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Articoli - Archivio

21/02/2013
LA NOTTATA DELL' AUTO

MERCATO AUTO
Tante ipotesi, proposte, recriminazioni. Alla fine un solo dato certo incombe su tutto: la caduta del mercato auto 2012 sarà ricordata come una delle più rovinose da diversi anni a questa parte. Purtroppo non l’ultima

Renzo Dotti

VI RICORDATE? Erano alcuni dei momenti più felici per gran parte di noi. Ritirarla dal concessionario (magari dopo averla attesa per mesi) portarla a casa assaporando le prime sensazioni di guida, farla ammirare ad amici e parenti, tenerla pulita per tanto tempo come fosse appena uscita dalla fabbrica... insomma godersi piccoli momenti di gloria con la nostra bellissima auto nuova, qualunque essa fosse.
E questo accadeva non tutti gli anni naturalmente, ma con una certa periodica regolarità, soprattutto per i tanti che nell’automobile vedevano qualcosa di più che un semplice mezzo per spostarsi da un luogo all’altro. Poi inesorabilmente queste sensazioni si sono fatte più rarefatte, e oggi la maggior parte di noi cambia l’auto ormai solo per necessità, quando proprio non ha altre alternative, sempre meno per puro gusto.
Questo incipit può apparire un po’ esagerato, ma nessuno può negare che sembra passato un secolo da quando il mercato italiano sfiorò la cifra record di 2.500.000 vetture immatricolate. Eppure era solo il 2007. Ebbene, in un solo lustro, lo stesso mercato si è contratto di circa 1.100.000 vetture pari al 44%, chiudendo il 2012 con 1.402.089 unità. L’ultimo mese dell’anno ha fatto infatti registrare in Italia 86.735 nuove immatricolazioni, con una flessione del 22,5% rispetto a dicembre 2011. Si tratta della tredicesima riduzione consecutiva, che certifica un trend altamente e stabilmente negativo destinato a non mutare, perlomeno nel breve periodo.

Richieste, proposte e impegni
Di fronte a questa ecatombe commerciale, ma anche industriale, gli attori del mercato non possono rimanere passivi e avanzano instancabilmente mozioni per arrivare a provvedimenti che possano dare un po’ di ossigeno a un settore in evidente apnea.
Anfia su tutti, tramite il suo presidente Roberto Vavassori, ha sottolineato con rinnovata forza come tra gli impegni improrogabili in agenda per il 2013, non possa mancare un piano d’azione, coordinato tra rappresentanti della filiera e organi istituzionali, per la salvaguardia e il rilancio dell’industria automotive in Italia, puntando a una legislazione più competitiva. Infatti, oltre al crollo della domanda di auto, nel 2012 vi è stato un altrettanto consistente decremento della produzione di vetture (-17,8% nei primi 9 mesi) e, in generale, di autoveicoli (-15,4% nello stesso periodo e -46% rispetto ai primi 9 mesi del 2007), ben più preoccupante visto che rischia di aggravare la già avviata emorragia di aziende del settore. Le proposte avanzate da Anfia sono chiare sia sul fronte del mercato, sia su quello della produzione e dell’attrazione di nuovi investimenti. Da un lato rivedere provvedimenti troppo penalizzanti riducendo la pressione fiscale su automobilisti e imprese, dall’altro ridurre i costi dell’energia, garantire credito d’imposta strutturale per gli investimenti in ricerca e sviluppo e migliorare le condizioni di accesso al credito per le aziende.

Un po’ più di fiducia ma nessuna propensione all’acquisto
Secondo i dati Istat, a dicembre 2012 l’indice del clima di fiducia dei consumatori è aumentato, passando da 84,9 a 85,7 (base 2005=100). Questa notizia potrebbe apparire come un piccolo segnale positivo, ma in realtà i morsi della crisi perdurante continuano a incidere profondamente sui redditi alimentando un clima di pessimismo dal quale sembra difficile uscire.
In base al Rapporto Auto 2012, presentato lo scorso dicembre da Aci e Censis, si è letteralmente dimezzata la propensione all’acquisto: nel 2011 il 7,6% degli intervistati si dichiarava intenzionato a comperare un’auto nuova nell’anno successivo; nel 2012 non solo quella percentuale si è dimezzata (3,7%), ma il 52,6% degli intervistati ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di acquistare un’auto nei prossimi tre anni (nel 2011 era il 43,8%). Il 44,7% ritiene inoltre che il mercato ripartirà solo quando si sarà esaurita la forza avvolgente della crisi e il 53% dichiara che, davanti a un’entrata imprevista di 30.000 euro, convertirebbe “il miracolo” in risparmio anziché consumare. Come saggiamente annotato da Angelo Sticchi Damiani – presidente Aci – “l’automobile è ormai un lusso di cui però non si può fare a meno perché non c’è ancora un’alternativa”.

