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Articoli - Archivio

22/04/2015
MARANGONI SPINGE SULL'ACCELERATORE DELL'INNOVAZIONE

Ricostruzione

Investimenti per 8 milioni tra il 2014 e il 2017, dall’isola di confezione a caldo robotizzata al nuovo banbury, dal rinnovo delle presse a quello dei disegni truck: è l’occasione per fare il punto con il management dell’azienda di Rovereto sui temi di più viva attualità e sulle prospettive per l’anno in corso  

Mino De Rigo

Allungare il passo nei momenti difficili è compito dei capofila, decisi a muovere oltre le linee di avanguardia. E se l’innovazione è una misura della volontà di primato, ecco il nutrito ruolino di marcia, di qui al 2017, stilato dal gruppo Marangoni: è l’automazione sempre più spinta dei processi produttivi che ora si giovano di un’inedita isola di confezione robotizzata per la ricostruzione integrale dei pneumatici autocarro, di nuovi sistemi hi-tech di verifica delle carcasse e di presse capaci di accogliere stampi cilindrici a 12 settori, a beneficio dell’uniformità del prodotto, insieme a catenarie interne in grado di rendere il flusso di fabbricazione più rapido e lineare. Nonché, già a buon fine, l’aumento della capacità produttiva della ricopertura a freddo. Poi, in itinere, un mescolatore di ultima generazione per compound ad alte prestazioni, l’introduzione della shearografia anche per verificare i pneumatici movimento terra di grandi dimensioni, e soprattutto, con un’anteprima in rassegna all’ormai prossima fiera Autopromotec di Bologna, nuovi disegni autocarro che, nell’arco di 18 mesi, porteranno a rinnovare la gamma per oltre il 70%. Innovazione di processo e di prodotto, nell’ambito di un piano pluriennale dal budget d’investimento di 8 milioni di euro, teso a elevare, con l’automazione, la flessibilità e l’efficienza da un lato e gli standard produttivi dall’altro. “Il focus di questo enorme sforzo - sottolinea Brenno Benaglia, direttore commerciale della divisione commercial & industrial tyres di Marangoni - si riassume nella ricerca della qualità globale. Stiamo lavorando a tutto tondo per portare i nostri pneumatici ricostruiti allo stesso livello delle coperture nuove di ultima generazione dei principali marchi”.

 

Robotica per l’isola di confezione

“Qualità e affidabilità oggi sono elementi dati per scontato e la richiesta del mercato è pressante sia sul fronte della durata chilometrica, del grip e della ridotta resistenza al rotolamento, sia sull’aspetto cosmetico del prodotto ricostruito”. Un impegno che appare obbligato, considerando da una parte la forte evoluzione dei pneumatici nuovi e dall’altra uno scenario competitivo nel quale i prodotti asiatici budget costano a volte meno delle coperture ricostruite. “Dobbiamo dare di più ai nostri clienti sotto il profilo economico e prestazionale, con la possibilità di ricostruzioni multiple su carcasse premium. E il piano d’investimenti ci pone in questo senso all’avanguardia tecnologica”. L’isola di confezione integrale è di fatto un prototipo di livello assoluto: gestita da un apposito software che consente di generare i profili in modo interattivo, la stazione di lavoro opera con quattro estrusori asserviti a un robot industriale che applica il sottostrato e il battistrada tramite mandrini con controllo finale della posizione e della quantità di gomma. “Siamo più che convinti - afferma Benaglia - che la ricostruzione abbia una grande validità sotto il profilo economico e dell’eco-sostenibilità. Ed è quello che ci spinge a rilanciare, nonostante le difficoltà del comparto”. Che in Italia ha scontato nel 2014 un calo in doppia cifra e nemmeno dal primo scorcio di quest’anno sembra poter trarre l’indicazione di un cambio di tendenza. Peraltro, sommando i dati del mercato italiano dei pneumatici autocarro nuovi e ricostruiti emerge che in sei anni è svanito un terzo delle coperture e, con esso, un terzo delle tonnellate trasportate dalle aziende italiane.

