Condividi su

Articoli - Archivio

27/04/2016
LA SPINTA PER LA RIPRESA

Autotrasporto

 

Dalla Legge di stabilità 250 milioni di euro per il settore in specifici interventi

Paolo Castiglia

 

Autotrasporto e logistica avanti piano: seppur sia vero che i principali indici generali dell’economia sono finalmente in ripresa, con Pil immaginato all’1,5% per il 2016, inflazione all’1%, bilancia commerciale in crescita, bisogna fare attenzione ad alcune criticità presenti nel sistema. Prime fra tutti l’instabilità politica e finanziaria, l’ampliarsi del terrorismo internazionale e i forti cambiamenti climatici che ovviamente impattano sulla logistica e sul trasporto merci sensibilissimi a questi fattori.  Dalla legge di stabilità, anche se con alcune differenze, si è mantenuta una forte attenzione al settore con alcune facilitazioni che potrebbero comunque dare solidità alla ripresa in corso.

A questo proposito, secondo Cinzia Franchini, presidente nazionale di Cna-Fita, il percorso interno tra le sigle aderenti a Unatras ha permesso di arrivare a delle richieste unitarie nei confronti del Governo. “Difficile - afferma -  è stato ottenere tutti i risultati sperati sia perché la convocazione da parte del ministro Delrio è avvenuta solo dopo 85 giorni dal suo insediamento, sia perché sin da subito sono stati prospettati importanti tagli agli interventi”.

In generale alla fine 250 milioni di euro è la cifra destinata al settore declinata in specifici interventi che vanno dalla conferma del rimborso delle Accise, ma solo a chi utilizza veicoli Euro 3 o superiori, alla deduzione forfetaria delle spese non documentate, anche qui con alcune limitazioni. E ancora incentivi per l’intermodalità in tre anni e lo sgravio previdenziale per chi utilizza autisti che fanno tratte internazionali.

Amedeo Genedani presidente di Confartigianato Trasporti e di Unatras, nel merito delle deduzioni forfetarie per le spese non documentate, sottolinea come questo intervento, pur essendo di aiuto, penalizza molto coloro che guidando i propri mezzi, soprattutto all’interno del comune di residenza. Altro tema scottante il rimborso delle Accise. Si è arrivati a un compromesso per il quale, invece di ridurre il contributo del 15% trasversalmente a tutti, lo si è limitato a partire dalle motorizzazioni Euro 3, ma la cosa che non viene accettata è la parallela riduzione degli incentivi sull’acquisto dei nuovi veicoli.

“Da un lato, quindi, si tende a incentivare chi usa mezzi meno inquinanti destinando solo a loro il rimborso delle accise, e dall’altro non si aiuta chi vuole investire su mezzi ecosostenibili?” si chiedono gli autotrasportatori.

Fondamentali, invece, le reti d’impresa per Claudio Villa, presidente del Gruppo Federtrasporti: “Chi si aspettava novità in termini di interventi normativi o incentivi per questo tipo di contratto, deve rimanere deluso, ciononostante questo tipo di associazionismo resta un elemento strategico per lo sviluppo del settore. Delle tre modalità con le quali è possibile mettere in piedi una rete d’impresa, naturalmente il Gruppo Federtrasporti appoggia in modo particolare quella dei consorzi, molto simile al contratto di rete, l’altra modalità è quella a contratto. ¢

 

Sistri: la preoccupazione dell’autotrasporto

Fortissima preoccupazione degli operatori del trasporto in relazione alla vicenda Sistri, che si trascina da anni “nonostante l’evidente fallimento” affermano le associazioni del trasporto, e che costringe ancora le aziende del settore “ad applicare procedure farraginose e sostenere costi sia per il versamento del contributo annuale sia per adempiere agli obblighi di sperimentazione”. Tutto ciò mentre il Ministero è impegnato a ridefinire un nuovo sistema anche attraverso un nuovo concessionario. “Tale situazione mette in condizioni di svantaggio competitivo le imprese italiane rispetto alle concorrenti europee – ha dichiarato Thomas Baumgartner, Presidente di Anita – perché in altri paesi dell’Unione si adempie agli obblighi di tracciabilità dei rifiuti, previsti dalla normativa comunitaria, con sistemi più semplici e funzionali rispetto al nostro. Così anche in questo specifico campo, perdiamo quote di mercato”.

