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Articoli - Archivio

27/04/2012
LE ORIGINI DEL MITO

MUSEO CASA ENZO FERRARI 

Dopo un’attesa lunga nove anni ha aperto i battenti a Modena il complesso museale dedicato a Enzo Ferrari, che ne racconta le vicende, la visione e la genialità in una galleria espositiva dall’impronta avveniristica, prolungamento ideale eppure tangibile del luogo natio, sottoposto a un radicale e riuscito restauro

Francesco Lojola

LE IMMAGINI in bianco e nero scorrono veloci sullo schermo, tratteggiandone il ritratto privato, prima tra infanzia e gioventù in famiglia, poi agli inizi della carriera sui campi di gara e più avanti a tu per tu con i grandi protagonisti del motorismo sportivo dell’epoca; e quando dagli scatti si passa al narrato, ecco l’uomo, il pilota e il costruttore, messo a nudo dall’intervista di Enzo Biagi.

Enzo Ferrari è ancora qui con noi, onorato come spetta ai personaggi entrati nel mito, con la stessa passione e creatività, col medesimo gusto della sfida e dell’innovazione ben riassunte in una delle sue frasi più celebri: “Se lo puoi sognare, lo puoi fare”. 

E il sogno coraggioso che si è concretizzato, a nove anni di distanza dal concorso per la progettazione dell’opera, è il Museo Casa Enzo Ferrari, aperto al pubblico il 10 marzo scorso e destinato a farsi nuovo simbolo della città di Modena. Vecchio e nuovo insieme, fra tradizione e modernità: una struttura avveniristica eretta di fronte alla vecchia officina di carpenteria metallica del padre Alfredo, attigua alla casa dove il Drake nacque il 18 febbraio 1898. Ben visibile da lontano, la copertura in alluminio hi-tech giallo canarino della galleria espositiva, che ricorda il cofano curvilineo di una vettura sportiva, è sulle prime incombente. Ma una volta all’interno del cortile, l’edificio sfodera invece il fascino del complesso architettonico ardito, disegnato dall’architetto praghese Jan Kaplick come una mano aperta, protesa verso la vecchia dimora. Un abbraccio che smorza il contrasto con l’abitazione e l’officina, di cui sono stati conservati gli spazi e le caratteristiche originarie (come lo stemma della famiglia in ferro battuto sulla porta d’ingresso dell’una e la storica scritta sul muro esterno dell’altra), e che risulta ulteriormente attenuato dalla leggerezza dell’enorme e sinuosa facciata in vetro, alta 12 metri e sostenuta soltanto da sottili cavi d’acciaio. 

 

L’epopea del motorismo modenese

All’interno della galleria, nello spazio ad anfiteatro interamente bianco che ne rappresenta il cuore espositivo, ininterrotto e panoramico, fanno bella mostra di sé vetture dal valore incalcolabile, esposte su singoli piedistalli come opere d’arte: dai bolidi del Drake pilota a quelli della Scuderia Ferrari, che negli anni Trenta gareggiava sia con auto, soprattutto le Alfa Romeo oggi entrate nella leggenda, sia con le moto. E poi, un drappello di strepitose vetture da competizione costruite da Ferrari, Maserati, Stanguellini e De Tomaso dall’immediato dopoguerra fino agli anni Sessanta; a fare da contrappunto, alcuni dei motori più celebri e vincenti, mentre dalle serpeggianti teche perimetrali ricavate sullo sfondo dell’enorme sala, occhieggiano disegni e documenti tecnici, memorabilia, pubblicazioni d’antan corredate da contributi audiovisivi inediti, e pure modellini in scala. Nelle forme di design, dentro e fuori, tutto parla il linguaggio estetico delle vetture da corsa; persino le maniglie e i lavabi dei bagni, usciti dalla matita di Andrea Morgante, subentrato in perfetta continuità nel ruolo di capo progetto alla scomparsa di Kaplick nel 2009. 

Dedicata a “le origini del mito”, la mostra allestita nella nuova galleria, curata da Giovanni Perfetti, è l’espressione dei grandi marchi italiani, con auto provenienti da altri musei e collezioni private. “La Fondazione Casa Natale Enzo Ferrari – spiega il presidente Mauro Tedeschini – non ne possiede. Peraltro, il nuovo complesso espositivo è dedicato non solo alle vetture del Cavallino, ma anche al mito e alle glorie del motorismo sportivo modenese”. Ammantato di quel giallo, simbolo della città, scelto come sfondo per il proprio stemma e che qui riveste, non a caso, la copertura della galleria. 

