Condividi su

Articoli - Archivio

07/05/2019
La corsa globale all'innovazione

Mauro Severi presidente Aica

Autoattrezzature

 

Intervista al Presidente di AICA, Mauro Severi. Un’eccellenza mondiale dell’industria italiana guarda alle sfide del futuro

Guido Gambassi

In un periodo di incertezza economica, come quello che l’Italia attraversa da anni e che sembra destinato a durare ancora, il settore delle autoattrezzature rimane un caposaldo della manifattura italiana. Un’eccellenza industriale che esporta in tutto il mondo, concorrendo a fare del nostro Paese la seconda potenza manifatturiera europea e a confermare il Made in Italy come sinonimo di qualità e innovazione. Anche alla prossima edizione di Autopromotec, che si svolge a Bologna dal 22 al 26 maggio, questo comparto continuerà a fare la parte del leone, con circa 500 aziende che presenteranno le loro novità e le loro tecnologie. Con Mauro Severi, presidente di AICA – Associazione Nazionale Costruttori Autoattrezzature – facciamo il punto della situazione sul settore e sugli scenari che ci attendono.

 

Presidente Severi, in un momento di forte innovazione tecnologica, le autoattrezzature continuano a rappresentare una produzione di punta dell’industria italiana e del settore automotive?

“Senza alcun dubbio, da tempo le nostre aziende sono impegnate nel profondo rinnovamento tecnologico che sta cambiando l'identità dell'aftermarket. Una missione che possiamo definire globale considerando che numerose imprese associate esportano oltre l’80% della loro produzione. Dunque, non solo contribuiamo in maniera significativa alla bilancia commerciale italiana, ma rappresentiamo anche un vero e proprio benchmark per la nostra capacità di adattare tempestivamente le nuove tecnologie e le soluzioni digitali alle nostre attrezzature e ai nostri servizi”.

 

Dimensione globale, tecnologie e automotive, il suo è indubbiamente un punto di vista privilegiato.

“Essere di casa nel mercato mondiale è un esercizio difficile che non s’improvvisa. Significa vivere in prima persona tutti i contraccolpi prodotti dalle dinamiche tecnologiche, geopolitiche, tariffarie e finanziarie.  Tutto ciò diventa ancora più importante per chi, come noi, opera all’interno della filiera automotive, vale a dire il settore che più di qualsiasi altro sta uscendo letteralmente trasformato dalla rivoluzione digitale e dalla sfida della mobilità sostenibile. Credo di poter affermare che le nostre aziende stanno vivendo una triplice rivoluzione digitale: la prima è quella che ha investito le nostre fabbriche, la seconda è quella che riguarda i nostri prodotti, la terza, infine, è quella riferita agli attori della filiera automotive, costruttori e aftermaket in primis, con i quali dobbiamo ormai essere ‘connessi’”.

 

Ha fatto riferimento alle tariffe e immagino si riferisse prima di tutto alla guerra commerciale in atto.

“È fuori di dubbio, si sta combattendo una guerra commerciale su scala planetaria e senza esclusioni di colpi. Per comprenderne le ragioni basta consultare l’ultimo report di Acea (European Automobile Manufacturers’ Association) per scoprire che in Europa l’automotive occupa, tra diretti e indiretti, 3,4 milioni di lavoratori, produce 23 milioni di veicoli l’anno con un surplus commerciale di 90,3 miliardi di euro. Se proiettiamo questi ordini di grandezza alle tensioni che si sono prodotte negli ultimi anni fra Unione Europea e Stati Uniti, e fra questi ultimi e la Cina, ci rendiamo conto di quanto gli orientamenti dei governi possano incidere sullo sviluppo industriale di intere macro-aree – e di quanto sarebbe urgente una riflessione approfondita sul futuro che vogliamo per la nostra industria”.

 

Gli sviluppi del commercio mondiale tuttavia seguono anche altre dinamiche.

“Ha ragione, il commercio mondiale sta cambiando profondamente. A ben vedere è la natura stessa della globalizzazione che si sta volvendo. Sebbene la produzione di beni e il loro scambio a livello internazionale continuino a crescere in termini assoluti, la percentuale dei beni scambiati rispetto al totale di quelli prodotti sta diminuendo. Secondo McKinsey Global Institute questa percentuale era il 28% nel 2007, dieci anni dopo, nel 2017, si era ridotta al 22,5%. Al contrario i servizi hanno un ruolo crescente nella creazione di valore. Nell’ultimo decennio lo scambio di servizi ha avuto una velocità di crescita che ha superato del 60% quella dello scambio di beni”.

 

Dunque, la crescita del “servizio” non interessa solo i prodotti hi tech, ma anche la meccanica e la meccatronica?

