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Articoli - Archivio

01/03/2016
PERICOLO NERO

Gestione PFU

Le vendite irregolari rischiano di aumentare il numero di pneumatici fuori uso abbandonati o smaltiti in maniera dannosa per l’ambiente. Ecopneus si è fatta carico di parte del problema anche nel 2015, ma la collaborazione di istituzioni e associazioni dei gommisti è essenziale

Massimo Condolo

Per il quinto anno consecutivo, Ecopneus è andato al di là dei suoi compiti, raccogliendo quote di pneumatici fuori uso oltre il target fissato dalla legge.

Nonostante ciò, a fine 2015 si stimavano ancora due milioni e mezzo di pneumatici fuori uso (PFU) da raccogliere e recuperare. Pneurama ne ha parlato con il direttore generale Giovanni Corbetta.

 

Possiamo innanzitutto ricordare ai nostri lettori che cos’è Ecopneus e come funziona?

Ecopneus è una società per azioni senza fini di lucro, creata dai principali produttori di pneumatici che operano in Italia, per assolvere agli obblighi di gestione dei pneumatici fuori uso. Gestisce un sistema attivo dal 2011 e finanziato dal contributo ambientale pagato dal cliente finale all’acquisto di ogni pneumatico nuovo o usato importato. Il contributo serve esclusivamente a gestire le attività di recupero, con un modello “uno contro uno”: ogni pneumatico immesso sul mercato finanzia il corretto smaltimento di quello che va a sostituire. Come gli altri soggetti autorizzati alla gestione dei PFU, Ecopneus ha target annuali di raccolta definiti sulla base della quantità di pneumatici immessi nel mercato del ricambio l’anno precedente dalle aziende socie. Una volta raggiunto il target, la società non ha più obblighi di raccolta ma nemmeno più fondi per raccogliere ulteriori quantità di PFU. Nel 2015, per esempio, avremmo dovuto cessare l’attività di raccolta prima del 25 novembre, avendo già raggiunto il nostro target annuale con 225mila tonnellate raccolte.

 

Come si può descrivere l’attività del Consorzio in numeri?

Gestiamo raccolta e recupero di circa il 70% dei PFU generati in Italia (in media 250mila tonnellate annue, pari in peso a 27 milioni di pneumatici per vettura) e proprio l’anno scorso abbiamo raggiunto, in settembre, un milione di tonnellate di PFU raccolte e recuperate. Per dare un’idea, il peso raccolto è pari a quello di otto navi da crociera. Nel 2014, ultimo anno, per il quale abbiamo dati statistici completi, abbiamo raccolto circa 30mila tonnellate di PFU (cioè il 13% in più) oltre il target prefissato. Dal 2011 sono state circa 67mila le tonnellate di raccolto oltre gli obblighi di legge.

 

Ecopneus non ha quindi obbligo verso il recupero della quota di PFU non coperta dai proventi del contributo ambientale. Perché si impegna su questo fronte e che risultati ha ottenuto?

È una decisione autonoma ed ecologicamente responsabile, coerente con il mandato conferitoci dai soci sin dalla nostra costituzione. Un impegno che si concretizza, per esempio, con il prelievo degli “stock storici”, grandi quantitativi accumulati prima dell’avvio del sistema nazionale; grazie alle nostre sole risorse in questi anni ne abbiamo rimossi dodici, per un peso di oltre 60mila tonnellate. Il nostro impegno nella Terra dei Fuochi ha permesso 201 interventi in 19 Comuni, dove abbiamo prelevato 818 tonnellate di PFU scongiurando il loro utilizzo per i roghi di rifiuti che hanno reso tristemente famosi quei territori.

Da dove nasce la quota “extra target” e come è quantificabile?

Deriva principalmente dalla vendita in nero di pneumatici nuovi e dal trasferimento nel mercato del ricambio di pneumatici staccati da veicoli in demolizione cui segue un trattamento non corretto delle coperture sostituite. Sono pratiche che non solo eludono il contributo ambientale e l’Iva, ma creano problemi ecologici in quanto generano quantitativi di PFU che, non essendo tracciati, legalmente “non esistono”… A novembre 2015 avevamo stimato in circa due milioni e mezzo il numero di coperture che rischiavano di non essere raccolte regolarmente entro la fine dell’anno.

