con i team, che non solo dispongono delle capacità economiche e delle competenze tecniche per sostenere sviluppi di avanguardia, ma che ci riconoscono anche l’indiscusso primato nel motorsport”. Al ritorno d’immagine generato dalla presenza nelle competizioni sportive con la maggiore eco mediatica la società di Reggio Emilia affianca un nutrito mix di attività promozionali e commerciali. In Italia può contare su una rete di 14 agenti che coprono l’intero territorio. Ma la forza del marchio si esprime in modo altrettanto consistente all’estero, dove è indirizzata il 70% della produzione. Spiega Francesca Paoli: “Già da tempo consideriamo l’Europa come il nostro mercato domestico e l’obiettivo degli ultimi anni è stato proiettarci con slancio sempre maggiore oltre i confini continentali. Privilegiando i mercati anglosassoni, a cominciare dagli Stati Uniti, dove sono molto elevati sia la considerazione del brand sia l’apprezzamento per i nostri prodotti”. I mercati russo e cinese appaiono invece ancora in embrione, “sebbene, specie il secondo, dalle enormi potenzialità. Altra area di interesse è il Sudamerica che, seppure ancora marginale per il settore motorsport, mostra prospettive assai interessanti per la divisione industriale, che spazia dalla cantieristica alle costruzioni. Ci stiamo muovendo con successo in Cile, Perù e Brasile, e abbiamo avviato, tra gli altri, progetti riguardanti la fornitura ai mezzi impiegati nei siti minerari e nelle installazioni per attività estrattive oil & gas di questi paesi”. E qui, tra le carte da giocare, una gamma che presenta vari accessori a corredo e ritrovati inediti: “Soluzioni tecniche funzionali come i carrelli ecologici – precisa Francesca Paoli – che permettono di ridurre il rumore, nonché il peso e le vibrazioni, operando seduti e con l’avvitatore sospeso a un cavo, migliorando così le condizioni di lavoro”. 

 

 

MADE IN ITALY SEMPRE IN POLE POSITION

Campionessa di un apprezzato made in Italy, l’azienda Dino Paoli può fare leva su un viatico di quasi mezzo secolo costruito grazie alle capacità imprenditoriali e alle doti umane del fondatore. Al quale, mancato nel 2008, hanno dato piena continuità le figlie. Con tre settori di sbocco, motorsport, automotive e industria, la produzione comprende avvitatori pneumatici a impulsi e idraulici, accanto ad attrezzature per officine e accessori. Ogni anno dallo stabilimento della società reggiana escono oltre 2mila avvitatori e altrettanti prodotti di diverso tipo. Tra i prodotti di punta per l’automotive compaiono il Red Devil “Street legal” per le vetture e il Dp 150 per i mezzi pesanti, mentre il nuovo top di gamma destinato alle pit lane di F1, Gp2 e Irl è siglato Dp 5000 Ti: solo 3,5 kg grazie a un’impugnatura in leghe di magnesio e una cuffia tutta in carbonio.

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