Condividi su

Articoli - Archivio

01/07/2013
MENO TRAFFICI, GRANDI OPERE A RISCHIO

INFRASTRUTTURE
Le automobili sulle nostre autostrade diminuiscono, e allora le banche mettono in discussione i prestiti a soggetti pubblici e privati per realizzare le infrastrutture. Ecco il meccanismo che rischia di privare l’Italia di importanti investimenti

Fabio Quinto

LA CRISI mette a rischio le grandi infrastrutture stradali. E non a causa dei tagli da parte dello Stato, ma perché, semplicemente, il calo dei traffici di auto e camion sulla rete autostradale italiana sta mettendo in pericolo gli investimenti privati, inquadrati nel delicato meccanismo del project financing.
I numeri: nel 2012 sulla rete autostradale italiana si è assistito a un calo del 7% del traffico di veicoli leggeri, e del 7,5% del traffico pesante. Secondo i dati Aiscat riferiti al primo semestre del 2012, i picchi negativi maggiori si sono avuti sull’A5 Torino-Monte Bianco (-10% circa tra leggeri e pesanti), sull’A6 Torino-Savona (-10,7%), l’A32 Torino-Bardonecchia (-11,7%), l’A15 Parma-La Spezia (-9,8%), l’A24 Roma-Teramo (-12%) e l’A25 Torano-Pescara (-12,8%). Al sud, spicca il -10,2% dell’A1 tra Roma e Napoli e il -13,3% dell’A14 tra Canosa e Bari.
Cosa c’entra con la realizzazione di opere come la Pedemontana Lombarda, la Tem e la Brebemi? Per rispondere occorre illustrare sommariamente il meccanismo del project financing. Esso prevede che un’autostrada possa essere costruita da un’azienda pubblica o privata (il concessionario), che poi coprirà i costi sostenuti con gli introiti dei futuri pedaggi, specificati in un apposito piano economico-finanziario. Fino all’entrata in esercizio dell’autostrada, però, per pagare i costruttori il concessionario dovrà fare ricorso alle banche. Che, visto il calo dei traffici, sembrano ora dubitare della capacità delle società concessionarie di restituire i prestiti nei tempi indicati nei piani economico-finanziari. E quindi, anche per le autostrade, è scattato quel blocco del credito che riguarda ormai l’intero settore produttivo italiano.
Prendiamo ad esempio la Pedemontana Lombarda. Nel 2010 sono partiti i cantieri sul primo tratto Cassano Magnago-Lomazzo e sui primi lotti delle tangenziali di Varese e Como. Nella primavera 2011 sarebbero dovuti invece partire i cantieri sul secondo tratto, quello più importante e impegnativo, tra Lomazzo (Como) e Osio Sotto (Bergamo), lungo 52 km sui 67 complessivi dell’asta autostradale. E invece niente, dei cantieri nemmeno l’ombra. Cosa è successo? Semplice. Vista la crisi economica e il calo generalizzato dei traffici automobilistici, le banche hanno chiesto agli azionisti di rivedere la copertura finanziaria del progetto. L’opera infatti ha un costo di 5 miliardi di euro: 1,3 miliardi già stanziati, provenienti dallo Stato; 536 milioni di equity, vale a dire messi sul piatto direttamente dagli azionisti di Pedemontana spa (Milano Serravalle con il 76,4%, Banca Intesa con il 19,9%, Ubi Banca con il 3,7%); e poco più di 3 miliardi da reperire sul mercato del credito. Le banche hanno chiesto agli azionisti di mettere più soldi e di diminuire i fondi da reperire sul mercato creditizio. Piccolo problema: il principale azionista, Milano Serravalle, è di proprietà della Provincia di Milano (dopo il discusso acquisto delle azioni di Gavio voluto dall’allora presidente della Provincia, Filippo Penati), che soldi da stanziare non ne ha. L’ente di Palazzo Isimbardi ha tentato di rimediare vendendo le sue azioni di Milano Serravalle. La prima asta pubblica, il 26 novembre 2012, è andata deserta; la seconda deve ancora concludersi, e scade il 10 luglio 2013. Dunque, in attesa dell’esito dell’asta, tutto rimane fermo. Nel frattempo si è temuto anche per i cantieri attualmente operativi tra Cassano Magnago e Lomazzo. C’è voluto tutto l’impegno della dirigenza della società per deliberare un aumento di capitale da 32 milioni di euro, ottenere la proroga del prestito-ponte di 200 milioni di euro da parte delle banche e ottenere la possibilità di attingere in maniera più rapida al finanziamento statale per salvare il salvabile. In questo modo, il primo tratto della Pedemontana dovrebbe aprire al traffico nel 2014. Per gran parte dell’opera, invece, i cantieri non si vedono e il completamento per l’Expo 2015, oramai, è semplicemente impossibile.
Qualcosa di simile è accaduto alla Tem, la Tangenziale est esterna di Milano. L’opera costa 1,659 miliardi di euro, provenienti interamente da fondi privati. Il 42,4% della società Te spa è infatti controllato da Tangenziali esterne di Milano spa (il resto è invece in mano a costruttori come Impregilo, Pizzarotti, ecc.), il cui azionista di maggioranza è… Milano Serravalle, ovviamente. E dunque, anche qui, il problema si ripropone. Dei fondi necessari, in base al piano economico-finanziario, gli azionisti avrebbero dovuto sborsare di tasca loro oltre 500 milioni di euro, che però la società faceva fatica a trovare. Lo scorso 4 aprile, è riuscita a deliberare un aumento di capitale di 100 milioni di euro e a ottenere dalle banche un prestito-ponte di 120 milioni. I cantieri per la costruzione di questa autostrada, partiti nel giugno del 2012, possono dunque continuare. All’appello manca però ancora più di un miliardo di euro: la trattativa con le banche è in corso e dovrebbe terminare entro la fine dell’anno.
Perfino la Brebemi, la nuova autostrada Milano-Brescia ormai realizzata per oltre il 60%, ha rischiato di rimanere a secco. C’è voluto l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti e della Bei (Banca Europea degli Investimenti) per chiudere la faccenda con un prestito di 1,519 miliardi di euro. Alla luce di questi sviluppi, si capiscono i problemi che stanno affrontando varie infrastrutture in giro per l’Italia per le quali era stato previsto – vista la cronica mancanza di fondi pubblici – il ricorso al project financing oppure la realizzazione da parte di concessionari operanti su autostrade esistenti: la Cremona-Mantova, la Broni-Mortara, la Roma-Latina, la Gronda di Genova, il Tibre e il compianto Ponte sullo Stretto di Messina sono solo alcuni dei possibili esempi.

torna all'archivio