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Articoli - Archivio

27/12/2016
LA SFIDA DELLA LOGISTICA DEL TE RZO MILLENNIO

Autotrasporto

 

Le aziende del settore sono poco più di 97mila, una cifra che segna la ripartenza

Paolo Castiglia

Una logistica sempre più complessa, che si pone come obiettivo di divenire smart, ossia al servizio del cliente molto esigente, multicanale, e in grado quindi di rispondere ai desideri del consumatore divenuto più omnicanale, che acquista beni utilizzando web, retail, catalogo e negozio. È anche agile, che significa adattarsi ai cambiamenti con velocità, resiliente, in grado di reagire a temporanee situazioni di difficoltà contenendo i rischi per il committente e infine tecnologica, perché tecnologia e digitale risultano indispensabili per il futuro. L’Osservatorio Contract Logistics, in collaborazione con Assologistica, ha analizzato il mercato italiano dell’outsourcing, fornendo una fotografia delle strategie adottate e presentando le possibili future evoluzioni.

Ne emerge che tra autotrasportatori, corrieri, gestori di magazzino, operatori logistici, spedizionieri e gestori di interporti e terminal intermodali, le aziende del settore sono poco più di 97mila, una cifra che segna l’arresto della riduzione verificatasi nel periodo di piena crisi (-14% dal 2009 al 2013).

Le innovazioni tecnologiche e digitali daranno un nuovo volto alla logistica, soprattutto in termini di efficienza della supply chain. Le maggiori aziende operatrici del mercato hanno concentrato la loro attenzione su otto soluzioni innovative ritenute più interessanti: workflow scheduling (organizzazione del lavoro per raggiungere un obiettivo), load building (riduzione dei costi), Rfid (identificazione di oggetti tramite radio frequenza), sensoristica (sensori di pesatura e monitoraggio veicoli), dematerializzazione e digitalizzazione dei documenti per il trasporto (flusso elettronico e conservazione digitale dei documenti), piattaforme collaborative e logistics APP (applicazioni per dispositivi mobili).

L’interesse maggiore è stato riscontrato verso gli strumenti che consentono una veloce visibilità di tutto il processo distributivo, quindi applicazioni per device esterni e l’eliminazione del materiale cartaceo, perché, da sempre, ottenere informazioni tempestive sull’intera filiera logistica è una delle grandi sfide del settore.

La ricerca svolta dall’Osservatorio evidenzia anche alcuni importanti cambiamenti. La distribuzione dell’ultimo miglio è caratterizzata da un approccio più ecologico con l’utilizzo di biciclette e veicoli elettrici, mentre emerge un’espansione dei network distributivi. Infatti, si stima per i corrieri l’apertura di nuove filiali di proprietà, + 5% nei prossimi quattro anni.

Buoni anche i numeri: in Italia il fatturato della logistica conto terzi non mostra segni di cedimento e l’outsourcing rappresenta il 40% delle attività logistiche sul territorio nazionale. Le aziende del settore sono 97mila e grazie alla rivoluzione digitale migliorano le prestazioni economiche e finanziarie.

L’aumento del traffico delle merci e delle vendite all’estero, sommato a una timida ripresa del Pil, hanno confermato per l’anno 2016 l’incremento del comparto contract logistics nazionale, che raggiunge gli 80 miliardi di fatturato, più 1,2% (più 2,6% nel 2015 e più 1,4% nel 2014).

Da segnalare anche un miglioramento delle prestazioni da un punto di vista economico e finanziario, infatti, il fatturato lordo (utile prima di interessi, tasse e ammortamenti) medio dei maggiori operatori è in aumento (dal 3,5% al 4,3%) e dopo il rallentamento del 2013, la terziarizzazione rappresenta il 40% di tutte le attività logistiche, con un valore di circa 43,5 miliardi di euro. 

 

IL CHIARIMENTO DEL MINISTERO SUGLI INVESTIMENTI NELL’AUTOTRASPORTO

Gli autotrasportatori possono cumulare il super-ammortamento con il contributo per gli investimenti. Lo chiarisce il Ministero dei Trasporti con una circolare che affronta diverse questioni relative agli incentivi previsti per l’innovazione nell’autotrasporto, ossia quelli per l’acquisto di veicoli a gas naturale, veicoli Euro VI in seguito a rottamazione, semirimorchi intermodali e casse mobili.

