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Articoli - Archivio

07/05/2019
No a merci e tir italiani prigionieri delle alpi

Autotrasporto

 

Penalizzanti per il nostro Paese le misure restrittive adottate da Austria, Francia e Svizzera sul passaggio degli autotrasportatori

Paolo Castiglia

Merci e Tir italiani prigionieri delle Alpi? Le misure restrittive adottate da Austria, Francia e Svizzera nei confronti dei Tir lungo l’arco alpini sono ritenute penalizzanti dal sistema dell’autotrasporto italiano, sia per l’economia nazionale e sia per le imprese di trasporto.

Di qui la richiesta avanzata al ministro dei Trasporti Toninelli perché intervenga, a livello comunitario, su quei Paesi che attuano il contingentamento degli automezzi che, secondo le nostre associazioni di categoria, nasce con “il pretesto di voler preservare l’ambiente, che invece andrebbe salvaguardato attraverso politiche di incentivi per l’utilizzo di veicoli più moderni”.

Sempre su questo tema, dopo l’annuncio della prosecuzione del dosaggio dei veicoli industriali pesanti lungo l’asse del Brennero anche nel secondo semestre di quest'anno da parte del Tirolo austriaco, Conftrasporto ha diffuso una nota in cui chiede l'intervento del Governo per “pretendere la cessazione del contingentamento dei Tir alla frontiera con la Germania, una misura che ha, come unico scopo, quello di penalizzare gli autotrasportatori italiani”. A febbraio sulla vicenda la commissaria europea ai Trasporti, Violeta Bulc, aveva inviato una lettera al Governo austriaco per criticare tale provvedimento, ma evidentemente è stata ignorata da Vienna.

“L'Austria sta proseguendo in maniera imperterrita, e ha deciso di prorogare il dosaggio alla frontiera con la Germania anche nel secondo semestre di quest'anno, portando le giornate interessate alla misura a ben 32, contro le 27 del 2018 – ha spiegato Confetra –. Questa cosa non è più accettabile, dato che abbiamo ancora ben presenti le immagini dello scorso anno quando, alla frontiera con la Germania e alla faccia della lotta all'inquinamento tanto cara al governo austriaco, si formò una fila di oltre venti chilometri di mezzi pesanti in attesa di poter rientrare in Italia”.

Ma il dibattito nel settore non si esaurisce certo con la questione valichi, sono moltissime le tematiche oggetto di attenzione nel rapporto tra autotrasportatori e Governo: per esempio, sul piano delle infrastrutture e della sicurezza stradale, si segnala l’urgenza di intervenire sul tema dei trasporti eccezionali, che a dispetto di quanto stabilisce la legge e a seguito di un’interpretazione troppo soft dei regolamenti, viaggiano tutt’oggi a 108 tonnellate con carichi multipli, anziché con un pezzo unico e indivisibile. Il risultato è l’aumento esponenziale con cui i mezzi eccezionali attraversano ponti e cavalcavia, con i rischi e le conseguenze che purtroppo tutti conosciamo.

A questo proposito il settore chiede di agire sul codice della strada con un decreto ad hoc che restituisca ai trasporti eccezionali i connotati originari. Altro decreto al centro del confronto è quello che riguarda il trasferimento delle revisioni dei mezzi pesanti ai centri privati autorizzati, una misura che il settore ha chiesto di rendere operativa al più presto.

Dal canto suo, poi, l’autotrasporto chiede al Governo urgenti incentivi per svecchiare il parco circolante degli automezzi adibiti al trasporto merci. Il rinnovo è indispensabile per assolvere alle normative europee e alle disposizioni ambientali. L’età media degli automezzi italiani adibiti al trasporto merci è di 13,5 anni e il 63,1% dell’intero parco circolante è di categoria euro inferiore alla 4.

“Con questi veicoli – afferma una nota della Federazione degli autotrasportatori italiani – è impossibile che i nostri vettori possano adeguarsi alle recenti normative comunitarie in materia ambientale (dir. 2016/2284 e nuova intesa tra Parlamento europeo e Consiglio del 18 febbraio 2019), che prevedono la riduzione del 15% delle emissioni inquinanti entro il 2025 e del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2018. Oltretutto le maggiori città italiane stanno sempre più emanando provvedimenti che vietano l’ingresso nei centri urbani dei veicoli diesel inferiori alle categorie Euro 4, che comunque hanno già più di dieci anni di vita. Continuando di questo passo sarà impossibile, per molte imprese di autotrasporto, soprattutto quelle monoveicolari o con un parco disponibile ridotto, continuare a lavorare”.

