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Articoli - Archivio

01/07/2013
PIÙ SPAZIO IN EUROPA PER IL RICAMBIO RIGENERATO

CONVEGNO SUL REMANUFACTURING

Complice la congiuntura e un più lento rinnovo del parco circolante, la domanda di parti rigenerate per auto e camion è in crescita costante: un mercato, oggetto di un convegno ad Autopromotec, che offre nuove opportunità di business coniugando risparmio e sicurezza con un maggiore rispetto ambientale

Francesco Lojola

CHE L'INDUSTRIA automotive abbia da tempo abbracciato la rigenerazione di parti e componenti non è una novità. Risale infatti agli anni del dopoguerra il suo esordio in Europa, mentre in America aveva già preso piede da almeno un ventennio. Nuova è invece la forte spinta impressa al settore, sull’onda di una crisi che impone di ripensare modelli di business già consolidati in relazione alle modifiche strutturali della domanda e di inquadrarli altresì in un contesto di sviluppo sostenibile.
“Ciò significa – ha osservato Stefano Carloni, presidente dell’Airp, l’Associazione Italiana Ricostruttori di Pneumatici – abbandonare la logica dell’‘usa e getta’ a favore di un utilizzo più responsabile delle risorse”, oltre che andare incontro, come ha sottolineato Rosella Risso, responsabile marketing di Fiat Industrial Parts & Service, “alla crescente richiesta da parte di chi possiede veicoli usati non più recenti di risparmiare sull’acquisto di ricambi grazie al prodotto rigenerato, che vanta la stessa qualità del nuovo”. Ecco delineato il focus del convegno svoltosi nel corso della recente rassegna bolognese Autopromotec, dal titolo “L’eccellenza del recupero dei materiali e del ciclo industriale della ricostruzione”. Un incontro, il primo del genere in Italia, in cui l’accento è stato posto con forza sulle valenze strategiche della rigenerazione, che presuppone processi industriali standardizzati in linea con le caratteristiche tecniche specifiche del singolo prodotto.


Ecocompatibilità e business
Acquisito alla lavorazione come carcassa, il ricambio danneggiato o difettoso viene ricondizionato e rinnovato per giungere alle officine e ai clienti finali con la medesima garanzia del ricambio nuovo di fabbrica. “Rispetto al quale – ha affermato Fernand Weiland, già presidente di Apra Europe (Automotive Parts Rebuilders Association) – rappresenta la scelta migliore per la manutenzione di una vettura o di un veicolo industriale a loro volta non più nuovi, proprio perché è un ricambio ugualmente garantito ma al tempo stesso ben più economico. Il rigeneratore deve assicurare che il prodotto ritorni al suo stato originale e alla capacità di fornire le prestazioni precedenti; ed è tenuto a identificarlo chiaramente come parte rigenerata e ad apporvi il proprio logo”. Così come avviene anche per i pneumatici ricostruiti, i quali permettono forti risparmi rispetto all’acquisto del nuovo, recuperando circa il 70% dei materiali originari del prodotto; è così che il processo di rigenerazione abbatte le emissioni di CO2 del 30%.
Peraltro, ha puntualizzato Carloni, “le gomme ricostruite non sono tutte uguali: gli utilizzatori devono imparare a distinguere tra i diversi ricostruiti perché, come avviene tra i prodotti nuovi, ciascuno ha caratteristiche diverse. Qui entra in gioco il ruolo del rivenditore, per il quale la ricostruzione rappresenta una preziosa fonte di reddito e che deve quindi essere in grado di selezionare il prodotto più adatto alle esigenze del singolo cliente”.