Sono sei questioni: effetto d’incentivazione; prova del pagamento del prezzo; requisito di piccola media impresa; possibilità di cumulo con altri aiuti di Stato; costi ammissibili; contestualità della radiazione.

Riguardo al primo punto, la circolare precisa che l’espressione “avvio dell’investimento” intende il “primo atto giuridicamente impegnativo per il soggetto aspirante al beneficio”, che può essere un contratto d’acquisto, ma anche una proposta d’acquisto o un ordinativo, purché abbia effetti obbligatori. Viceversa, non si ritengono vincolanti preventivi o atti con cui il venditore reclamizza i prodotti.

“In ogni caso – spiega la circolare – il contratto deve essere debitamente datato, sottoscritto dal titolare o dal rappresentante dell’impresa e recare analiticamente i costi dell’operazione che dovranno trovare corrispettivo nella fattura”.

Quando presenta la domanda, chi richiede il contributo deve dimostrare di avere pagato il corrispettivo e di avere immatricolato il veicolo. Inoltre, deve dimostrare che il veicolo acquistato ha le caratteristiche tecniche previste per l’inventivo, tramite l’attestazione del costruttore. Nel caso dell’acquisto di un veicolo Euro VI, deve anche dimostrare la rottamazione di un veicolo vecchio. Il pagamento è dimostrato tramite fattura quietanzata, tranne che nel caso di leasing, dove bisogna fornire le fatture dei singoli canoni fino alla presentazione della domanda (oppure la ricevuta dei bonifici bancari). Un capitolo della circolare è riservato alla vendita con riserva di proprietà.

La circolare precisa quali sono le caratteristiche delle piccole medie imprese, che hanno specifici benefici.

Il ministero rimanda al Regolamento UE 651/2014, secondo cui una media impresa deve soddisfare contemporaneamente due requisiti: impiegare meno di 150 dipendenti e produrre un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro e/o un totale di bilancio non superiore a 43 milioni di euro. I requisiti per la piccola impresa sono impiegare meno di 50 dipendenti e produrre un fatturato annuo e/o un totale di bilancio non superiore a 10 milioni di euro.

Un punto importante della circolare riguarda la possibilità di cumulare l’incentivo per l’investimento con altri aiuti di Stato: non è possibile farlo con la nuova Sabatini, per quanto riguarda le stesse tipologie d’investimenti e i medesimi costi ammissibili. Viceversa, gli incentivi agli investimenti possono essere sommati al super-ammortamento del 140%, perché non considerato aiuto di Stato.

 

Emissioni di CO2 per autotrazione: aumento del 2,8%

A settembre le emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione hanno fatto registrare un aumento del 2,8% rispetto allo stesso mese del 2015. Considerando i primi nove mesi del 2016, invece, sono calate dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I dati sono stati elaborati dal Centro Ricerche Continental Autocarro, su statistiche del Ministero dello Sviluppo Economico.

Tornando ai dati di settembre, l´aumento delle emissioni di CO2 deriva da una crescita delle emissioni da gasolio (+4,3%); solo parzialmente compensata da una diminuzione di quelle da benzina (-1,5%).  Il calo registrato nei primi nove mesi del 2016 deriva invece principalmente da una diminuzione delle emissioni da benzina (-2,3%), mentre quelle da gasolio sono in lieve aumento rispetto al 2015 (+0,2%).

“Dagli ultimi dati - sottolinea Alessandro De Martino, amministratore delegato di Continental Italia SpA - emerge che, dopo le diminuzioni registrate fino ad agosto, a settembre le emissioni di CO2 da benzina e gasolio sono tornate a crescere. L’aumento di settembre segnala un incremento dei trasporti su strada, diretta conseguenza della ripresa che sta caratterizzando l’economia del nostro Paese. Se, come tutti ci auguriamo, tale ripresa dovesse continuare nei prossimi mesi, anche le emissioni di CO2 da gasolio e benzina continueranno a crescere”.

“Gli effetti negativi di tale aumento, però – conclude - possono essere limitati, soprattutto per ciò che riguarda i mezzi pesanti, con una maggiore attenzione alla manutenzione dei veicoli, incluso un controllo più frequente della pressione dei pneumatici, che influisce direttamente sul consumo di carburante e quindi anche sul livello di emissioni di sostanze nocive”.

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