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25/10/2012
LABEL IN DOPPIA "A"

PROVATO IL PIRELLI CINTURATO P7 BLUE
Debutto a Valencia per il pneumatico in doppia “A” rivolto ai più attenti ai consumi con vetture di cilindrata media e medioalta: ecco le nostre impressioni dopo i test su asciutto e bagnato

Mino De Rigo

CHISSÀ quanti sarebbero curiosi di provare subito, al volante della propria vettura, i pneumatici etichettati con la doppia “A”. Noi lo abbiamo fatto a Valencia, il palcoscenico scelto da Pirelli per il lancio degli inediti Cinturato P7 Blue. Li abbiamo potuti saggiare dentro e fuori dal tracciato Ricardo Tormo, prima alla guida di un’Audi A4 Tdi, su un percorso di 1,3 km dal fondo bagnato all’interno della pista principale, e poi a bordo di una Bmw 320d e una Volvo V60 lungo oltre 200 km di strade tra le colline dell’entroterra, alla vigilia del Gp d’Europa di F1, svoltosi invece nel circuito cittadino ricavato accanto al porto, celebre per le sfide velistiche della Coppa America. Tre le misure a fregiarsi del massimo grading (235/45 R17, 225/55 R16 e 215/55 R16) sia rispetto alla resistenza al rotolamento, sia all’aderenza sul bagnato, su un totale di 11, che diverranno 14 entro fine anno; tutte le altre dimensioni rientrano in classe “BA”.
Ne abbiamo ricavato l’impressione di un esercizio riuscito, nell’intento di coniugare la necessità del marketing di piazzare il brand in prima fila nella prevedibile sfida delle etichette, alla volontà di cogliere un traguardo tecnologico fino a ieri comunemente giudicato fuori portata, consistente nell’estremizzare due parametri antitetici senza comunque pregiudicare il complesso delle prestazioni del pneumatico. Con l’effetto di anticipare, in definitiva, l’evoluzione già tracciata per il Cinturato P7, che, con i suoi 6 milioni di pezzi annui (oltre il 20% in primo equipaggiamento, forte di 52 omologazioni) è destinato a restare ancora a lungo sul mercato. Anche perché il nuovo P7 Blue è disponibile solo come ricambio, scontando peraltro un differenziale di prezzo pari al 6%.

Risparmio annuo di 52 litri
Sulla base del listino al pubblico, si tratta di una settantina di euro in più per un treno nella dimensione 225/55 R16. A fronte, però, di una promessa di rispamio che i test condotti dall’ente indipendente Tüv Sud hanno stimato intorno ai 90 euro l’anno rispetto a un’omologa copertura di classe “C”, la media del mercato nel segmento di riferimento. Il Cinturato P7 Blue è accreditato di una rolling resistance più bassa del 23%, e dunque potenzialmente in grado di ridurre il consumo di carburante fino al 5%: grosso modo 52 litri per 15mila km annui (e -123,5 kg di CO2), alla pressione corretta e con uno stile di guida appropriato.
Per renderlo più risparmioso si è innanzitutto agito alleggerendo la carcassa (di circa il 10%) e dotando il fianco di una maggiore rigidità (più 7% rispetto al predecessore); inoltre, sempre secondo quanto dichiarato da Pirelli, non solo la pressione dell’impronta a terra è più uniforme, ma anche il battistrada sfrutta mescole in superficie e nel più rigido sottostrato inferiore capaci di interagire per spingere in là il livello di compromesso che lega prestazioni più elevate di grip sul bagnato e di scorrevolezza. Inoltre, i compound impiegano polimeri di ultima generazione, nell’ambito di un processo produttivo comune ai pneumatici di Formula 1.
Le prove hanno restituito la percezione di una copertura che nella globalità non pare soffrire di complessi rispetto al Cinturato P7 lanciato nel 2009.

