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In Lab - Archivio

01/07/2013
PERSONALITÀ ANALITICA E SISTEMICA? COGLIERE IL DETTAGLIO E/O COGLIERE IL TUTTO?

Continuiamo un percorso ideale alla volta delle attitudini di mestiere iniziato con il primo numero di Pneurama di quest'anno.

I tratti delle personalità individuali rappresentano gli ingredienti che generano quel composto alchemico che guida la regia implicita del nostro comportamento. In termini metaforici rappresentano i “liquori” componenti il “cocktail” chiamato personalità. Il cervello umano si presenta come un’affascinante “macchina pensante”, frutto non casuale di cinquecento milioni di anni di evoluzione della specie, che gli esperti definiscono col termine filogenesi. Dentro la teca cranica nasciamo tutti con un cervello, simile per struttura e potenzialità. Allo starter percettivo partiamo biologicamente simili ma ciò che ci fa diversi nel comportamento è la dinamica di adattamento, unica e irripetibile, che caratterizza la nostra avventura di vita (detta ontogenesi).
Le avventure di vita degli esseri umani si muovono tra gli stimoli ambientali e le risposte più o meno protagonistiche degli individui. Gli stimoli ambientali sono rappresentati dai contesti geografici, economici, sociali, educativi, che incrociamo nella nostra esistenza. Le sorti legate a tali stimoli, in molta misura dipendono dalle nostre risposte adattative. Nello scorrere della nostra vita siamo continuamente posti di fronte a un implicito bivio educativo, adattarci alle richieste ambientali o adattare l’ambiente alle nostre esigenze. La nostra personalità si edifica e, in fase post-adolescenziale si stabilizza, come frutto dell’allenamento soggettivo costituito dalle innumerevoli risposte adattive all’ambiente o/e di adattamento dell’ambiente. I nostri repertori e copioni comportamentali, in età giovanile, sono frutto di allenamento, per prove ripetute e aggiustamento di errori, finendo per consolidarsi in fase adulta e diventare le nostre implicite strategie comportamentali di fondo. Due tratti di personalità che permettono si caratterizzare in modo anche molto evidente gli individui, tanto da suggerire percorsi di lavoro e di vita molto diversi, possono esser definiti, con un linguaggio domestico, attitudini specialistiche e attitudini generaliste.

