Condividi su

L'Editoriale - Archivio

03/11/2014
Laffer, chi era costui?

Era un signore che si è inventato una curva alla quale ha dato il suo nome. Una curva più importante della Parabolica di Monza e perfino del “Cavatappi” di Laguna Seca perché determina la vita di tutti noi. Peccato che pochi la conoscano.

Renzo Servadei

Quella teorizzata dall’economista Arthur Laffer è infatti una curva molto particolare, la cui espressione grafica vuole dimostrare che l’andamento della pressione fiscale comporta un introito per le casse dello Stato che può partire da zero, niente tasse, per poi aumentare progressivamente fino a una soglia massima, superata la quale gli introiti diminuiscono altrettanto progressivamente fino a tornare allo zero. In pratica sino a una certa soglia l’aumento delle tasse genera maggior reddito per lo Stato, oltre quella soglia, l’attività o l’iniziativa diventa antieconomica, pertanto il gettito fiscale progressivamente calerà.

Se si continuasse su questa strada di aumento fiscale, si condannerebbero addirittura le aziende alla chiusura. Vi sono chiari esempi di questa curva nel settore automotive: il superbollo per le auto oltre una certa potenza ne ha in pratica quasi azzerato il mercato. Analoghi problemi li abbiamo avuti nel settore nautico. L’incremento esponenziale delle tasse sulla casa ha di fatto bloccato il settore edilizio, e con esso tutta la fiscalità connessa all’industria delle costruzioni. Su quale sia questa soglia di prelievo fiscale oltre cui il gettito cala gli economisti sono divisi, tuttavia, al di là delle discussioni accademiche, è indubbio che applicare il rigore aumentando le entrate anziché tagliare le spese improduttive ha creato recessione.

Analoghi ragionamenti li possiamo fare sul tema della moneta forte: perché mai, disponendo di un’industria manifatturiera importante, dobbiamo avere una moneta talmente forte da rendere conveniente importare merci nell’Eurozona, penalizzando le nostre imprese sui mercati esteri? Per anni, ci è stato detto che il vero problema era l’inflazione, e che i tedeschi sono ancora scottati dall’iperinflazione che avevano patito ai tempi della repubblica di Weimar (1919 – 1933). È vero, ma quell’iperinflazione era causata dalla necessità di stampare moneta per riparare ai disastri della prima guerra mondiale. Non mi pare che siamo in quella situazione.

È vero invece, anche qui senza voler fare gli economisti, ma ricordando semplicemente le nozioni apprese sui banchi universitari, che uno stato ha essenzialmente due modi per abbassare il debito. Il primo è quello di pagarlo. Il secondo è quello di pagarlo nominalmente facendone però abbassare contemporaneamente il valore reale con un po’ di inflazione. Come abbiamo fatto noi per anni ai tempi della lira.

torna all'archivio