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28/04/2014
LE REVISIONI TRUFFA: C'È CHI VUOLE RINVIARE LA SOLUZIONE?

MCTCnet2: il punto


L’industria italiana del settore ha costruito la propria reputazione nel mondo proprio sulla qualità dei prodotti e sull’eccellenza del servizio, non certo su certificati, diplomi o timbri di qualsivoglia autorità o amministrazione pubblica

Massimo Brunamonti

“Revisioni delle auto? State attenti alle truffe!”; “La truffa delle revisioni”. “Morto da mesi firma 1.200 revisioni”; “Un software in grado di simulare la presenza dell’auto in officina”; a mettersi a scorrere in internet o sui media alla voce “revisioni truffa” c’è l’imbarazzo della scelta. Che il problema delle false revisioni fosse presente e grave già lo sapevamo; quello che non ci aspettavamo nella maniera più assoluta è che ci sia qualcuno che, per motivi per noi del tutto incomprensibili, sta pensato bene di tentare di ritardarne la soluzione.

Sì, perché di questo si tratta: stiamo correndo il rischio che il tanto atteso MCTCnet2, nuovo sistema antitruffa concepito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, venga ulteriormente ritardato.

Per inquadrare meglio la situazione bisogna fare un passo indietro. Il piano di entrata in esercizio di MCTCnet2, definito con la circolare del Ministero dei Trasporti del 10 aprile 2013, prevedeva i passi necessari per fare sì che tutti centri di revisione venissero equipaggiati completamente entro il 31 marzo 2015 (vedi articolo “MCTCNET2: È la volta buona?” Pneurama maggio-giugno 2013).

Purtroppo però la macchina ha cominciato a incepparsi al momento in cui si sarebbero dovute iniziare le installazioni dei software. La circolare ministeriale prevedeva che la fase 1 di installazione dei software PC Stazione e PC Prenotazione partisse il 1 ottobre 2013, in attesa del completamento e della definitiva omologazione entro il 31 marzo 2014. Perché tali installazioni potessero avvenire era necessario che il Ministero abilitasse le chiavi software di installazione per mezzo delle quali il computer del centro di revisione può collegarsi al CED della Motorizzazione e chiudere così il cerchio dello scambio automatico di dati criptati, cuore del meccanismo anti frode. Ad oggi però, dopo oltre cinque mesi, le chiavi software sono ancora bloccate ed i fornitori di software PC Stazione e PC Prenotazione in regola con le verifiche di omologazione sono nell’impossibilità a procedere alle installazioni.

Nel frattempo è accaduta una cosa imprevista e sconcertante. La Commissione Trasporti del Senato, come riportato dal comunicato stampa di AICA dello scorso 27 febbraio, ha invitato l’Amministrazione a prorogare  ulteriormente la scadenza delle omologazioni dei software. Il resoconto della seduta del 14 gennaio recita: “si sollecita il Governo a dare rapida e urgente attuazione all’impegno assunto (…), prorogando il termine per l’aggiornamento dei software (…) al 31 ottobre 2014”.

Alla luce di questo il Dipartimento per i Trasporti e la Navigazione il 24 febbraio ha emesso una circolare che ha recepito la sollecitazione del Senato e attua una “rivisitazione del programma di attuazione del protocollo” MCTCnet2. La rivisitazione consiste nel posticipare “dal 31 marzo al 31 ottobre 2014 il termine ultimo per l’adeguamento ad MCTCnet2 dei software PC Stazione e PC Prenotazione presso le officine di revisione”.

Attenzione: messa così la cosa potrebbe non necessariamente causare ritardi nel processo complessivo di entrata in esercizio di MCTCnet2. L’installazione del software infatti è solo uno dei passi; gli altri, riguardanti soprattutto il conseguente adeguamento delle apparecchiature, potrebbero rimanere intatti e consentire così il mantenimento della data ultima del 31 marzo 2015  per il completamento del processo. Inizialmente, infatti, si erano previste due fasi separate e distinte: installazione dei nuovi software prima e, a seguire, aggiornamento delle apparecchiature. Questo schema oggi, se si vogliono mantenere i tempi totali, deve essere rivisto; installazione software e aggiornamento delle apparecchiature dovranno essere eseguiti nello stesso slot temporale, fatto questo relativamente problematico, tuttavia vantaggioso, se correttamente gestito.

Il Ministero, nello stesso documento, dichiara di recepire l’auspicio delle principali associazioni di categoria “di avviare con tempestività la prima fase del progetto consistente proprio nell’installazione dei software”.