Il paradosso: si usa meno ma costa di più
Molto interessante risulta essere un altro argomento fornito dal Rapporto Auto 2012: nonostante l’attuale situazione economica abbia spinto gli italiani a usare il proprio mezzo con parsimonia, nel corso dell’anno appena passato sono cresciuti, e non di poco, i costi di gestione. A una riduzione fra il 5% e il 7% dei km annui percorsi è corrisposto un incremento medio delle spese sostenute per mantenere la nostra “cara” automobile. Cara sotto tutti i punti di vista.
Infatti, mentre nel 2011 tra costi fissi (assicurazione e bolli) e quelli variabili (carburante, autostrada, multe, etc.) l’auto costava in media 3.278,00 euro, nel 2012 tale costo è salito a 3.425,00 euro, ossia il 4,4% in più. Il maggior incremento (147 euro) è stato  assorbito per il 72,8% dal costo del carburante, che ha inciso globalmente per il 47,8% sul costo finale. Nell’arco degli ultimi due anni il pieno di benzina o gasolio è aumentato del 25%. Pur percorrendo meno chilometri, il costo unitario per km è così cresciuto del 11,3%.

Un 2013 ancora difficile
Tutte queste considerazioni possono essere viste come le tessere di un immaginifico puzzle che messe insieme nella giusta maniera sono in grado di fornirci un quadro d’insieme a tinte particolarmente fosche. Non sembrano infatti esserci spiragli per ridare realmente slancio al mercato nel breve-medio periodo, anzi la situazione è talmente compromessa che anche eventuali incentivazioni probabilmente rappresenterebbero un mero fuoco di paglia.
Sarà un 2013 ancora difficile, lo dicono senza grande sforzo i più importanti esperti, in cui i temi dell’economia, del lavoro e delle necessarie riforme dovranno avere la precedenza su tutto. Anche sulla nostra amata auto.

 

• Bi-fuel e ibride: buone notizie anche per l’ambiente

In mezzo a una selva di segni negativi, emergono i dati preliminari relativi alle immatricolazioni per alimentazione che confermano gli ottimi risultati riportati dalle alimentazioni alternative (vetture a gpl, metano, elettriche e ibride) che nel 2012 hanno raggiunto una quota di mercato del 13,5% contro il 5,6% del 2011. Tutto questo significa riduzione delle emissioni medie di CO2 delle vetture nuove vendute che, nei primi 11 mesi del 2012, si attestano a 126,3 g/km – record positivo per l’Italia – contro una media di 129,9 g/km a fine 2011. Scendendo nello specifico, le vetture a gpl immatricolate a dicembre rappresentano l’11% del totale immatricolato (e il 9,1% nell’intero 2012), contro il 5,2% di un anno fa, mentre per il metano la quota di mercato si attesta al 4,4% a dicembre (e al 3,8% nell’intero 2012) rispetto al 3,2% di dicembre 2011. Considerando la capillarità insufficiente della rete di distribuzione del metano sul territorio, si prospettano ancora buoni margini di miglioramento per questa tipologia di vetture. Numeri piccoli ma comunque significativi anche per le vetture ibride passate dallo 0,3% di dicembre 2011 allo 0,9%  di dicembre 2012, con una quota di mercato allo 0,5% nell’intero 2012.


• Anche l’Europa segna il passo
La notizia che anche il mercato dell’auto europea abbia accusato una flessione a doppia cifra nell’ultimo mese dell’anno (-16% rispetto a dicembre 2011), dimostra una volta di più come la crisi economica che permane il continente sia la vera grande causa della mancata vendita di autovetture, e non solo. Secondo i dati diffusi da Acea, nel complesso dei paesi dell’Unione Europea allargata e dell’Efta, nell’intero 2012 i volumi complessivi si sono attestati a 12.527.912 unità, con una contrazione del 7,8% rispetto al 2011. I maggiori mercati hanno chiuso l’anno con il segno negativo con pesanti perdite per l’Italia (-19,9%), la Francia (-13,9%) e la Spagna (-13,4%). Anche il mercato tedesco, vero motore d’Europa, ha registrato a dicembre 204.331 immatricolazioni, con una flessione del 16,4% rispetto a dicembre 2011. Nel 2012 le immatricolazioni complessive in Germania hanno raggiunto 3.082.504 unità, contenendo la contrazione al 2,9% sull’anno precedente. Unica voce fuori dal coro è quella del mercato inglese che ha chiuso dicembre con un segno positivo (+3,7%) per un totale di 123.557 immatricolazioni. Nel 2012 il mercato d’oltremanica si è attestato a 2.044.609 unità – il volume annuale più alto dal 2008 – in crescita del 5,3% rispetto al 2011, ma ancora lontano dai livelli pre-crisi del 2007 (-14,9%).

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