Condividi su

Articoli - Archivio

07/01/2019
Mobilità, l'auto è ancora la prima scelta degli italiani

Rapporto Censis-Michelin

 

Non c’è mobilità senza auto. Per gli italiani le quattro ruote rimangono il mezzo di trasporto più usato e più comodo per spostarsi. Mentre restano molto più indietro, nella loro lista di preferenza, i mezzi pubblici e le bici. 

Dino Collazzo

Non c’è mobilità senza auto. Per gli italiani le quattro ruote rimangono il mezzo di trasporto più usato e più comodo per spostarsi. Mentre restano molto più indietro, nella loro lista di preferenza, i mezzi pubblici e le bici. Il motivo di questa scelta sta sia nell’aumento delle distanze tra casa e lavoro, dovuta a una residenzialità che si è estesa al di fuori dei grandi centri urbani, sia in una mobilità individuale sempre meno programmabile e sempre più legata al tempo libero.

 

A scattare questa fotografia è stato il Censis che nel “Rapporto sulla mobilità degli italiani”, realizzato in collaborazione con Michelin, ha analizzato le abitudini dei cittadini negli spostamenti. Non solo. Una volta certificato che l’auto è ancora il mezzo preferito, i ricercatori si sono interrogati su altri aspetti connessi sia alle quattro ruote che alla mobilità in generale. In particolare, lo studio ha preso in considerazione l’importanza della manutenzione dei componenti dei veicoli, l’approccio ai sistemi Adas (Advanced driver-assistance systems), il rapporto con l’avvento della guida autonoma e con i cambiamenti legati al diffondersi di modelli di sharing mobility. “Il tema che è emerso dal rapporto è l’importanza che gli automobilisti attribuiscono alla sicurezza – ha detto Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis –. Abbiamo notato una maggiore responsabilizzazione individuale legata alla manutenzione del proprio veicolo. Gli italiani, dall’indagine svolta, sono diventati più consapevoli dei rischi e la loro attenzione si è concentra su freni e pneumatici. Due componenti dell’auto ritenuti fondamentali”. L’auto è ancora il mezzo di trasporto preferito quando ci si mette in viaggio. I dati indicano che il 65,3% delle persone – di cui 56,8% alla guida e il resto come passeggieri – si muove utilizzando l’automobile. In media 41,3 milioni d’italiani compiono ogni giorno feriale 28,8 chilometri (erano 27 a inizio millennio).

 

Se analizzati più nel dettaglio, questi numeri indicano che dal 2001 a oggi è aumentato il pendolarismo. Infatti, il 2,9% percorre oltre 50 chilometri al giorno (500 mila in più del 2001), il 23,4% tra 10 e 50 chilometri (+2,9 milioni) e il 46% tra 2 e 10 chilometri (+ 2 milioni). Solo il 27,6% percorre fino a un massimo di 2 chilometri (4 milioni in meno rispetto al 2001). I motivi degli spostamenti sono riconducibili al tempo libero (34,8%), a motivi di studio o lavoro (36,7%) e per la gestione della famiglia (28,5%). Chi utilizza l’auto lo fa in maniera esclusiva attribuendo a essa funzionalità e comodità a cui è difficili rinunciare. Mentre non viene presa quasi mai in considerazione, salvo dove obbligati dalle regole dei centri urbani, l’idea di possibili combinazioni con altri mezzi. In questo caso i dati mostrano che esiste una differenza netta tra ciò che è percepito – l’idea di una smart mobility sempre più pervasiva – e ciò che è la realtà. Guardando infatti agli altri tipi di mezzi utilizzati per gli spostamenti, si nota che il 17,1% si muove a piedi, il 4,4% con il trasporto pubblico e il 3,3% in bici. Numeri in calo rispetto al 2001. Ma se l’auto resta la prima scelta degli italiani ciò che è mutato rispetto al passato è l’attenzione ad alcuni aspetti della mobilità: in particolare quelli legati alla sicurezza e alla sostenibilità ambientale (carburanti alternativi, elettrificazione dei veicoli). L’indagine ha rilevato che tra le dotazioni tecnologiche che non possono assolutamente mancare a bordo di un veicolo, un ruolo fondamentale è attribuito ai sistemi connessi alla sicurezza: riconoscimento dei pedoni, frenata d’emergenza, sistemi che informano l’autista di situazioni di guida pericolosa, software che evitano le collisioni e sensori che monitorano lo stato di salute del guidatore.

 

Gli Adas quindi sono percepiti sempre più come indispensabili, al contrario di quanto avviene per la guida autonoma che è vista ancora con una certa diffidenza. Infatti, il 47,8% degli italiani è contrario e tra questi il 35,7% pensa che solo una persona alla guida garantisca maggiore sicurezza. Il tema della sicurezza però non si esaurisce qui. Andando più nel dettaglio, il Censis ha cercato di individuare da cosa dipende e in particolare a quali componenti risulta connesso. Il 71,7% ha dichiarato che avere buoni freni è sinonimo di sicurezza, mentre il 64,7% ha menzionato i pneumatici. Molto più indietro ci sono olio del motore (36,2%), cintura di sicurezza/airbeg (30,1%), acqua (22%), funzionamento luci (18,5%) e frizione (10,7%). “Dal rapporto emerge che oggi è diffusa la consapevolezza di quale ruolo giochino i pneumatici nella sicurezza degli utenti della strada – ha detto Simone Miatton, presidente e amministratore delegato di Michelin Italia –. Purtroppo, però, per l’automobilista non sono disponibili informazioni sulle prestazioni e il livello di sicurezza dei suoi pneumatici quando sono usurati, condizione nella quale tutti ci troviamo quando siamo a bordo di una vettura. Michelin propone l’introduzione di test sui pneumatici usurati. Fornire dati e informazioni corrette a tutti gli automobilisti è indispensabile per contribuire al progresso di una mobilità sempre più sicura e consapevole per tutti”.

 

Il dato su freni e penumatici ha rivelato tra gli italiani una crescita della responsabilizzazione individuale rispetto alla manutenzione del proprio veicolo. L’idea di possedere un veicolo e di prendersene cura è ancora molto radicata. E lo dimostra l’elevato tasso di motorizzazione. Da qualche tempo però si notano diversi segnali di discontinuità. In particolare, si registrano il calo delle patenti, specie tra i giovani, e la diffusione del car sharing. Per quanto riguarda le patenti emesse, il dato indica che tra il 2012 e i 2017 si è assistito a una diminuzione. Quest’ultima ha interessato tre diverse fasce d’età. Fino a 24 anni i patentati sono calati del 12,7% in 5 anni, tra 25 e 34 anni del 9,9% e tra i 35 e 44 anni il decremento è stato del 15,5%. In controtendenza invece le fasce tra i 45 e 64 anni e quella oltre i 65 anni in cui si è registrato rispettivamente un aumento del più 9,2% e del 10,3%. Se la patente perde peso tra i giovani a vantaggio degli anziani, il rapporto s’inverte quando si parla di condivisione. In questo caso a prediligere il car sharing sono soprattutto le persone tra i 18 e i 34 anni costituendo il 55,8% degli utenti iscritti a un questo tipo di servizio.

torna all'archivio