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Articoli - Archivio

05/05/2020
Nel segno del virus

Mercato

 

La pandemia di Covid-19 innesca una crisi economica senza precedenti, con ricadute su tutti i comparti, autoriparazione compresa. In uno scenario in rapida evoluzione, vediamo le misure del governo italiano a supporto delle imprese

Guido Gambassi, Matteo Prioschi - giornalista de Il Sole 24 Ore

Il mondo intero sotto scacco di una forma di vita inferiore. In una escalation di inaspettata e spiazzante velocità, l’epidemia di Coronavirus, il Covid-19, nel giro di poche settimane è passata dall’essere – almeno nella percezione comune - un fenomeno cinese di portata pressoché locale a investire tutti i paesi come la pandemia più grave della nostra storia recente, che mette sotto i nostri occhi l’inizio di una crisi economica che sicuramente possiamo definire senza precedenti negli ultimi decenni: al momento le previsioni per il PIL italiano sono di un -6% per il 2020, e di un -10% per il secondo trimestre. Una crisi che sarà molto più profonda di quella del 2008, perché il blocco economico prodotto dal Covid-19 investe in modo trasversale quasi tutti i settori produttivi, e riguarda tutti i paesi del mondo, con le dovute differenze in termini di tempistiche, gravità degli effetti e delle ricadute. Effetti e ricadute che sono per ora a stento immaginabili, e certamente non quantificabili, con il bilancio dei malati e delle vittime che cambia di ora in ora, con le borse di tutto il mondo che corrono su (poco) e giù (molto più spesso) a ogni annuncio, e con un’Unione europea divisa fra atteggiamenti opposti nei confronti delle misure da adottare contro la crisi, e di cui al momento in cui scriviamo non sono chiare le intenzioni.

 

Nella morsa del lockdown

In Italia, i vari decreti del presidente del consiglio che si sono susseguiti nel mese di marzo hanno introdotto blocchi graduali agli spostamenti dei cittadini e all’attività delle imprese; in base al principio di mantenere operativi tutti i servizi necessari al funzionamento delle attività indispensabili i servizi di autoriparazione sono sempre rimasti liberi di restare aperti, mentre dopo un iniziale permesso sono state successivamente chiuse le attività di produzione di articoli in gomma, fra cui ovviamente i pneumatici, e a cascata anche le attività di ricostruzione. Per tutte le aziende che sono state chiuse resta però la possibilità di proseguire l’attività, previa comunicazione alla Prefettura in cui l’azienda segnala la necessità di lavorare per garantire servizi ad altre aziende o enti di importanza strategica. Resta il fatto che a causa del lockdown nazionale il lavoro di tutte le officine ha visto una riduzione davvero drastica. Secondo stime effettuate da GiPA Italia rese note a inizio aprile il 65% delle officine, a metà marzo, erano chiuse o intenzionate a chiudere a breve; alla fne di marzo il dato era salito all’80%, sebbene molte attività siano poi rimaste aperte. Per quanto riguarda le previsioni economiche GiPA stima per le officine un calo d fatturato del 65% nel mese di marzo (che ha comunque visto la prima settimana di regolare attività) e addirittura un calo del 92% per il mese di aprile. Questi due mesi, da soli, proiettano un calo del 20% sul fatturato dell’intero anno. Ma la perdita effettiva sarà senz’altro molto superiore: secondo il sentimento degli operatori infatti il mese di maggio sarà ancora, bene che vada, pari al 55% della normale attività di officina, prevedendo un recupero a giugno (84% dell’attività consueta) e a luglio (91%). Se l’economia italiana dovesse ripartire nel corso del maggio le stime indicano solo per settembre una ripresa a pieno regime del lavoro per gli autoriparatori, mentre è molto probabile che saranno tante le aziende del settore che rimarranno aperte anche in agosto per cercare di limitare i danni.

All’interno della categoria dell’autoriparazione, un’incognita particolarmente pesante è quella che grava sui gommisti: il cambio gomme stagionale infatti è oggetto di grandi incertezze, alimentate da notizie confuse sulla liceità dello spostamento in officina (il cambio gomme stagionale è motivo sufficiente per uscire di casa?) e posizioni discordanti sull’opportunità di chiedere una proroga dei termini di legge previsti per lo smontaggio delle coperture invernali. Per quanto riguarda le revisioni obbligatorie, invece, con il decreto legge 18/2020 noto come “Cura Italia” tutte le revisioni che avevano scadenza entro il 31 luglio vengono prorogate al 31 di ottobre.