La Fai chiede quindi, ancora una volta, al Governo di adottare politiche di concreto sostegno per il rinnovo del parco circolante italiano, con la rottamazione dei vecchi automezzi inquinanti, verso i nuovi modelli di autoveicoli ecologici, dotati inoltre dei più moderni sistemi di sicurezza stradale, quali per esempio la frenata assistita (sistema di sicurezza attiva che riduce il rischio di tamponamento) e l’anti-svio (sistema di avvertimento di abbandono involontario di corsia).

“Il Governo – conclude la nota stampa – preveda che anche tutte le misure di incentivo per il settore siano caratterizzate da una progressiva correlazione con le classi Euro di emissione. Avremo così un rinnovo graduale e rapido del parco circolante”.

 

 

LOGISTICA: LA SFIDA DELLA SEMPLIFICAZIONE

Proposte per rendere più competitivo il settore dei trasporti e della logistica intervenendo sul tema della semplificazione. Freight Leaders Council ne ha presentate diverse al Cnel, e riguardano l’autotrasporto, la logistica dell’ultimo miglio, l’intermodalità ferroviaria e la sharing logistics facilitando l’evoluzione dell’autotrasportatore verso un modello “imprenditoriale” meno artigianale. Secondo il presidente Massimo Marciani “diventano decisivi lo sharing logistics per l’ottimizzazione delle risorse e dei viaggi, la digitalizzazione dei processi e dei documenti di viaggio, un maggiore uso degli Its per l’organizzazione del lavoro in ambito urbano ed extraurbano, la liberalizzazione del noleggio per i mezzi pesanti, e l’accelerazione della riorganizzazione imprenditoriale delle aziende di autotrasporto”. Necessari inoltre, secondo l’organizzazione, anche il ricambio del parco mezzi nel segno della sostenibilità ambientale, installazione di piazzole 2.0 prenotabili telematicamente, creare nuova efficienza attraverso il miglioramento del coefficiente di carico dei mezzi di trasporto, prevedere un utilizzo più razionale dei materiali per l’imballaggio, il risparmio energetico, minori investimenti in hardware e la creazione e l’utilizzo di sistemi digitali intelligenti. “La nostra associazione crede fermamente – conclude il presidente – che sia fondamentale avviare un processo di semplificazione normativa e, di conseguenza, operativa, per dare competitività e slancio alla logistica italiana, sempre più al centro del sistema industriale del Paese”.

 

 

AFFIDABILITÀ DEL VETTORE: ECCO IL SISTEMA DI VALUTAZIONE

La sfida è quella di permettere al committente di scegliere il partner migliore rispetto ai propri parametri di qualità, consentendogli di valutare la qualità dell'autotrasportatore in termini di sicurezza, affidabilità e sostenibilità. A proporlo è la Fiap, la Federazione italiana degli autotrasportatori professionali. Ad aderire in prima battuta sono i più grandi gruppi del food, a cominciare da Ferrero, come ha spiegato Alessandro Peron, direttore di Fiap. Il rating che viene assegnato da un ente certificatore terzo, prenderà in considerazione molteplici aspetti: dalla sicurezza stradale, a quella sul lavoro; dal rispetto ambientale alla tecnologia impiegata anche sul mezzo, alle certificazioni ricevute. I diversi parametri verranno espressi, per ciascun ambito, in una scala da 1 a 100, e permetteranno ai committenti di scegliere in modo trasparente quale vettore corrisponde al proprio modello organizzativo. Con questa iniziativa Fiap vuole stimolare l’implementazione della qualità dei suoi associati, sostenendoli nella competizione contro i vettori che puntano solo sui ribassi dei prezzi a scapito dell'affidabilità complessiva.

 

 

SISTRI: ORA L’AUTOTRASPORTO CHIEDE I DANNI

Secondo gli autotrasportatori italiani il Sistri è stato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali: in otto anni i costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato hanno superato i 141 milioni di euro. Il tutto per un sistema che non ha mai funzionato. Ecco allora una proposta di legge e un fondo a ristoro delle spese sostenute dalle imprese di autotrasporto per uniformarsi al Sistri. Lo ha annunciato Paolo Uggè, vicepresidente di Confcommercio-Conftrasporto. L’occasione è stata la tavola rotonda sul “Sistri, dall’abolizione a un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti” promossa dalla Fai nell’ambito del Salone dei trasporti e della logistica di Verona. È una proposta di legge mandata immediatamente al Governo, con la richiesta dell’istituzione di un fondo con un tetto di 20 milioni di euro che possa almeno in minima parte “risarcire” le imprese dell’autotrasporto per le spese sostenute. “Se non avremo risposte ci rivolgeremo a tutte le forze politiche perché si attivino in questo senso – ha spiegato Uggé – e la speranza è che il Governo la faccia propria”.

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