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27/06/2012
NON SI SALVA NESSUNO

MERCATO AUTO

Il calo delle immatricolazioni del primo quadrimestre 2012 ha confermato, una volta di più, la nuova dimensione che sta assumendo il mercato auto sia a livello nazionale sia in ambito europeo. Una situazione con cui devono fare i conti tutti gli attori del settore

Renzo Dotti

QUANDO PER ALCUNI MESI successivi si commentano numeri negativi relativi all’andamento di un determinato settore, vi è il rischio di azzardare strade nuove per tentare di spiegare tendenze così profondamente depresse. Non posso nascondere infatti la sensazione che mi ha pervaso inizialmente di fronte alle fredde tabelle excel contenenti i dati Anfia relativi alle immatricolazioni di vetture in Italia e in Europa nei primi quattro mesi del 2012.

Tanti segni meno, che non hanno risparmiato neppure i marchi più forti e “virtuosi”, hanno fatto balenare nella mia mente un approccio che superasse la classica giustificazione basata sulla recessione economica, ma guardasse oltre, a una diminuzione legata a un diverso modo di intendere la mobilità, a una nuova visione dell’auto come mezzo di trasporto inteso in “senso stretto”, all’auto del futuro.

È stata questione di pochi minuti, poi la logica ha finito con il prevalere, guidandomi alla conclusione scontata, ma anche secondo me molto assennata, che il principale motivo per cui si vendono sempre meno auto è perché ci sono pochi soldi e soprattutto poche aspettative che la congiuntura economica migliori. Vi è di più.

Non uso, cercherò di non usare, la locuzione “poche auto” soprattutto quando rifletto sul fatto che, a livello nazionale, gli oltre due milioni di vetture immatricolate negli anni degli incentivi governativi hanno rappresentato probabilmente “molte auto” per un mercato come il nostro. E oggi il raffronto con allora può sicuramente farci rabbrividire, almeno guardando i freddi numeri, ma non dimenticare cosa c’è dietro.

 

In Italia la discesa è a doppia cifra

Il crollo era atteso, e puntualmente si è verificato.

Ad aprile il mercato italiano dell’auto ha registrato 129.663 immatricolazioni, riportando una flessione del 18% sullo stesso mese del 2011, che aveva totalizzato 158.113 auto immatricolate. La fotografia della crisi è addirittura più cruda se si considera che in quel 18% vanno incluse le immatricolazioni “recuperate” da marzo quando lo sciopero delle bisarche aveva letteralmente paralizzato il settore.

Nel cumulato da inizio anno, i volumi immatricolati ammontano a 537.170 unità contro le 672.872 immatricolazioni del primo quadrimestre 2011 (-20,2%) e le aspettative dell’Osservatorio “Previsioni & Mercato” realizzato dal Centro Studi Unrae confermano la tendenza espressa dai primi quattro mesi e indicano in 1.434.000 immatricolazioni la previsione di auto nuove in Italia nel 2012.

L’analisi proposta si spinge oltre valutando che la riduzione della mobilità, il probabile aumento della riduzione di auto e la conseguente diminuzione del parco circolante, potrebbero far sì che il 2012 sia ricordato come il primo anno, dopo l’inizio della diffusione di massa dell’auto, in cui assisteremo a un processo di “demotorizzazione”. Le vendite alle famiglie saranno le più colpite. La crisi economica e la conseguente riduzione sostanziale del risparmio e del reddito disponibile determineranno infatti una flessione dei consumi interni e, in particolare, degli acquisti di autovetture.

La stima del Centro Studi Unrae considera per la fine dell’anno un volume di immatricolazioni a privati di poco superiore a 900.000 unità con un quota vicina al 63%. Crescerà di conseguenza rispetto al 2011 il noleggio, ma si attesterà intorno alle 250.000 unità, non sufficienti ad assicurare il rinnovo dei parchi aziendali nei consueti tempi che, quindi, tenderanno ad allungarsi.

 

Debolezza cronica anche per il mercato europeo

Se il trend del mercato italiano dell’auto si può tranquillamente definire drasticamente in calo, non è certo migliore l’andamento a livello europeo.

Secondo i dati diffusi da Acea, l’associazione che raggruppa i produttori europei di automobili, riferiti al complesso dei paesi dell’Unione Europea allargata e dell’Efta, il mercato automobilistico continentale ha chiuso il mese di aprile a -6,5% con 1.058.348 unità immatricolate.

Nel primo quadrimestre 2012, le immatricolazioni complessive sono ammontate a 4.487.798 unità, in flessione del 7,1% sullo stesso periodo dello scorso anno. Esaminando singolarmente la situazione dei principali paesi, la Germania, con 274.066 immatricolazioni nel mese di aprile (+2,9%) e 1.047.702 immatricolazioni nel primo quadrimestre 2012 (+1,8%), si conferma anche in questo settore come il vero e unico traino per l’Europa. Notizie poco rassicuranti arrivano invece da Oltralpe. Nel primo quadrimestre il mercato francese ha infatti totalizzato 674.382 unità contro le 817.211 del primo quadrimestre 2011, perdendo quindi il 17,5%.

Le vendite di vetture a benzina sono calate dell’8,1% nel mese, con una quota del 23,3% sul totale immatricolato, mentre le vetture diesel sono rimaste stabili, con una quota di penetrazione del 74,9%, soprattutto grazie al comparto del noleggio a breve termine, la cui crescita ha compensato la flessione delle vendite ai privati. Sono aumentate nel mese di aprile le vendite di vetture ibride (+39,3%), che rappresentano l’1% del totale immatricolato così come si sono riprese, dopo il forte calo di inizio anno, anche le vendite di vetture a gpl.

