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Articoli - Archivio

05/09/2011
La coperta lunga

Yokohama Bluearth
L'innovativo pneumatico Yokohama permette un sensibile risparmio nei consumi mantenendo comfort e aderenza. La sfida eco inizia da materiali rinnovabili, da tecnologie raffinate e da produzioni a zero emissioni

Duilio Damiani

Figlio di una lunga tradizione votata alla massima eco sostenibilità, iniziata nel 1998 con il primo modello denominato DNA, Yokohama ha sempre creduto nello sviluppo dei cosiddetti pneumatici "verdi" - al fianco delle gomme tradizionali - principalmente destinati alla distribuzione in Giappone e commercializzati finora in oltre 44 milioni di esemplari.

 

La scelta si è evoluta; l'attenzione alla massima efficienza nei consumi è ormai in vetta ai parametri di preferenza per un pneumatico. Se fino a dieci anni fa il risparmio era l'ottava voce di selezione da parte dell'utente finale, oggi l'economia d'esercizio offerta dai cosiddetti prodotti green richiama, assieme alla capacità di frenata e all'aderenza sul bagnato, l'assoluto favore del mercato. Con la complicità, è inutile negarlo, delle case costruttrici degli autoveicoli, che con primi equipaggiamenti in grado di ridurre la resistenza al rotolamento possono dimostrare migliori performance nei consumi e un abbassamento delle emissioni nocive. È infatti questa resistenza a dissipare circa il 20% della forza motrice generata da un veicolo (il restante 65% è imputabile all'opposizione dell'aria ed il 15% circa agli attriti della meccanica interna), riducendo la quale si può ottenere un tangibile vantaggio.
La messa al bando dei componenti più inquinanti, poi, ha richiamato l'attenzione sulle alternative ecologiche utili alla costruzione di un pneumatico, rappresentate per molti costruttori dagli estratti di sostanze vegetali e idrocarburi naturali che si pongono come sostituti degli oli aromatici di provenienza sintetica.
Il cambiamento culturale avvenuto nell'intero settore a causa di una rinnovata attenzione alle tematiche ambientali ha imposto all'industria nuovi e più impegnativi obbiettivi eco-friendly: vi è infatti una ricerca di valide alternative progettuali e industriali per prodotti sempre più performanti anche sotto il profilo eco, a breve necessari anche per quella significativa tappa rappresentata dall'etichettatura europea attesa sui pneumatici per la fine del 2012. Fulgido esempio di questa logica è il BluEarth-1 di Yokohama, pronto al suo debutto nel panorama internazionale e che racchiude in sé tutta la filosofia di un marchio che attinge dalla sua storia per creare un nuovo futuro.

 

Il verde e il blu
Figlio di una lunga tradizione votata alla massima eco sostenibilità, iniziata nel 1998 con il primo modello denominato DNA, Yokohama ha sempre creduto nello sviluppo dei cosiddetti pneumatici "verdi" - al fianco delle gomme tradizionali - principalmente destinati alla distribuzione in Giappone e commercializzati finora in oltre 44 milioni di esemplari. Con l'adozione di pneumatici eco Yokohama ha contribuito in questi 13 anni ad una riduzione di 1,5 miliardi di kg di emissioni di CO2.
Il paese del Sol levante ha da lungo tempo posto l'accento sul rispetto per l'ambiente, stimolando l'industria a trovare soluzioni ecocompatibili; non è un caso che le maggiori proposte di autovetture alternative siano made in Japan, come la capofila Toyota Prius, vera antesignana del segmento delle ibride che ha sdoganato l'accoppiamento di motore termico ed elettrico dai laboratori di ricerca verso il grande pubblico. A questa e alla "sorella" Auris, se ne sono aggiunte negli ultimi tempi un numero sempre maggiore, e tante altre saranno a breve introdotte sul mercato assieme ai più radicali modelli ad esclusiva trazione elettrica. Un pneumatico a bassa resistenza di rotolamento può favorire ulteriormente l'autonomia di queste auto, aumentando gli intervalli di rifornimento e decretando così una sempre maggiore efficienza energetica.
Il migliore riconoscimento per la filosofia eco di Yokohama è rappresentato proprio dall'adozione del BluEarth da parte di questi autoveicoli che comprovano l'efficacia raggiunta dal nuovo pneumatico dall'animo verde. Scelto come primo equipaggiamento da Toyota e da altri costruttori, il BluEarth-1 si propone anche come ricambio non solo sulle ibride o sulle elettriche, ma anche per tutte le auto tradizionali di quegli automobilisti particolarmente sensibili all'ambiente e al risparmio.


