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Articoli - Archivio

03/09/2018
Mak wheels un mondo rotondo e "leggero"

Cerchi in lega

 

Linee dinamiche e coinvolgenti: un’auto di profilo può essere emozionante grazie anche alle sue ruote e Mak, una realtà italiana, lo sa benissimo: produce infatti tantissimi cerchi in lega per l’aftermarket, pensando ai gommisti come business partner

Nicodemo Angì

I cerchioni fanno un lavoro oscuro ma, più che importante, assolutamente necessario e delicato. Essi “tengono” il pneumatico e si aggrappano all’automobile, trasmettendo e ricevendo tutte le sollecitazioni della guida. Per questo impiego potrebbe bastare un componente con la giusta resistenza ma anche l’occhio vuole la sua parte ed è qui che interviene Mak Wheels, un apprezzato fornitore aftermarket di cerchi in lega leggera.

 

Crescita impetuosa

L’azienda ha due impianti, a Carpenedolo e a Gussago, siti in un territorio, la provincia di Brescia, che ha una tradizione secolare nella metallurgia. I numeri parlano chiaro: il fatturato della Spa ha superato i 50 milioni di euro, segnando un incremento del 24% rispetto al 2016, e si sono venduti quasi 600 mila cerchi. Per il 2018 si prevedono investimenti pari all’8% del fatturato mentre la distribuzione raggiunge 42 paesi nel mondo; l’export pesa quasi due terzi del totale.

Mak Wheels, nata nel 1991, aderisce alla tradizione delle medie imprese italiane ed è quindi molto flessibile: riesce per esempio a fornire agli importatori ruote studiate appositamente per i vari modelli di automobile e a fondere, in economia di scala, fino a un minimo di 150 ruote; riesce anche a lavorare ruote già fuse sino a 50 pezzi con costi supplementari contenuti.

Anche il sito web di Mak Wheels si fa notare: il configuratore online, per esempio, visualizza l’auto con il cerchio scelto, del quale è possibile cambiare anche il colore. Anche la carrozzeria può essere visualizzata in vari colori ed è possibile persino simulare un assetto ribassato, cambiare lo sfondo e scaricare l’immagine così ottenuta.

 

Tecniche di produzione

Fin qui la “fotografia” dell’azienda ma noi siamo molto interessati anche alla sua visione del futuro e per questo abbiamo rivolto qualche domanda al Responsabile commerciale di Mak Wheels, Guglielmo Bertolinelli.

Cosa ci può dire dell’attuale configurazione dei siti produttivi di

Mak Wheels?

“La nostra produzione è ripartita così: i due terzi di essa nascono in Italia mentre il rimanente terzo viene prodotto, in base alle nostre specifiche di design, qualità e materiali, in Asia, precisamente in Thailandia, Taiwan e Cina. In quest’ultimo paese produciamo esclusivamente con la tecnica del Flow Forming, che consiste nella creazione del canale dopo la colata attraverso una rollatura meccanica. Questo procedimento è usato per i cerchi destinati ai pneumatici con la spalla molto bassa perché il canale, pur essendo più sottile e leggero, è più resistente e questo è benefico perché le gomme molto ribassate trasmettono più sollecitazioni alla ruota. Queste ruote sono indicate, nei nostri cataloghi, con la sigla Mff, Mak Flow Formed”.

Come mai le ruote Flow Forming vengono prodotte soltanto in Cina?

“Il motivo è il processo produttivo: in Italia usiamo tradizionalmente la fusione a gravità mentre in Cina hanno una grande esperienza nel Flow Forming, usato anche per il primo impianto”.

Al di là dei processi produttivi, per quale motivo producete anche all’estero?

 “Gli impianti in Asia non sono nostri ma si tratta di fornitori che producono per noi. Questa produzione delocalizzata integra quella nazionale e rende Mak un player globale flessibile che riesce a incontrare ogni tipologia di mercato e di richiesta. Noi ci siamo concentrati nell’impianto italiano, che stiamo rinnovando con un investimento che in 3 anni arriverà a circa 9 milioni di euro; esso produrrà solo ruote grandi. I nostri dipendenti in Italia sono circa 130, compresa la rete di vendita e l’indotto”.

 

La fabbrica che verrà

Riprendendo il tema della modernizzazione, leggevo che la vostra nuova fabbrica sarà 4.0.

“Confermo e posso anche dire che gli incentivi del Governo ci hanno indotto a investire più del preventivato. Abbiamo rifatto le nostre 2 “isole” di produzione, con la prima che è già pronta e la seconda lo sarà a fine anno. In questo modo la produzione arriverà a circa 360 mila pezzi annui. Con la ristrutturazione riusciremo a gestire la produzione di 8 ruote grandi contemporaneamente mentre la precedente configurazione ci costringeva a fondere, insieme alle ruote grandi, anche quelle piccole. Arriveremo quindi a poter fondere contemporaneamente anche 8 cerchi da 22 pollici. La produzione in Italia ormai è solo ruote grandi, dato che noi siamo mirati al segmento medio-alto”.