Convincono wet braking e handling
Senza particolari pecche il comportamento sul bagnato, non solo in frenata, che anzi trasmette buona impressione, ma anche più in generale sotto l’aspetto dell’handling. È buona anche la resistenza all’aquaplaning, pur essendo gli intagli del battistrada meno ampi e profondi, cui però fa gioco l’ottimizzazione del profilo e la rigidezza dei tasselli.
“Le prove comparative del Tüv Sud – ha sottolineato il direttore dell’area tecnica di Pirelli Maurizio Boiocchi – hanno confermato i nostri rilevamenti, con spazi di arresto sul bagnato inferiori del 9% rispetto al riferimento, una copertura della stessa fascia di mercato, classificata ‘B’ nel wet braking: 2,6 metri in meno a 80 km/h per la misura 225/55 R16”. Le sole incognite riguardano la durata della gomma, che Pirelli valuta analoga alla percorrenza garantita dal Cinturato P7, e le eventuali modifiche prestazionali man mano che il pneumatico si usura. Al Cinturato P7 Blue non si può certo attribuire un’anima sportiva, ma è pur vero che deve molto alle esperienze compiute nel motorsport, “con l’accelerazione di uno sviluppo che ha permesso di concretizzare la novità nell’arco di un solo anno. L’intero percorso evolutivo ha visto da un lato il coinvolgimento delle case auto, godendo della collaborazione tra diverse squadre di specialisti nostre e loro, dai tecnici di fabbrica agli ingegneri all’opera su nuovi materiali, qualità e design”.

Simulazione predittiva e tecnologie F1
“E poi, dall’altro, l’utilizzo massivo di sistemi avanzati di simulazione al computer (evitando di mettere in produzione diversi modelli da testare), con la definizione di nuove soluzioni per la struttura e le mescole”. Gli strumenti di modellazione virtuale sviluppati per l’F1 (in ragione di dodici telai, quante sono le monoposto in lizza) sono disponibili anche per le gomme stradali.
A darne dimostrazione a Valencia, nell’ambito di un’isola tecnologica allestita per l’occasione, un simulatore capace di sfruttare modelli di vettura, di pneumatici (strutture e mescole) e di fondo stradale diversi, consentendo a un collaudatore di confrontare i differenti comportamenti, dando vita a un processo di miglioramento iterativo per lo sviluppo di gomme Hp e Uhp. Una prova concessa anche a noi giornalisti specializzati in arrivo da tutto il mondo per il lancio di Pirelli, per una volta nei panni del collaudatore alle prese con una comparativa sperimentale (corroborata da dati di accelerazione longitudinale, laterale e di decelerazione) tra Lamborghini Countach e Gallardo, munite rispettivamente di PZero Asimmetrico 225/50 e 345/35 ZR15 e di PZero (odierni) 235/35 e 295/30 ZR19.
Accanto al simulatore, un banco prova a rulli per l’analisi termografica dei pneumatici sulla vettura (già usato per l’F1), dei quali analizzare l’emissione di calore alle diverse velocità e dunque l’efficienza energetica legata alla resistenza al rotolamento. Un confronto tra P7 Blue e PZero vinto in partenza, col primo più freddo di 10° C a 80 km/h e più scorrevole del 30%. Prodotto in Italia e in Romania negli stabilimenti di Settimo Torinese e di Slatina e destinato a vetture di fascia media e superiore in una gamma da 205/60 R16 a 225/40 R18, per il nuovo Cinturato P7 Blue è atteso un volume di vendita nell’ordine dei 300mila pezzi annui.

 

• PZERO, un’evoluzione lunga 25 anni
C’è un anniversario che accompagna la novità del Cinturato P7 Blue: è il 25° compleanno della linea di prodotto più prestazionale di Pirelli, il PZero, stradale di derivazione sportiva che nel 1987 debutta sul mercato per avere ragione della potenza della Ferrari F40, 478 cv e una coppia di 577 Nm, per una velocità massima di 324 Km/h. Una gomma già allora bimescola, irrigidita da inserti in kevlar nel tallone. Nove anni dopo il PZero si trasforma, nella versione Rosso, in una copertura a elevate prestazioni, ma a tutto tondo, con performance buone anche sotto la pioggia, per equipaggiare la Porsche 996: ed ecco l’introduzione delle microfibre di rinforzo nelle mescole. L’arrivo della Ferrari 360 segna poi l’esordio del Pzero Corsa System con cui Pirelli punta a bilanciare alte performance, comfort e percorrenza e per questo adotta compound polarizzati. Si arriva al 2007 e a vetture con quasi 600 cv come la Gallardo Lp 560-4: per reggere motricità, accelerazioni laterali e frenate estreme serve un nuovo salto tecnologico e il PZero si avvale di tecniche di simulazione e nuove soluzioni di rinforzo per una struttura dal profilo ultraribassato.
Delle 621 omologazioni del PZero, oggi declinato in Silver, Corsa e Trofeo, 240 sono tuttora in produzione; dal 1987 ha venduto 53 milioni di pezzi e al domani guarda con una ricetta fatta di materiali innovativi e processi robotizzati, conditi da un pizzico d’italica inventiva.

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