“Il Sistri non ha portato alcun valore aggiunto alle imprese, anzi, ha aggravato l’attività delle imprese sotto il profilo dei costi e della gestione operativa e non si può continuare a immaginare di tracciare i rifiuti attraverso un sistema incentrato sulla sola fase del trasporto e, per giunta, con strumenti obsoleti e installati esclusivamente sulla motrice del camion - ha proseguito Baumgartner – è necessario, invece, ridefinire un sistema di tracciabilità completamente diverso dal Sistri, che rappresenti un valore aggiunto per le imprese e risponda alle norme comunitarie, garantendo che i rifiuti prodotti vengano correttamente smaltiti, nel pieno rispetto delle esigenze di tutela ambientale, così come avviene in Francia, in Spagna e in Germania”. 

La proposta dell’autotrasporto professionale è di monitorare i flussi di rifiuti attraverso la semplice digitalizzazione degli attuali formulari, per rilevare il trasporto, dei registri di carico e scarico, per rilevare la produzione e la gestione,  e della dichiarazione annuale MUD, utilizzata per fini statistici e di controllo. Inoltre, allo scopo di semplificare anche il quadro istituzionale di riferimento, l’Anita ritiene che l’Albo Gestori Ambientali possa fungere da interlocutore unico per chiunque voglia operare nel settore del trasporto e della gestione dei rifiuti sul territorio nazionale, compresi gli operatori esteri.

 

 

Cabotaggio irregolare: scende in campo la Commissione Ue

Sul cabotaggio irregolare scende in campo direttamente la Commissione Europea. Lo fa nella Relazione al Parlamento, dove dichiara che occorre migliorare ulteriormente la qualità delle statistiche pertinenti e misurare la pratica del cabotaggio illegale, denunciata dalle associazioni professionali. Il trasporto merci va tutelato da qualsiasi forma di concorrenza sleale.

Nonostante il legislatore sia intervenuto, in Italia, per contrastare il fenomeno del cabotaggio abusivo e rendere più efficaci i controlli, chiarendo quali siano gli oneri probatori posti a carico del conducente – in particolare con la circolare congiunta del Ministero dell’interno e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del gennaio 2015 e la legge di Stabilità 2016 - la liberalizzazione del cabotaggio non può prescindere da un’armonizzazione europea dei costi di esercizio delle imprese, del regime fiscale nei vari stati membri e delle politiche di rinnovo delle flotte, al fine di evitare situazioni di vero e proprio dumping tra operatori.

Qualche dato: nel 2014, il cabotaggio regolamentato, ovvero i trasporti nazionali per conto terzi effettuati da trasportatori stranieri, ha riguardato la movimentazione di merci per 30,4 miliardi di tonnellate-km, pari all’1,8% di tutte le merci trasportate su strada, il 2,7% del trasporto nazionale e lo 0,8% delle merci in tonnellate. Dal 2010 al 2014, la crescita del cabotaggio è stata del 48%, con una media annuale dell’8%. Nello stesso periodo, i paesi che l’hanno praticato maggiormente sono Lituania (+109%), Repubblica Ceca (+152%), Polonia (+120%), Slovacchia (+116%) e Romania, mentre Grecia, Croazia e Lettonia hanno segnato importanti crescite nel trasporto cross-trade.

I paesi che praticano maggiormente il cabotaggio in termini di tkm sono Polonia, Olanda, Spagna, Lussemburgo e Germania, mentre in termini di tonnellate trasportate sono Polonia, Olanda e Germania. La crescita del cabotaggio da parte di vettori polacchi è stata del 120% dal 2010 al 2014, con una media annuale del 17%. I paesi in cui il cabotaggio ha maggiormente luogo sono Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Svezia. I paesi che subiscono meno il cabotaggio sono Polonia e Spagna.

 

torna all'archivio