 

Gli aiuti per le aziende previsti dal decreto “Cura Italia”

Proprio il decreto “Cura Italia” rappresenta uno dei pochi punti fermi per le aziende in questo periodo, e interviene su due elementi di fondamentale importanza: gli aiuti finanziari per le imprese e la tutela dell’occupazione. Sul primo aspetto, per le imprese con domicilio fiscale, sede legale od operativa in Italia e ricavi nel 2019 non superiori a 2 milioni di euro sono stati sospesi i versamenti da autoliquidazione che scadono tra l’8 e il 31 marzo relativi alle ritenute sui redditi da lavoro dipendente, Iva e contributi previdenziali; la ripresa dei versamenti deve essere fatta entro il 31 maggio. Quanto ai versamenti contributivi è sospesa anche la quota in conto dipendente, seppur già trattenuta dalla busta paga di febbraio. La sospensione va dal 2 marzo al 30 aprile per le attività di settori particolarmente colpiti, individuati dalle risoluzioni 12 e 14 del 2020 dell’agenzia delle Entrate. C’è inoltre la sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione che scadono tra l’8 marzo e il 31 maggio, derivanti da cartelle di pagamento e avvisi di accertamento esecutivi (Imposte sui redditi, Iva, Irap) ed enti previdenziali. La ripresa dovrà avvenire entro il 30 giugno. In favore delle aziende che svolgono attività ritenute essenziali è stato introdotto un credito di imposta pari al 50% della spesa per le attività di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro. L’agevolazione è riconosciuta fino a 20mila euro per soggetto e fino a esaurimento del plafond complessivo di 50 milioni di euro.

Sul fronte finanziario è stato potenziato il funzionamento del fondo di garanzia per le Pmi fino a metà dicembre. L’importo massimo di intervento cresce a 5 milioni di euro per impresa e la garanzia viene concessa a titolo gratuito. Sono ammesse anche operazioni di rinegoziazione del debito a fronte di concessione di nuova finanza per almeno il 10% dell’importo precedente da restituire.

Le imprese che non possono accedere al fondo di garanzia potranno invece beneficiare di un supporto alla liquidità tramite l’intervento di Cassa depositi e prestiti. Sono state inoltre sospese le scadenze per le esposizioni debitorie non deteriorate nei confronti di banche e intermediari. Per contratti e prestiti non rateali la scadenza è prorogata al 30 settembre se anteriore e fino a tale data sono sospesi i pagamenti di mutui e altri finanziamenti con rimborso rateale per le rate o canoni di leasing. Il Mise ha già disposto la sospensione delle rate della Nuova Sabatini per le agevolazioni per l’acquisto dei beni strumentali, mentre i contributi continueranno a essere erogati.

 

Le misure a tutela dell’occupazione

A tutela dell’occupazione, il decreto legge 18/2020 ha introdotto una cassa integrazione ordinaria (e l’assegno ordinario per le aziende che rientrano nel Fondo di integrazione salariale o dei fondi di settore), con causale Covid-19 e durata massima di nove settimane che sostituisce dal 23 febbraio al 31 agosto la Cigo “standard”. C’è anche la possibilità di trasformare l’eventuale Cigs già in corso in Cigo per coronavirus o in cassa integrazione in deroga. Il ricorso alla Cigo non impatta sui “contatori” di utilizzo dell’ammortizzatore standard e non comporta nemmeno l’applicazione del contributo addizionale a carico dell’azienda. Questo ammortizzatore riguarda i dipendenti in forza al 23 febbraio, anche senza il requisito dell’anzianità di 90 giornate di lavoro effettivo.

Per collaboratori coordinati e continuativi ed eventuali collaboratori a partita Iva è stata prevista un’indennità di 600 euro per il mese di marzo, che potrebbe essere replicata in aprile. I dipendenti assunti dopo il 23 febbraio potrebbero invece beneficiare del reddito di ultima istanza, le cui caratteristiche e attuazione devono essere definite da un decreto del Ministero del lavoro. È stato inoltre disposto per 60 giorni a partire dal 17 marzo il divieto di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, nonché la sospensione per lo stesso periodo delle procedure per i licenziamenti collettivi nuove o già in corso.

 

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