 

Cosa fa il Consorzio per evitare questo?

Va oltre il suo target annuale con risorse economiche proprie. Per il quinto anno consecutivo, anche nel 2015 abbiamo deciso di provvedere con nostri mezzi finanziari alla raccolta dei quantitativi di pneumatici extra target.

 

Oltre agli aspetti ambientali, i PFU extra target sono quindi anche un problema fiscale?

Sì, e non solo: come abbiamo visto, generano un costo industriale per il loro trattamento che viene sostenuto interamente dai soggetti autorizzati alla gestione dei PFU come Ecopneus. Oltrepassare gli obiettivi stabiliti dalla legge è stato un modo per evitare problemi ambientali e garantire un servizio completo agli operatori. Ma non sempre abbiamo potuto proseguire la raccolta extra target fino a fine anno: a dicembre 2015, per esempio, siamo stati costretti a sospendere per alcune giornate le operazioni di raccolta a causa del completo esaurimento delle nostre risorse economiche.

 

Cosa possono fare le istituzioni?

Devono impegnarsi ad affinare la normativa vigente per evitare che, nel contesto di un sistema che comunque funziona, il problema possa ripresentarsi. Parallelamente è necessario che ogni attore della filiera dia il suo contributo in modo etico, serio e consapevole.

È fondamentale promuovere i comportamenti corretti e contrastare con ogni strumento le vendite in nero: auspichiamo su questo fronte anche un attivo coinvolgimento degli enti e delle associazioni di categoria, che dovrebbero essere interessate esattamente come noi a una moralizzazione della filiera.

 

Come vengono utilizzati i PFU?

La maggior parte (circa il 60%) viene utilizzata per produrre energia. Ma è sempre più elevata la quota destinata alla produzione delle cosiddette “materie prime seconde” (come vengono definite quelle derivate da riuso di scarti o riciclaggio) come granulo e polverino di gomma, che oggi rappresentano il 40% circa. Ad oggi il 30% della gomma da riciclo della filiera Ecopneus trova nuova vita come pavimentazione per campi sportivi, il 13% come tappeti antitrauma per parchi giochi, il 5% come isolante acustico in edilizia e l’1%, quota piccola ma in ascesa, per la realizzazione di asfalti drenanti e fonoassorbenti. Oggi in Italia ci sono oltre 350 km di strade con questo tipo di pavimentazione; nel 2011 erano 105: la crescita è stata del 225%. L’asfalto modificato con polverino è anche più resistente alla formazione di buche e fessure.

 

Quali sono gli aspetti di sostenibilità indiretti del riciclo della gomma?

Reimpiegare le materie prime seconde derivate dal recupero dei PFU riduce il consumo di fonti esauribili, siano esse materie prime come gli idrocarburi e la gomma naturale, o combustibili utilizzati per produrre l’energia necessaria ai prodotti industriali. La nostra attività ha evitato l’importazione di materie prime nuove per un valore pari a 105 milioni di euro, l’emissione di 344 milioni di tonnellate di anidride carbonica, il consumo di 1,8 milioni di metri cubi di acqua e di 377mila tonnellate di minerali e materiali fossili.

 

E quelli economici?

La filiera che abbiamo organizzato è formata da 103 imprese con 700 addetti, selezionate attraverso periodiche gare e capaci di generare un valore economico di 67 milioni di euro. Forte è anche l’impegno per ampliare gli sbocchi applicativi delle materie prime seconde da PFU, con un investimento in ricerca e innovazione che dal 2011 ha raggiunto i 14 milioni di euro.

 

Un’ultima domanda: una corretta gestione dei PFU non è soltanto questione di buone pratiche nella filiera di recupero. Siete quindi impegnai su altri fronti?

Sì. Ad esempio, da diversi anni promuoviamo progetti educativi e di sensibilizzazione nelle scuole, workshop tecnici e tematici, ma anche seminari per le forze dell’ordine e gli enti di controllo, incentrati sugli aspetti normativi legati alla gestione dei pneumatici fuori uso.

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