 

Una passione vincente

“E poi, considerando che le mostre statiche non hanno più successo, faremo leva su rassegne sempre diverse, sia lavorando in stretto contatto, com’è naturale, col Museo Ferrari di Maranello, sia contando sul contributo di altre strutture e di amici collezionisti”. Come Mario Righini, proprietario della magnifica 815 Auto Avio Costruzioni del 1940 che troneggia all’ingresso della galleria, aprendone il percorso di visita. Si tratta della prima vettura costruita dal Drake, che, appena lasciata la direzione dell’Alfa-Corse non poteva usare il suo nome associato alle competizioni. A condurla sulle strade della Mille Miglia, il giovane e promettente Alberto Ascari e il marchese Lotario Rangoni Machiavelli.

Decana della mostra e più di ogni altra emblematica della passione viscerale di Enzo Ferrari, che nel 1920 vende la casa per acquistare un bolide da corsa, l’Alfa Romeo 40-60 Hp del 1914, sportiva autentica che in gara si dimostra una bomba. “Come la passione – dice Piero Ferrari, presidente onorario della Fondazione – esplosa in mio padre, solito chiamare l’Alfa la sua seconda mamma”. E che proprio con questa vettura si piazza secondo assoluto nell’edizione della Targa Florio del 1920, avviando così la collaborazione ventennale con la Casa del Biscione. L’avventura di pilota continua, passando con successo da un volante all’altro, e sette anni dopo, quando vince il Circuito di Modena con l’Alfa Romeo 6C 1500SS, riceve il titolo di commendatore per meriti sportivi: è il periodo che la mostra racconta con un paio di vetture del Biscione portate in gara dal Drake, la RL Super Sport Mille Miglia e l’impressionante Alfa Bimotore 1935, realizzata in soli due esemplari. 


Capolavori senza prezzo

Tra le auto della Scuderia Ferrari, che fonda nel 1928 e chiude due lustri più tardi, ecco poi la più bella monoposto del periodo, l’Alfa Romeo Gran Premio Tipo B P3 aerodinamica, vittoriosa a Monza con Nuvolari, la Tipo C 12C, con cui il mantovano volante trionfa nella Coppa Vanderbilt a New York e la Fiat 508 S MM Coppa d’oro. Scendendo le rampe inclinate che accompagnano verso il piano sottostante della galleria, la rassegna si illumina di altri capolavori: sono le auto da competizione che negli anni seguenti hanno dato lustro al motorismo modenese, dalla Ferrari 166 MM Barchetta Touring del 1948 alla Maserati A6 GCS Berlinetta firmata da Pininfarina nel 1954, dalla Stanguellini Formula Junior datata 1961 alla De Tomaso Vallelunga, prodotta quattro anni dopo.

Lasciata la galleria, ad accogliere il visitatore nella vecchia officina restaurata, una sorta di maxi-libro multimediale, la cui copertina è il cartellone sulla soglia che ritrae la vittoria della prima Ferrari, la 125 S, al Gran Premio di Roma del 1947, condotta da Franco Cortese. La narrazione prosegue in un’alternanza di proiezioni digitali e teche espositive: otto capitoli che raccontano la filosofia di Enzo Ferrari e il suo sguardo sempre volto al futuro, punteggiati dagli oggetti della vita quotidiana, come gli inseparabili occhiali neri e la penna stilografica dall’inchiostro viola, i documenti personali, tra i quali il certificato di matrimonio, le licenze da pilota, fino agli interessanti scritti sulla Scuderia Ferrari e sulla Carrozzeria Touring. Il museo ha già pronto il tema della prossima mostra: la sfida fra Ferrari e Maserati negli anni ‘50 e ‘60, divenuta epopea del motorismo sportivo.

 


• Le attrattive di una struttura polifunzionale

Negli oltre 5mila mq di superficie complessiva del museo, per il quale sono stati investiti 18 milioni di euro, l’open space espositivo è affiancato da un’aula per la didattica con un centro di documentazione digitale, intitolato a Sergio Scaglietti, il carrozziere di fiducia di Enzo Ferrari scomparso di recente, una sala conferenze e un’aula per le proiezioni cinematografiche; inoltre, vicino all’ingresso della galleria sono stati ricavati una caffetteria e uno store. Più che la classica libreria museale, si tratta di un vero e proprio strumento di marketing, che s’inquadra nella strategia di sviluppo internazionale del museo con oggetti da collezione, d’arredo e di lifestyle dedicati alle grandi case automobilistiche, ai pezzi esposti in rassegna e alle eccellenze del territorio modenese, conosciuto ovunque come terra di motori, sapori e lirica. E poi, un catalogo ricco di titoli che raccontano la passione e la creatività su cui si è costruito il mito di Enzo Ferrari e il contributo che Modena ha offerto, nel tempo, a generazioni di progettisti, tecnici, costruttori, stilisti, piloti e appassionati di tutto il mondo. Al piano interrato della galleria, la sala conferenze può farsi event space, in grado di ospitare eventi aziendali, road show, corsi di formazione, esposizioni, nonché mostre personali o aziendali. Un contenitore a tutto tondo per gli appassionati del Drake e dei motori, pronto ad accogliere anche feste di laurea e persino matrimoni.

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