 

Avanti con l’etichettatura del ricostruito

“Un affanno su cui incide anche l’opera di chi interpreta la ricostruzione in modo inadeguato. E il trasportatore, quando ha problemi con pneumatici ricostruiti, tende a fare di tutta l’erba un fascio. Noi, col marchio Marix, intendiamo fargli riconoscere ciò che monta sul suo mezzo e soprattutto desideriamo manifestargli la nostra ossessione per la qualità totale del prodotto”. Il sistema di labelling prestazionale europeo, analogo a quanto già avviene per il prodotto nuovo, già annunciato per il 2016 e poi procrastinato, dovrebbe mettere un po’ d’ordine. “Ci auguriamo - dice il manager di Marangoni - che entri in vigore al più presto, e soprattutto definisca precisi e rigorosi livelli di soglia: dentro o fuori, insomma, così da escludere i prodotti privi delle necessarie caratteristiche qualitative, realizzati ricorrendo a compromessi e usando materiali non all’altezza. Per quanto ci riguarda, siamo già pronti e sappiamo dove ci posizioniamo: in alto”. Un problema che invece è destinato a restare tale è costituito dal reperimento di carcasse ricostruibili. “Constatiamo regolarmente che la stragrande maggioranza dei prodotti di terza fascia in arrivo da aree low cost sono inutilizzabili; è necessario lavorare sulle gomme premium ma il loro numero resta limitato e per di più in calo, visto che pure i principali marchi dell’industria dei pneumatici stanno forzando i numeri con le loro seconde e terze linee. Conto lavoro a parte, disponiamo di canali di reperimento in Italia e all’estero, cosicché possiamo approvvigionarci, sebbene a costi elevati”.

 

Il potenziale delle carcasse sotto la lente

Ecco allora il forte impulso agli investimenti sulle tecniche di indagine e sui sistemi di controllo delle carcasse, con la shearografia in primis, destinate tanto alla ricostruzione a caldo quanto a quella a freddo: “Non facciamo distinguo - aggiunge Benaglia - sulla qualità che riteniamo a tutta prova, quanto piuttosto in base alle applicazioni e alle abitudini dei clienti. Com’è ovvio, oggi la prima è riservata ai grandi impianti, vista la varietà dei dimensionamenti, che significa continuare a investire in nuovi stampi e presse, così come una richiesta che oggi privilegia il ricostruito integrale. L’affidabilità dev’essere presente a tutti i livelli. Se una carcassa non è adatta a un disegno da 200mila km, allora ricostruiremo con un battistrada che ne farà 120mila”. Si tratta, insomma, di volta in volta, di trovare la soluzione più adatta, magari con disegni più leggeri. Una materia di cui si occupa il team di ricerca e sviluppo, incaricato di identificare il potenziale di ricostruibilità delle carcasse. “Un patrimonio del know how aziendale. L’ingresso corale in questo settore da parte dei principali brand del prodotto nuovo, come Pirelli con cui collaboriamo, finora non ha però ancora sortito l’auspicato effetto traino. Contiamo sul fatto - conclude Benaglia - che perseguano correttamente il business della ricostruzione, e non che la considerino solo come un aiuto strumentale al nuovo”. Proprio perché, al contrario, potrebbe contribuire a concretare la svolta. 

 



MOVIMENTO TERRA, ARMI DI QUALITA' TOTALE

Il controllo delle carcasse da trattare e la verifica del prodotto finito rappresentano altrettanti punti irrinunciabili in un’ottica di qualità totale. Ecco allora l’investimento destinato alla macchina shearografica che Marangoni, primo in Europa, dedica ora anche alla ricostruzione di pneumatici movimento terra. Così, per la divisione Earthmover Tyres del gruppo di Rovereto, una nuova arma hi-tech grazie alla quale rilevare, prima di iniziare a raspare la carcassa, gli eventuali difetti interni che potrebbero compromettere il risultato. La shearografia consente infatti, in modo non invasivo, di verificare la presenza di distacchi tra le tele. La macchina aspira l’aria creando il vuoto e un sensore Ccd insieme a un raggio laser individua le eventuali deformazioni laddove gli strati non aderiscono più e le mostra a monitor. Sta poi all’operatore decidere se scartare la carcassa o farla procedere verso la ricostruzione. Altra novità nell’ambito del ricostruito Marix di questo segmento, le misure 775/65R29 e 875/65R29 del disegno per cava-cantiere Madn, con profilo maggiorato E4 e L4, realizzato con il sistema recaflex. Destinato a dumper articolati e pale, il nuovo prodotto vanta un battistrada non direzionale autopulente, con una scultura profonda e massiccia ideata per aumentare la trazione e resistere ai tagli, nonché concepita per fornire stabilità anche su terreni inconsistenti come il fango, resistendo alle sconnessioni del terreno e all’aggressione di pietre e rocce. Nel settore del movimento terra, contraddistinto da una forte evoluzione di prodotto, Marangoni punta a rafforzare la propria offerta sviluppando anche pneumatici personalizzati, con profili, carcasse e mescole scelti in base alle esigenze manifestate dai clienti sulla base delle caratteristiche d’impiego.

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