“Certamente, nel futuro che abbiamo davanti la distinzione fra prodotto e servizio continuerà a sfumare perché tutti i settori manifatturieri stanno adottando nuovi modelli di business basati proprio sul servizio. Tutto ciò porta con sé una grande quantità di implicazioni, significa, ad esempio, che aumenta il ruolo della conoscenza e degli elementi intangibili. Un processo evolutivo che favorisce i paesi con manodopera maggiormente istruita, con forti capacità d’innovazione e di ricerca e sviluppo, e con efficaci sistemi di tutela della proprietà intellettuale”.

 

Le trasformazioni nella mobilità che impatto avranno? La guida autonoma sarà davvero così dirompente?

“Il fatto che la fiera dell’elettronica di consumo che si tiene ogni anno a Las Vegas, il CES, stia diventando un grande appuntamento per i costruttori d’auto di tuto il mondo ci aiuta a comprendere il grande rimescolamento di carte che stiamo vivendo. In ogni caso, credo di poter affermare che la diffusione di massa di un’innovazione radicale come la guida autonoma è destinata a evolversi in modo considerevole”.

 

Cosa pensa dell’accelerazione registrata dall’ibrido e dall’elettrico?

“Fonti autorevoli stimano che a livello mondiale i veicoli elettrici rappresenteranno il 17% delle vendite di auto entro il 2030 (erano 1% nel 2017). Una performance che arriverà a ridurre fino al 10% il commercio di componentistica tradizionale per essere sostituita da parti sempre più sofisticate”.

 

Rivoluzione digitale, guida autonoma, elettrico, e la diagnostica?

“In questo campo – nel quale AICA esprime competenze di primo piano – la società di ricerca MarketsandMarkets prevede da qui al 2025 una crescita di fatturato, a livello globale, del 41%. Una crescita che rappresenta una vera e propria sfida/opportunità tanto per le imprese, quanto per gli operatori e per AICA”.

 

Presidente Severi, le riflessioni che lei ha fatto sin qui comprendono anche il mondo dell’autotrasporto?

“L’autotrasporto è con molta probabilità uno dei settori ai quali il Paese nel suo complesso pone meno attenzione. Uno stato di cose gravissimo non solo per il peso economico e occupazionale del comparto, ma anche perché così si perde di vista la funzione insostituibile che l’autotrasporto ha nel garantire il funzionamento del sistema-Italia. In questo settore abbiamo troppe questioni irrisolte per la cui soluzione è indispensabile la definizione di politiche dedicate”.

 

E la sostenibilità?

“Corriamo il rischio che l’attenzione del marketing verso la mobilità del futuro porti in secondo piano problemi antichi che tuttavia rimangono irrisolti. Mi riferisco a temi come il riuso, il riciclo e lo smaltimento dei veicoli fuori uso. Su questioni come queste è indispensabile avviare un rinnovato confronto perché la sostenibilità non è solo la mobilità a “zero emissioni”, bensì un approccio sistemico che riguarda e coinvolge tutto e tutti”.

 

Di fronte a così tanti elementi di novità AICA ritiene di dover aggiornare la propria Mission?

“Non potrebbe essere diverso. Da tempo presidiamo attivamente il tema degli standard, della connettività, dell’accesso a software e a piattaforme proprietarie. Allo stesso tempo AICA ha avviato un percorso di internazionalizzazione che ha già portato alla costituzione di una fitta rete di relazioni. Negli ultimi anni, poi, abbiamo contribuito a far sì che la rivoluzione digitale diventasse la vera protagonista di Autopromotec. Infine, voglio segnalare il maggior impegno di AICA nei confronti delle iniziative di lobbying rivolte ai decisori pubblici. Un’attività sempre più importante perché si va determinando una forbice tra le aziende che guidano le trasformazioni della mobilità e chi è chiamato a decidere le cornici normative, le politiche industriali e quelle riferite agli investimenti infrastrutturali e alla ricerca scientifica”.

 

Politiche e investimenti che in Italia non brillano certamente.

“Senz’altro no, e questo spiega la ridefinizione della mission di AICA alla quale ho fatto riferimento. Si tratta di una miopia ricorrente nel nostro Paese: vediamo solo il lato negativo delle novità rinunciando così a cogliere le opportunità che queste portano sempre con sé. Una di queste che non dobbiamo lasciarci sfuggire è la riqualificazione di tutti i “mestieri” legati all’aftermarket. Le nuove generazioni di vetture sono un mondo a sé in confronto a quelle di ieri. Oggi servono “meccatronici” dotati di nuove competenze legate in buona parte al digitale. Tutto ciò concorre a delineare nuovi “mestieri” che rappresentano per i giovani delle importanti e concrete opportunità di lavoro e crescita”.

 

torna all'archivio