Il sistema corticale: (corticale sinistro e corticale destro) pensiero lineare e pensiero metaforico
La corteccia cerebrale umana (o neocorteccia per la sua relativamente recente costituzione) rappresenta la parte geograficamente superiore del nostro cervello. Essa ha in media uno spessore di tre millimetri ed è dotata di un numero di neuroni ben superiore a quello delle altre strutture cerebrali. In termini evolutivi l’apparizione della corteccia cerebrale umana viene fatta risalire a circa quattro milioni di anni fa. In virtù delle sue numerose pieghe, dette circonvoluzioni cerebrali, riesce a far contenere nella scatola cranica una superficie pari a 2.300 cm2, il corrispettivo di una tovaglia per una cena da sei persone. A essa è primariamente dovuta la nostra straordinaria adattabilità agli ambienti, insieme alla nostra straordinaria capacità di adattare gli ambienti alle nostre necessità. La corteccia è quella parte del cervello, e quindi quella funzione di pensiero, tesa maggiormente a educarsi a un ambiente dato e a progettare cambiamenti su di esso. Il mammifero umano possiede la corteccia più ricca di tutte le altre specie e ciò denuncia la sua massima educabilità ambientale.
Il nostro cervello parte per l’avventura della vita con un budget di circa dieci miliardi di neuroni, in grado di collegarsi fra loro generando potenzialmente circa diecimila miliardi di connessioni non casuali fra neuroni. La stragrande maggioranza di questi collegamenti (reti neuronali) altro non è che la rappresentazione – scritta tra neuroni – della nostra esperienza umana, per certi aspetti, unica e irripetibile. Gli esseri umani inscrivono la loro avventura di vita nei loro programmi neuronali. A parità di dotazione neurologica, le associazioni e le reti di collegamento di molti neuroni dipendono dalla casualità e specificità degli ambienti educativi e dalla selettività soggettiva esercitata, su di essi, da ogni singolo individuo. A parità di dotazione neurologica quantitativa, la corteccia cerebrale radica associazioni e reti neurologiche diverse se è esposta prevalentemente a un ambiente geografico naturale (agricolo, marinaro ecc.) e a una cultura sociale preindustriale, piuttosto che a un ambiente geografico convenzionale urbanizzato e a una cultura sociale industriale. Ancora diverse saranno le reti neurologiche dell’individuo che ha frequentato entrambi gli ambienti.
La corteccia cerebrale è morfologicamente formata da due emisferi simmetrici (emisfero sinistro ed emisfero destro) tra loro collegati, di forma analoga a metà di una noce sgusciata. L’emisfero sinistro è più abile nel processare fenomeni che hanno a che fare col fattore tempo, con i ragionamenti rigorosi causa-effetto, con la scansione cronologica (prima/dopo, a monte/a valle) dei progetti,  con i linguaggi lineari verbali e aritmetici e con i processi di pensiero analitici, tendenti a esaltare e approfondire un dettaglio mettendo sullo sfondo il resto del contesto. L’emisfero destro appare invece più abile nel trattamento delle informazioni che hanno a che fare con il fattore spazio e si attiva tramite le pluri-sensorialità (vista, udito, olfatto, gusto, percezioni corporee) che, appunto, si muovono nello spazio, con i linguaggi non verbali metaforici e associativi, con i ragionamenti per analogie e similitudini e con i processi di pensiero sistemici e globali, tendenti, cioè, a esaltare il tutto e i legami essenziali che legano le parti che lo compongono, sfumando l’approfondimento analitico delle singole parti. Per esempio, in un messaggio pubblicitario il linguaggio scritto e verbale viene trattato prevalentemente dall’emisfero sinistro mentre le immagini evocative vengono trattate prevalentemente dall’emisfero destro, gli aspetti descrittivi lineari dal sinistro, gli aspetti seduttivi e metaforici dal destro. L’emisfero sinistro, al cospetto di un bosco, cerca di progettare la focalizzazione di alcune piante per diventarne un conoscitore di dettaglio. L’emisfero destro tende a distanziarsi dal bosco per coglierne la visione d’insieme. Con l’emisfero sinistro siamo in grado di apprezzare la rigorosa linearità di un discorso scientifico. Con l’emisfero destro riusciamo ad apprezzare la divertente e inattesa discontinuità del finale di una barzelletta o i sentieri metaforici tracciati da immagini poetiche o, ancora, suggeriti da favole o parabole emblematiche. Le due modalità di pensiero sono in concorrenza complementare tra loro, la dominanza dell’uno può tendere a escludere momentaneamente l’altro, ma la dialettica cerebrale garantisce la loro potenziale complementarità e integrazione. Non possiamo comprendere adeguatamente l’interazione del tutto (visione sistemico-metaforica) se non conosciamo sufficientemente le parti che lo costituiscono (visione analitica). Così, non possiamo cogliere i veri significati delle parti (visione analitica) se non le mettiamo in relazione al tutto contestuale che le circonda. Le condizioni ambientali e gli stimoli socioculturali costituiscono la palestra nella quale si esercitano, rinfrancano ed edificano i nostri paradigmi di pensiero e con essi le nostre attitudini.
Così è possibile constatare che, in ragione degli stimoli ambientali (condizioni oggettive) e delle selezioni protagonistiche degli individui (condizioni soggettive), esistono persone che mostrano in modo più o meno evidente una preminenza di pensiero analitico rispetto al pensiero sistemico o viceversa. È evidenza quotidiana che alcune persone mostrano comportamenti prevalentemente analitici, improntati dall’ordine, dalla precisione e dall’analisi del dettaglio. Di converso altri individui mostrano comportamenti prevalentemente sistemici, ispirati dal “disordine vitale”, dalla gestione creativa degli imprevisti e dalla orchestrazione contemporanea di più fattori organizzativi. In termini di coerenza tra profilo attitudinale e profilo professionale si può notare che le professioni spinte a governare sistemi complessi, multifattoriali, imprevedibili, eclettici, richiedono più impegno sistemico che analitico. Rientrano in questo campo le attività imprenditoriali, quelle di vendita, di gestione del personale, di servizio, di animazione sociale, politica e così via. Le professioni indirizzate ad attività specialistiche, molto focalizzate, ricche di utensili di misurazione puntuale e numerica e di modelli di pensiero tecnologico e scientifico chiedono più approccio analitico che sistemico. In questa categoria sono riconducibili le attività contabili, amministrative, produttive, tecnologiche, di ricerca e sviluppo, artigianali, tecnico pratiche. I due baricentri attitudinali (analitico e sistemico) convivono con prevalenze diverse in diversi individui, in ragione della loro avventura di vita. Fra due uscite di Pneurama riprenderemo l’argomento, descrivendo gli indizi comportamentali che aiutano a istruire un’autocertificazione attitudinale e un conseguente indirizzo di carriera.


Roberto Vaccani
formatore, consulente di organizzazione, comportamento organizzativo e
docente senior SDA Bocconi Milano

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