In Europa 8 miliardi di fatturato
Si tratta soprattutto di pneumatici per autocarro, il cui venduto annuo totale in Europa è di circa 5 milioni di pezzi, mentre i volumi continentali della componentistica rigenerata per il mercato truck assommano a poco meno di 2,2 milioni di unità, cui vanno aggiunti, ai fini del computo globale, 22,3 milioni di ricambi rigenerati per vettura. Ciò colloca la dimensione economica del settore, ai prezzi di vendita al dettaglio, sopra gli 8 miliardi di euro.
“Appare evidente – ha sottolineato Weiland – come la rigenerazione nel vecchio continente non abbia ancora raggiunto la piena maturità: il mercato è diviso pressoché a metà tra nuovo e rigenerato, con una leggera prevalenza di quest’ultimo, che appare in continua crescita. E comunque il settore è ancora ben lontano dai 30 miliardi di fatturato del mercato statunitense”, ove i numeri del parco circolante non sono però molto dissimili dai nostri: 235 milioni di veicoli contro 220. “A far la differenza, la qualità dei ricambi nuovi, che in Usa sono generalmente più costosi e meno durevoli, un più elevato gradimento complessivo dei pezzi rigenerati e la maggiore frequenza con cui le officine sostituiscono i componenti, che si lega sia a percorrenze superiori come pure a un’età media del parco più alta di quella europea”. In Italia il circolante è tra i più giovani, ma la crisi ha rallentato il rinnovo, in particolare tra i veicoli commerciali e industriali, “che nell’arco di un lustro – ha osservato Rosella Risso – hanno visto aumentare l’età media da 5,3 a 6,3 anni, e crescere in parallelo la quota dei mezzi più anziani”.
 
Giù i costi di esercizio
“Ecco allora l’importanza del rigenerato, oggi assai più di ieri: se il valore residuo dei veicoli è inferiore, l’offerta di ricambi deve risultare più conveniente, in linea con le richieste di chi cerca la qualità e la sicurezza del nuovo insieme all’economia di spesa”. Oltre al minore impiego di materiali nuovi, che fa risparmiare risorse, la rigenerazione taglia i costi energetici e, di conseguenza, le emissioni di CO2, in Europa 271mila ton in meno ogni anno. “Anche per questo motivo, rispecchiato nell’impegno di Fiat Industrial verso la sostenibilità ambientale, l’aumento della domanda di rigenerati appare irreversibile. Quanto all’acquirente di un veicolo professionale, la chiave è data dalla spesa globale di esercizio del mezzo. Grazie anche all’impiego di ricambi ‘Reman’, con le medesime caratteristiche e garanzie degli originali nuovi, abbiamo potuto ridurre del 7% il costo dei programmi di manutenzione”. L’offerta di rigenerati di Fiat Industrial, composta inizialmente da motori e cambi, si è allargata nel tempo a turbine, teste cilindro, motorini d’avviamento e alternatori, nonché a iniettori e pompe, centraline e componenti idraulici, e oggi va estendendosi anche a compressori per aria condizionata, pompe freni e tiranteria; famiglie di prodotto per le quali il mercato sembra poter garantire un forte potenziale di sviluppo.
“La richiesta di prodotti rigenerati – ha concluso Weiland – riguarda sì i componenti meccanici tradizionali, ma anche le parti meccatroniche ed elettroniche, frutto delle nuove tecnologie. È un’area di mercato, questa, che presenta opportunità notevolissime anche per i nuovi arrivati”.

 

Pneumatici ricostruiti, tra sostenibilità e risparmio


Dal consumismo ben poco responsabile alla manutenzione organizzata e consapevole. È la parabola evolutiva che il presidente dell’Airp Stefano Carloni associa allo sviluppo di una nuova coscienza tra gli utenti professionali, in primis le aziende dell’autotrasporto, da cui può trarre alimento il mercato dei pneumatici ricostruiti. “Un cambiamento legato soprattutto a ragioni economiche, che alla luce della crisi impongono di ridurre i costi di gestione, ma utile a trasmettere i valori di un comparto industriale più che mai importante”. Riflessi innanzitutto dal bilancio ecologico ed economico della ricostruzione in Italia, che conta circa 50 aziende e 2mila addetti, dal quale si evince che nel 2011 si è evitato lo smaltimento di oltre 33mila ton di pneumatici fuori uso. Prodotti riportati al nuovo risparmiando energia equivalente a 114 milioni di litri di petrolio, 40mila ton di CO2 e quasi 32.600 ton di materie prime, tra gomma naturale e sintetica, metalli e fibre tessili. In totale per gli acquirenti di gomme ricostruite, un’economia di spesa annua pari a 297 milioni di euro.

“Il ciclo virtuoso del risparmio – ha aggiunto Carloni – si compie a partire dall’acquisto di pneumatici nuovi di qualità, passando per la manutenzione periodica con il controllo delle pressioni, a vantaggio della riduzione dei consumi, per giungere alla ricostruzione. La cui valorizzazione, poiché si tratta di un settore ad alta incidenza di manodopera, può portare anche a un impatto positivo sull’occupazione locale”.

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