La contrazione a due cifre del mercato spagnolo ad aprile, ha portato i volumi complessivi da inizio anno a 260.369 unità immatricolate (-7%), ovvero sui livelli del 1993. L’affluenza presso i concessionari ha mostrato una contrazione superiore al 10% nel mese, preannunciando un mese di maggio nuovamente critico per il mercato. Nell’attuale congiuntura si prevede una chiusura d’anno al di sotto delle 780.000 immatricolazioni (-3,5%). Il mercato inglese, infine, ha chiuso aprile – quarto mese consecutivo in crescita – al di sopra delle aspettative, con 142.322 immatricolazioni (+3,3%). Si tratta di volumi del 18% inferiori a quelli di aprile 2007, ma del 15% superiori a quelli di aprile 2009. Nel primo quadrimestre il mercato cresce dell’1,4% con 705.878 immatricolazioni.

 

Le richieste che vengono dal mercato

Gli attuali trend di vendita a livello nazionale (ma il discorso potrebbe essere tranquillamente esteso a quasi tutte le nazioni europee) finiscono inevitabilmente per avere ripercussioni sull’intera filiera automotive, dalla produzione alla distribuzione. 

In un contesto recessivo – con il Pil in calo dello 0,8% nel primo trimestre 2012 sul trimestre precedente e dell’1,3% rispetto al primo trimestre 2011 – i fattori che più incidono negativamente sulla domanda, sono la stretta creditizia a danno dei consumi dei cittadini e delle capacità di investimento delle imprese, specialmente le piccole e medie, il rincaro dei carburanti e una pressione fiscale al limite della sostenibilità. Per questo tutti gli attori del mercato, tramite le loro associazioni di riferimento, tentano di delineare possibili rimedi a una situazione che rischia di costare molto anche in termini di occupazione lavorativa. 

Secondo Anfia è urgente che il Governo riequilibri le misure fiscali introdotte a danno dell’auto – per la quale i costi di gestione crescono a dismisura da anni e sono insostenibili in questo momento di recessione – e dell’intera filiera automotive, in nome dell’equità e della crescita del settore. Tra queste misure, il cosiddetto superbollo che, incidendo negativamente sulle vendite del segmento premium – fiore all’occhiello dell’industria italiana – rischia di produrre un effetto contrario rispetto alle intenzioni, ossia meno auto vendute, quindi un minor gettito fiscale.

Altra strada è quella percorsa da Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di tutti i brand commercializzati in Italia, che oltre a chiedere al Governo (che ha più volte ribadito tramite il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, di non pensare a incentivi specifici per l’auto e per i vari settori industriali) di porre maggiore attenzione al settore che concorre al gettito fiscale nazionale per il 16,6% e impiega con l’indotto 1.200.000 persone, si rivolge direttamente alle case auto per rinegoziare il rapporto con loro, nella convinzione che i concessionari non possono superare la crisi da soli. Tutte queste istanze devono però commisurare la loro valenza con una situazione di recessione che, secondo le ultime stime, non migliorerà, almeno in Italia, fino al 2014. Due anni che possono davvero cambiare molte cose per tutti.

 

• Auto a metano in controtendenza

Il prezzo della benzina, cresciuto non solo a causa delle nuove accise governative e regionali, ma anche per evidenti intenti speculativi, ha finito per condizionare, e non poco, la vendita di vetture nuove in Italia.

Se infatti nei primi quattro mesi dell’anno le immatricolazioni complessive di autovetture sono calate del 20,2%, quelle dei modelli alimentati a metano sono aumentate del 51,7%. Un risultato davvero sbalorditivo che ha la sua ragione di fondo nella convenienza economica dell’alimentazione a metano che, tra l’altro, è anche un carburante a basso impatto ambientale. Facendo una media dei prezzi alla pompa dell’ultimo periodo, il Centro Studi Promotor ha calcolato che la spesa per coprire un chilometro con una vettura media a metano è di 6,45 centesimi, con il gpl sale a 11,49 centesimi, con il gasolio sale a 14,93 centesimi e con la benzina tocca quota 18,18 centesimi. Utilizzando un’auto a metano il costo del carburante è quindi poco più di un terzo del costo per utilizzare la stessa auto con un’alimentazione a benzina.

 

• Anche l’usato segna il passo

Notizie poco liete per il settore, ma estremamente significative per comprendere una volta di più la reale situazione economica del nostro paese, vengono dal mercato delle auto usate. Aprile è stato infatti un mese nero con un calo 18,94% sugli introiti lordi, comprese le minivolture e le permute dei rivenditori che andranno poi ai clienti finali. Ad aprile 2012 sono stati registrati 327.386 passaggi di proprietà, 76.513 in meno rispetto ai 403.899 dello stesso mese del 2011. La flessione totale del mercato dell’usato nel primo quadrimestre del 2012 è stata pari al 12,21%, con 1.408.227 passaggi, 195.869 in meno del periodo gennaio-aprile 2011. 

Il calo maggiore è stato registrato da Bmw, che ha perso il 31%. Seguono Alfa Romeo ( -29%) e Ford (-24%). Per le altre dodici case prese in considerazione dall’analisi, si calcola una diminuzione media del 17%. Il marchio con più passaggi di proprietà resta Fiat, con il 26%, seguito da Volkswagen e da Ford con il 6%. Ormai gli italiani stanno facendo attenzione a tutte le tipologie di acquisto e anche l’auto usata, al pari di quella nuova, è colpita dal generale clima di sfiducia. 




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