Condividi su

Articoli - Archivio

08/07/2019
La scossa arriva dal cielo

Scania

 

Alimentazione elettrica a filo in abbinamento al motore diesel per abbattere le emissioni fino al 50%. È la promessa dei camion studiati da Scania e Siemens, che saranno presto sperimentati sull’A35 Brebemi

Massimo Condolo

Il futuro del trasporto merci è il filobus. Arriva da questo tradizionalissimo, collaudato ed ecologico mezzo di trasporto urbano un’idea per abbattere le emissioni del traffico merci sulle autostrade. Ci stanno lavorando da tempo, in Germania e Svezia, Scania e Siemens. Entro un paio d’anni la tecnologia arriverà anche in Italia a cominciare da un primo tratto sperimentale tra Calcio e Romano di Lombardia, sulla A 35 Brebemi.

 

Camion con il pantografo

L’idea è semplice: prendere un normale trattore stradale diesel, ovviamente Euro 6 di ultima generazione, e renderlo bimodale, cioè farlo funzionare anche con l’energia elettrica. L’alimentazione arriva da una linea di cavi aerei, uno positivo e uno negativo, sostenuta da pali e mensole proprio come con il filobus; un po’ diversa è la presa di corrente, che non ha aste e pattini come il filobus ma una sorta di pantografo come quelli di tram e treni, che garantisce una migliore velocità massima e meno problemi di mantenimento del contatto con il cavo. Il camion è un classico trattore da lungo raggio: uno Scania serie R con motore a sei cilindri in linea da 450 CV e 2350 Nm, senza valvola di ricircolo gas EGR. Sulla sua trasmissione è calettato un motore elettrico sincrono da 130 kW e 1350 Nm. Il motore elettrico funziona quando il camion è sotto il bifilare; le batterie al litio gli garantiscono poi un’autonomia di 10 km senza alimentazione; si ricaricano con la linea di alimentazione ma anche con il sistema di recupero di energia in frenata. A batterie scariche e lontano dai fili, si usa come un normale diesel. Per questo non ci saranno cambi di trazione né altre complicazioni della catena logistica, ma i camion bimodali partiranno dai loro depositi o piattaforme logistiche e raggiungeranno direttamente la destinazione. L’autonomia dei veicoli consentirà di non elettrificare completamente le tratte autostradali su cui si intende fare servizio, con un sensibile contenimento dei costi di pali e linea aerea.

 

Senza limiti di impiego

A trasformare il camion Scania in bimodale è stata Siemens, che ha già condotto alcuni esperimenti analoghi con buon successo in Svezia e Germania. In Italia i trattori saranno affidati ad alcuni spedizionieri dell’area lombarda e triveneta (fra cui Brivio & Viganò, Fercam e Italtrans), che li utilizzeranno nel collegamento con le piattaforme logistiche dell’area milanese. I veicoli potranno trainare qualsiasi tipo di semirimorchio compatibile con la loro altezza di agganciamento: potranno quindi portare merci su pallet, liquidi, carichi refrigerati esattamente come i loro omologhi diesel. Proprio la possibilità per i nuovi mezzi di inserirsi all’interno di turni e processi logistici già organizzati, senza variare l’organizzazione (come avviene, seppure in maniera non troppo invasiva, con i veicoli a metano) è una delle chiavi di successo del nuovo sistema. Sulla Brebemi l’alimentazione elettrica sarà garantita, a regime, da un impianto fotovoltaico in grado di provvedere anche alle altre necessità elettriche dell’A35, rendendola la prima autostrada a economia circolare d’Italia. L’impiego dei trattori bimodale consente un risparmio delle emissioni nocive, calcolate sull’intera filiera (“well to wheel”, dal pozzo petrolifero alla ruota), del 50%.

 

Due anni al massimo

I tempi non dipendono dalla tecnica. Quella è già pronta da tempo, tanto che in Svezia sono in circolazione trattori Scania bimodali della generazione precedente a quella attuale (presentata un paio di anni fa). I tempi sono legati più che altro alle normative, che dovranno normare un settore completamente nuovo: mai si era visto un filobus circolare sotto il bifilare in autostrada. In Germania sono serviti due anni per definire le normative; si spera che l’esperimento lombardo possa contare su tempi più brevi proprio perché potrà essere sfruttata l’esperienza tedesca.

 

 

 

ECOLOGICI SU TUTTA LA LINEA

Scania è tradizionalmente impegnata nell’abbattimento delle emissioni dei suoi camion e autobus. A fianco dei trattori con pantografo propone da tempo soluzioni applicabili su larga scala. A meno di un anno e mezzo dalla commercializzazione del camion a metano liquido (LNG) con motore da 410 CV, disponibile con cabine da lungo raggio o da distribuzione, ne sono già stati immatricolati oltre 500. Sono adatti a qualsiasi settore dell’autotrasporto e, grazie alla crescita della rete di stazioni di rifornimento, sostenuta anche da Scania stessa, possono essere utilizzati anche su tratte internazionali. All’LNG si affianca un’offerta di modelli a gas compresso (CNG), ideali per impieghi urbani come la distribuzione e la raccolta rifiuti. La Casa è anche l’unica ad avere in listino un camion medio ibrido, anch’esso ideale per l’impiego in città e ovunque ci siamo frequenti interruzioni di marcia. I diesel sono poi tutti disponibili in versioni adatte a carburanti ecologici come il biodiesel e l’HVO, senza perdita di prestazioni. Sul fronte degli autobus, Scania affianca alle motorizzazioni LNG e CNG anche l’elettrico puro per servizi urbani.

 

 

 

MECCANICI, SERVE UN CAMBIO DI MENTALITÀ

Il settore dell’autoriparazione vale, in Italia, 60mila aziende; 15mila fanno parte di una rete ufficiale di una Casa automobilistica. Quello del “meccanico” è un lavoro ancora percepito come sporco, mal pagato e svolto in un ambiente disagevole, anche se la situazione è molto diversa: a riparare auto e camion sono tecnici meccatronici, che svolgono un lavoro pulito e creativo e anche ben pagato, dal momento che le aziende si contendono i tecnici migliori. In particolare l’assistenza ai veicoli industriali, ha dichiarato Franco Fenoglio, presidente della sezione Veicoli Industriali di Unrae (oltre che presidente e amministratore delegato di Italscania), “offre ottime possibilità di crescita e persino di esperienze di lavoro all’estero per i ragazzi che lo desiderassero”. La cattiva immagine del lavoro tiene infine lontane le quote rosa. “Ma le due ragazze che lavorano nella nostra rete, una in accettazione e una in diagnosi”, gli fa eco la responsabile formazione di Italscania Chiara Vaccari, “lavorano con piena soddisfazione e mettono a frutto le capacità tipicamente femminili di ragionare in multitasking, che in questo campo è essenziale”.

torna all'archivio