Alchimia molecolare
Le soluzioni tecnologiche applicate ai pneumatici tendono sempre a privilegiare un aspetto piuttosto di un altro, oppure a mediare tra i due bilanciando gli elementi a favore e a sfavore. Se la coperta è troppo corta, invece di scoprire piedi o testa, la soluzione migliore è quella di... allungare la coperta.
La trama mancante ci è offerta dai nuovi componenti chimici sviluppati per il nuovo BluEarth, in grado di conciliare aspetti in contrapposizione. Prima tra tutti, l'innovativa mescola Nano Blend, in grado di ottimizzare le interazioni chimiche a livello molecolare permettendo un buon equilibrio tra i tre fattori determinanti della prestazione di un pneumatico: percorrenza/durata di utilizzo, resistenza e tenuta sul bagnato. Principale fautore di questi benefit è proprio l'olio estratto dalle bucce di agrumi che sostituisce quegli idrocarburi banditi dai processi industriali già dal 2010: l'additivo eco messo a punto da Yokohama presenta una struttura cellulare simile a quella della gomma naturale, combinandosi efficacemente in una risultante stabile e performante. Così, a velocità costante, come ad esempio sulle lunghe autostrade, il ridotto attrito consente maggiori percorrenze, mentre in fase dinamica, il calore generato dalle forze longitudinali e trasversali permette buone prestazioni d'aderenza. Viene così sfatata anche la caratteristica "freddezza" delle gomme ecologiche, che normalmente impiegano di più per raggiungere l'ottimale temperatura d'esercizio.
Mescola futuristica quindi per Yokohama BluEarth, ma anche una struttura ultraleggera, a tutto vantaggio delle masse non sospese e delle forze inerziali. Un mix di soluzioni integrate in un unico prodotto, contraddistinto da un'impronta asimmetrica con elaborate scanalature longitudinali ondulate ad angolo progressivo, per una costante espulsione dei liquidi, e da cinque variazioni del disegno battistrada, per conferire silenziosità. La leggerezza nella costruzione è stata migliorata anche grazie a un liner interno molto sottile e in grado di ridurre fino al 36% le perdite d'aria, favorendo pressioni di gonfiaggio costanti nel tempo. La resistenza al rotolamento, alla quale abbiamo accennato prima è favorita anche da quella aerodinamica: il freno aerodinamico opposto all'avanzamento è in parte rappresentato anche dall'impatto dell'aria sulla spalla della ruota e Yokohama ha lavorato anche su questo aspetto, grazie alla sinergia con la consociata PRGR, specializzata nella produzione di palline da golf. I tecnici giapponesi hanno studiato le palline a da qui è scaturita la conformazione sfaccettata del fianco di BluEarth, puntinato proprio come le palline da golf e tale da agevolare il flusso d'aria soprattutto alle alte velocità. Tutte queste componenti tecnologiche hanno generato un pneumatico ad alte prestazioni per quanto riguarda la resistenza al rotolamento (RR), come rappresentato dal test sul piano inclinato, un esperimento empirico a cui abbiamo recentemente assistito in occasione dell'Autopromotec di Bologna. I tecnici Yokohama hanno fatto scivolare un'autovettura a motore spento, equipaggiata di volta in volta con treni differenti di pneumatici, e hanno dimostrato l'efficacia del minore attrito offerto dal BluEarth, che ha percorso ben il 43% in più rispetto al modello precedente, un pneumatico a basso attrito, chiamato Yokohama A-Drive.
Le misure per ora disponibili soddisfano un selezionato ventaglio di autovetture: il BluEarth-1 in questa sua prima espressione (ne seguiranno altre per definire in breve una gamma completa di prodotti ecologici) è offerto in cinque dimensioni, focalizzate per equipaggiare principalmente i veicoli ibridi di ultima generazione: 185/65 R15, 195/65 R15, 205/55 R16, 215/60 R16 e 215/45 R17. Se tra queste non rientra la misura delle vostre gomme, non vi resta che aspettare tempi più... verdi.

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