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In Lab - Archivio

10/11/2014
LA PERSONALITÀ AL LAVORO

Ecco un riassunto delle diverse categorie attitudinali trattate negli articoli precedenti

Roberto Vaccani

Per ragioni di trattazione teorica negli articoli precedenti sono stati considerati singoli tratti attitudinali e alcune loro evidenze in termini di comportamento, non è stata presa in esame la loro convivenza dinamica che caratterizza ogni specifico profilo di personalità. La nostra personalità non è rappresentabile come l’affiancamento meccanico dei diversi tratti attitudinali, separabili tra loro, ma come la compenetrazione alchemica dei diversi tratti.

In termini metaforici la nostra personalità non è immaginabile come un insieme di tratti attitudinali affiancati in sequenza, come le bottiglie di liquore su di uno scaffale di un bar, ma è assimilabile a un cocktail che mescola e miscela i diversi “liquori”, creando un composto per certi aspetti unico e irripetibile.  Al fine di agevolare una visione sistemica e complessiva dei tratti attitudinali che vanno a comporre i diversi profili di personalità, è utile proporre uno schema  visivo generale riassuntivo (in allegato in fondo al testo) delle diverse categorie attitudinali trattate negli articoli precedenti.

Tale schema permette di stimare con approssimazione metaforica diversi profili di personalità individuale, insieme alle prevalenze attitudinali che caratterizzano la copertura vincente di alcuni ruoli e funzioni organizzative (profili di prestazioni professionali attesi). La definizione di “alto potenziale attitudinale”, frequentemente evocata per definire individui aziendalmente eccellenti è fuorviante e generica. Non esiste l’alto potenziale in assoluto, il profilo attitudinale buono per tutte le stagioni e per tutti i mestieri. È più corretto parlare di potenziale attitudinale più coerente con i profili di ruolo attesi.

Per esempio gli imprescindibili attitudinali più coerenti ai ruoli imprenditoriali sono legati al possesso di: alta capacità di ascolto eclettico, alta capacità decisionale, alto approccio sistemico intuitivo, alta presenza di “pensiero opportunità”, alta forza leaderistica.

Solitamente le figure imprenditoriali si dimostrano carenti rispetto alle attitudini che caratterizzano gli individui eccellenti nella copertura di ruoli amministrativi e di controllo di gestione che necessitano di: possesso di alta capacità di analisi comparata e di progetto ipotetico, prevalenza di attitudine analitica, prevalenza di “pensiero vincolo”, media/alta forza leaderistica. Un individuo dotato di alto potenziale imprenditoriale approderebbe a scarsi risultati se gli fosse richiesto di ricoprire ruoli amministrativi o posizioni da controller. In modo speculare se a un individuo dotato di ottimo potenziale amministrativo o di controllo di gestione fosse richiesto di ricoprire ruoli imprenditoriali, produrrebbe prestazioni aziendali mediocri e metterebbe in crisi lo sviluppo dell’azienda.

Una medesima comparazione può essere operata tra le figure generiche di un tecnico di produzione e di un responsabile commerciale. Le figure tecniche richiedono competenze focalizzate (approccio analitico) e una centratura sul fare (attitudine al progetto ipotetico e alla decisione), prevedono un rapporto diretto con tecnologie e procedure operative (prevalenza di attitudine analitica), impongono rigorosità di approccio al lavoro (prevalenza di pensiero vincolo).

Diversamente dai contesti tecnici e operativi, l’attività commerciale è immersa nella relazione con interlocutori diversi, mette perciò alla prova la capacità di governare la comunicazione verbale e non verbale (attitudine all’espressività emotiva, e alla misura ed eleganza non verbale). Richiede la capacità di modulare ecletticamente gli stili di relazione rispetto a situazioni e interlocutori diversi, adattandosi in tempo reale e con flessibilità creativa ai numerosi imprevisti (prevalenza di attitudine sistemica). Implica la capacità di convertire gli apparenti vincoli in opportunità (prevalenza di pensiero opportunità).

Gli individui in possesso di una discreta distribuzione di abilità su molti tratti attitudinali (detti potenziali multipli) sono dotati di notevole flessibilità lavorativa, sono perciò in grado di praticare, con discreti risultati, mestieri che stimolano diverse caratteristiche comportamentali. In questi profili attitudinali è difficile individuare netti punti deboli ma spesso non sono rintracciabili evidentissimi punti forti. In genere gli “acuti” professionali si riscontrano in individui che posseggono attitudini forti molto polarizzate (punti forti) accanto a evidenti carenze su altri fattori attitudinali (punti deboli). Questi individui spesso generano prestazioni eccellenti se affiancati da soggetti complementari, forti nei loro punti deboli e deboli nei loro punti forti. Un esempio è rappresentato dalle figure segretariali e amministrative che affiancano individui dotati di caratteristiche imprenditoriali.

L’esercizio di ogni professione richiede competenze e attitudini di mestiere ma mentre le competenze ne costituiscono il prerequisito contenutistico, le attitudini sprigionano il fattore motivazionale del successo professionale. Praticare un mestiere in possesso di competenze opportune ma lontano dalle energie vitali e motivazionali che lo legano alle attitudini genera un esercizio di professione mediocre, burocratico e privo di talento. In molti casi sono preferibili le prestazioni professionali prodotte da individui talentuosi ma poco competenti, anche perché le carenze di competenze si possono eliminare mediante la formazione; mentre la personalità attitudinale, che si stabilizza dopo l’età adolescenziale, non è modificabile in modo significativo in età adulta con azioni formative. La formazione degli adulti rappresenta un ottimo rimedio per le carenze di competenze ma risulta uno strumento spuntato rispetto al mutamento di attitudini. Tramite la formazione professionale posso modificare le competenze, non la personalità individuale. Nei casi di evidente distanza tra mestiere e attitudini individuale meglio sarebbe cambiare mestiere e posizione lavorativa.

Per finire voglio ricordare che l’esercizio di un mestiere attitudinale avvicina l’individuo al suo soggettivo principio del piacere, accende energia vitale, attribuisce senso positivo alla fatica lavorativa, coronandola dei successi ottenuti. Al contrario un’attività professionale disancorata dalle attitudini distintive di un individuo toglie piacere, luce e vitalità al lavoro e converte la potenziale fatica piacevole in sofferenza lavorativa.



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