Alle dichiarazioni occorre però far seguire i fatti. Il Ministero lamenta il  limitato numero dei costruttori che hanno superato le verifiche tecniche come risulterebbe da ulteriori sessioni di “test di prova sui software delle aziende che hanno autocertificato i propri prodotti come conformi al protocollo MCTCnet2” che non hanno dato i risultati sperati.

Sembrerebbe quindi che la causa di tutto questo sia il ritardo di alcuni fornitori di software e la non conformità dei loro prodotti sottoposti a omologazione.

Ad AICA e ai costruttori italiani che ne fanno parte, però non risulta così. Per capire meglio è necessario anche ricordare come il processo delle verifiche tecniche, iniziato ad aprile 2013, doveva essere completato, nelle previsioni dell’Amministrazione, a ottobre dello stesso anno. Nel frattempo però l’Amministrazione stessa ha provveduto a modifiche delle specifiche che hanno causato necessità di adeguamenti e conseguenti ulteriori e impreviste verifiche con aggravio del carico di lavoro per le già limitatissime risorse della struttura tecnica del Dipartimento. In conclusione, se oggi siamo a piangere sul tempo perduto è bene chiedersi fino in fondo perché, prima di scaricare la responsabilità su chi nel frattempo ha lavorato fidandosi di tempi e previsioni rivelatesi poi approssimative se non velleitarie.

C’è anche da riflettere su come si possa pensare che un sistema industriale come quello italiano, che nel settore delle attrezzature per autofficina e revisioni è leader mondiale riconosciuto, non sia stato capace, come sottintenderebbe il Ministero, di rispettare  tempi e modi definiti dallo stesso, sentiti anche i costruttori. Ci rifiutiamo di pensare che nei costruttori sia prevalso una sorta di autolesionismo che sia sfociato nell’incuria verso i propri prodotti al punto tale da dimenticare la loro stessa responsabilità. I costruttori sanno benissimo di essere responsabili in tutto e per tutto dei loro prodotti a prescindere da certificati, bolli e timbri applicati da autorità, istituti e burocrati, e sanno benissimo anche che le conseguenze di eventuali non conformità e malfunzionamenti ricadono in primis su di loro. L’industria italiana del settore ha costruito la propria reputazione nel mondo proprio sulla qualità dei prodotti e sull’eccellenza del servizio, non certo su certificati, diplomi o timbri di qualsivoglia autorità o amministrazione pubblica.

Il persistere delle revisioni truffa e lo sconcerto di quanto sta accadendo in termini di possibili ritardi per la soluzione del problema fa scaturire una semplice domanda: perché?

Le revisioni in Italia sono un bel carico per i cittadini; stando all’osservatorio Autopromotec la spesa totale degli italiani  per le revisioni e prerevisioni ha totalizzato 2,7 miliardi di euro nel solo 2013, per un costo medio di 65 euro per le revisioni e di 130 euro per le prerevisioni per singolo automobilista. Denaro, questo, incassato sia dai centri di revisione che dal governo, sia in caso di revisioni corrette che truffaldine.

A prescindere dal fatto non irrilevante dell’importanza delle revisioni per la sicurezza stradale, limitandoci al puro dato economico, ci sembra assolutamente fuori da ogni comprensione ogni esitazione nei confronti delle revisioni fasulle e truffaldine che oltre a nuocere alla sicurezza causano comunque un esborso in denaro. Sulla base di quali considerazioni la Commissione Trasporti del Senato ha ritenuto opportuno sollecitare il Governo al posticipo, senza, a quanto ci risulta, neppure consultare gli operatori del settore? C’è forse chi pensa che i cittadini siano felici di buttar via i loro soldi? Sono davvero i politici così lontani dal mondo reale?

Lo stesso Governo riconosce che le principali associazioni di categoria sollecitano il pronto avvio di MCTCnet2. Allora perché non si dà modo già adesso di iniziare a installare i software che hanno superato le verifiche tecniche abilitando le chiavi software per l’installazione? Cosa fa il Ministero dei Trasporti per assicurare che non ci siano ulteriori rinvii a danno dei cittadini?

L’ultima circolare ministeriale sopra citata purtroppo non dà una risposta in tal senso, limitandosi a recepire la richiesta politica del rinvio della scadenza della fase 1. La domanda è: che ne è della data finale del 31 marzo 2015? Cosa intende fare il governo per rispettare quanto promesso e far sì che il 1 aprile 2015 sia il d-day delle revisioni “pulite” per tutti? Temiamo di dover fare ammenda: il titolo del precedente articolo “È la volta buona?” avrebbe dovuto essere “Ci possiamo credere?”. 

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