L’industria 4.0 permette di avere una fabbrica più snella, con macchine non più cablate ma connesse che generano una grande quantità di dati, che sono il petrolio dell’era digitale: come si sono concretizzate queste promesse?

“Devo dire che il piano del Governo ha funzionato, consentendoci un importante avanzamento tecnologico e, soprattutto, la raccolta di molte informazioni, anche a distanza. Il nostro capo fonderia, per esempio, teoricamente potrebbe verificare da casa quanti pezzi, e di che tipo, sono stati prodotti e quanti di essi sono stati scartati. Il grande salto è stato l’abbinare ai dati di vendita, già accessibili con le piattaforme B2B, i Crm e altro, quelli sulla produzione, una cosa utilissima. Pensiamo alla fonderia: basta una piccola variazione di temperatura o nella composizione della lega per aumentare gli scarti e oggi ce ne accorgiamo in tempo reale”.

 

Adeguarsi all’automotive che cambia

I nuovi scenari della mobilità, quali il car sharing e le auto elettriche, in che modo vi influenzeranno?

“La tendenza va verso l’uso delle automobili, non il loro acquisto, e quindi l’auto di proprietà diminuirà il suo peso. Questo implica che i nostri canali di vendita principali, oggi il dettagliante e il gommista, cederanno parte delle loro quote ai gestori delle flotte: questa evoluzione è già molto presente, ad esempio, in Norvegia e arriverà anche da noi. Per quel che riguarda l’auto elettrica, ancora una volta l’apripista è la Norvegia e possiamo già dire che a oggi non vediamo un grande cambiamento tecnologico ma piuttosto dimensionale. Le ruote tendono ad aumentare il diametro e diminuire la larghezza del canale: così si aumenta l’effetto volano e diminuisce l’attrito di rotolamento”.

Cerchi di grande diametro ma “stretti”, anche per le auto convenzionali, quindi?

“Pensiamo alle ruote delle Bmw i3/i8: montano pneumatici le cui misure prima non esistevano. A vederle sembrano quasi ruote da moto: diametro di 19 pollici abbinati a canali da 4,5 o 5 pollici. Per noi non sarà un problema, basterà ingegnerizzare e produrre nuovi stampi. Queste misure “strane” si stanno comunque diffondendo anche nelle auto convenzionali: la nuova Renault Scenic ha gomme strette e di grande diametro proprio per aumentare l’efficienza. Anche i suoi cerchi, da 6,5” x 20”, non esistevano e li abbiamo prodotte ad hoc; a oggi in Europa solo un’altra azienda, oltre la nostra, produce ruote così. Questa tendenza corrobora ulteriormente la nostra scelta di focalizzarci sui grandi diametri; ritengo che nei mercati “maturi” le misure fino ai 17 pollici siano destinate alla marginalità”.

 

Dettaglianti e gommisti, business partner

Cosa succederà ai dettaglianti se la maggior parte dei cerchi saranno venduti alle flotte?

“Dovranno necessariamente cambiare pelle e in effetti il “gommista 2.0” è in grado di fare le diagnosi, occuparsi degli Adas, TPMS ed elettronica in genere. Essi diventeranno sempre più fornitori di servizi invece che di beni”.

I gommisti si stanno già confrontando con l’evoluzione delle ruote, iniziata con i Tpms: cosa succederà con le gomme “intelligenti”?

“Mak è già molto avanti nel settore dell’elettronica della ruota, distribuendo i TPMS tedeschi Huf, i taiwanesi Orange e i cinesi Autel; questi ultimi producono anche i Mate, marchio di proprietà di Mak Spa. I Tpms puri forse un giorno spariranno perché la ruota intelligente potrà magari coprire anche le loro funzioni ma ci vorranno ancora anni perché occorre molto lavoro. In questo frattempo essi continueranno a essere importanti: per noi e per il punto vendita, che dovrà saperli gestire, programmare e installare correttamente. È per questo che formiamo i gommisti anche da questo punto di vista”.

Chi sarà più “intelligente”, la gomma o il cerchio?

“Il cerchio dev’essere leggero, resistente e deve assorbire gli urti senza rompersi ma ha meno esigenze di raccogliere dati, anche se dobbiamo dire che il Tpms è montato sul cerchio anche se controlla la copertura. I pneumatici, essendo a contatto con la strada e dovendo controllare temperatura, pressione, profondità del battistrada e in futuro anche il grip, saranno senza dubbio più intelligenti. Questo futuro ci vedrà comunque al fianco dei gommisti perché il “sistema” ruota avrà più sensori e, anche se saranno sulla copertura, essi andranno controllati e sottoposti a diagnosi e programmazione. Se ricordiamo che Autel produce anche strumenti di diagnosi possiamo capire come Mak continuerà a essere un partner importante per i gommisti anche quando le gomme saranno molto intelligenti”.

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