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Articoli - Archivio

22/04/2015
PIRELLI SOTTO LE INSEGNE DEL DRAGONE

Accordi internazionali


Un nuovo socio cinese di maggioranza per la Bicocca, il colosso della chimica ChemChina, e uno scenario di sviluppo sfaccettato e denso di opportunità: vediamo cosa cambia fin d’ora e in prospettiva

Francesco Lojola

Per il settore è la notizia dell’anno, senz’altro destinata a modificare equilibri e dinamiche dell’attuale scenario competitivo. Pirelli finisce in mani cinesi, quelle del gigante statale della chimica China National Chemical Corporation (ChemChina), attraverso la controllata China National Tire & Rubber, e per i pneumatici della P lunga si apre un capitolo tutto nuovo nella vicenda industriale iniziata a Milano 143 anni fa. Grazie al nuovo socio di maggioranza, pronto a versare circa 7,1 miliardi di euro per l’acquisto del gruppo della Bicocca (1,8 dei quali già accordati a fronte della quota azionaria, il 26,2%, detenuta dalla finanziaria Camfin) il nuovo assetto moltiplica le dimensioni del mercato, e, con esso, gli sbocchi nel continente asiatico. Laddove, ora più che mai, concorrenti come Continental e Michelin stanno spingendo per aumentare presenza e quote di business. Entro settembre, al termine di una serie di complessi passaggi che culmineranno con l’offerta pubblica di acquisto sull’intero capitale, obiettivo il delisting di Pirelli dalla Borsa, il riassetto dovrebbe essere concluso. Consegnando al settore un gruppo italo-cinese con armamentari e ambizioni rinnovate, che poggiano innanzitutto sulla sostanziale complementarità dei rispettivi apporti in campo produttivo. Nella prima conferenza stampa seguita agli accordi, Ren Jianxin, presidente di ChemChina, ha sottolineato come a Pirelli servisse “un partner asiatico per poter crescere”, osservando che è protagonista nel settore dei pneumatici vettura di alta gamma, ma “nel segmento delle coperture per i mezzi industriali e agricoli le sue dimensioni appaiono limitate”.

 

Sede, R&D e tecnologie restano in Italia

E ricordando peraltro che la Cina rappresenta oggi il più grande mercato automobilistico mondiale, con 23 milioni di veicoli venduti nel 2014, e una penetrazione pari a 107 vetture ogni mille abitanti, attesa a raggiungere quota 252 entro un decennio. E se è vero che gli acquirenti cinesi mostrano una crescente propensione per i prodotti di marchio anche nell’ambito dei pneumatici, le prospettive di sviluppo si annunciano rosee. Un marchio, quello della P lunga, che Ren, con un paragone da entusiasta della moda, ha definito il Prada dell’industria di settore. E ora, a seguito di un investimento che si colloca al quinto posto fra i maggiori da parte di gruppi di Stato cinesi, spicca come il fiore all’occhiello di un colosso, ChemChina, forte di 140mila dipendenti, un fatturato di 45 miliardi di euro e una presenza diretta in 140 Paesi. L’ingresso di ChemChina, ha scritto il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera nel suo messaggio ai dipendenti, “consentirà di portare avanti con maggiore vigore la strategia di crescita. Gli accordi ci garantiscono piena autonomia gestionale, assicurano la continuità dell’attuale management e mantengono la nostra sede aziendale e le nostre tecnologie in Italia”. Garantendo peraltro allo stesso Tronchetti Provera la permanenza al timone del gruppo per i prossimi cinque anni, nonché di scegliersi il successore. E poi, “un partner come ChemChina consentirà alla società di diventare più grande. Le nostre fabbriche e più in generale l’occupazione non potranno che beneficiarne”.

 

La 4a piazza tra i produttori di gomme truck

E, ancora, ChemChina “non ha alcuna volontà di interferire nella gestione operativa del gruppo”, ma soprattutto, “la sede operativa e la ricerca rimarranno in Italia. Le tecnologie non potranno essere cedute a terzi”. Per cambiare queste regole, come stabilito nei patti, è necessario il consenso del 90% dell’assemblea degli azionisti. Ciò che pertanto rende tali evenienze assai improbabili. Tra gli effetti delle nozze con ChemChina, l’annunciato scorporo delle attività industrial di Pirelli per fonderle con quelle controllate dalla multinazionale pechinese, sotto le insegne di Aeolus Tyre e di China National Tire & Rubber. Ecco allora il raddoppio dei volumi del business, pronti a giungere alle soglie dei 12 milioni di pezzi annui, dando vita al quarto produttore mondiale di pneumatici autocarro. Un deciso salto in avanti per Pirelli, che, stando ai dati preliminari di bilancio, nel 2014 ha accusato una contrazione dei volumi truck pari al 6,5% (i ricavi sono calati da 1.552 a 1.397 milioni di euro), soprattutto a causa delle difficoltà del mercato sudamericano rispetto al quale la Bicocca, in particolare sul venduto di primo equipaggiamento, denota una forte dipendenza. In Cina, paese che rappresenta il 40% del mercato globale delle coperture industriali, Pirelli aveva iniziato a investire nel 2005, inaugurando a Yanzhou, nella provincia del Shandong, una fabbrica di radiali per autocarro. Uno stabilimento (cui si aggiungono i tre attivi in Brasile con produzioni truck, nonché gli omologhi in Egitto e in Turchia) per la realizzazione del quale la P lunga, dopo aver siglato una lettera d’intenti proprio con Aeolus, finiva per scegliere un altro partner locale, Roadone Tyre.

 

Upgrade tecnologici per i cinesi

Oggi il segmento industrial costituisce per la P lunga il 23% delle vendite totali di pneumatici in valore, di cui il 20% ascritte al truck e il 3% all’agro. Dall’area Asia-Pacifico Pirelli deriva poco meno del 9% del proprio giro d’affari. È ancora presto per stabilire chi, tra i nubendi, tragga dall’operazione i maggiori vantaggi. Di certo, ChemChina da un lato si vede spalancare le porte del mercato europeo, con un forte impulso potenziale alle vendite in campo internazionale, dall’altro può approfittare di significativi aggiornamenti tecnologici, anche per sviluppare una propria offerta di pneumatici premium. Pirelli si avvantaggia sulla concorrenza che punta sul Far East e può guardare con maggiore fiducia agli obiettivi programmati, superando di fatto la partnership con i russi di Rosneft (che resteranno nell’azionariato con una quota ridotta), pregiudicata dalla complessa situazione geopolitica, e spostando l’enfasi da un’area di mercato che tuttora vale non più del 4% del giro d’affari totale. Obiettivi che si riassumono nel portare il fatturato consolidato da 6 a 6,4 miliardi sfruttando in particolare le opportunità di crescita nei paesi emergenti, con un aumento dei volumi premium di almeno il 10%, e nel complesso un incremento del venduto superiore al 3%. Quanto infine al risultato operativo di gruppo, Pirelli si attende che possa crescere quest’anno a 930 milioni, dagli 838 fatti segnare l’anno passato.

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