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In Lab - Archivio

04/11/2016
LA METAFORA MUSICA E IMPRESA - L'ESECUZIONE (MUSICALE)

Franco Marzo - smart management Coaching business development

Cos’è? Azione e flow!

L’esecuzione è il concerto, l’atto finale, ma anche l’inizio, il momento in cui il brano diventa realtà, compare e viene fruito dal pubblico. Durante l’esecuzione la realtà si modifica per diventare altro. L’esecuzione rappresenta il presente, non c’è spazio né per il passato né per il futuro. Il tempo della preparazione, pianificazione, programmazione è lontanissimo. Gli spartiti sono già sul leggio e, tranne per il jazz, sul quale meriterebbe aprire una riflessione, non potranno essere modificati. Anche il dopo è lontanissimo, l’orchestra suona per il pubblico senza pensare all’applauso, i bilanci si faranno al termine, nell’esecuzione tutto è “qui e ora”, una combinazione di tempo e luogo irripetibile in cui agire al meglio delle possibilità offerte. L’esecuzione è pura azione, non c’è tempo per pensare, la concentrazione è tutta sul compito. Qualcuno ha studiato le “esecuzioni eccellenti” degli atleti, i record, le vittorie epiche. Quello che succede in gergo tecnico viene chiamato flow, flusso. Ebbene tra i vari ingredienti del flow vi sono:

•    azione e consapevolezza: so in ogni istante che sto facendo la cosa giusta;

•    concentrazione sul compito: non penso a nient’altro;

•    perdita della dimensione tempo: dimentico il tempo che passa;

•    assenza della coscienza di sé: non mi osservo e non temo il giudizio di chi mi sta intorno;

•    senso di controllo: sono padrone del corpo, divento tutt’uno con il gesto o con lo strumento che uso;

•    esperienza autotelica: mi diverto, tutto mi riesce facile, per il piacere in sé, senza fine e senza scopo. 

Tuttavia la prestazione eccellente a cui ci riferiamo nasce solo in condizioni ottimali. Tre sono i fattori principali che potrete sperimentare voi stessi per ottenerla:

1. mete chiare! Occorre fare in modo che l’esecutore conosca perfettamente lo “spartito”, la natura e l’obiettivo del compito;

2. perfetto equilibrio tra difficoltà e abilità! L’eccesso di difficoltà porta stress, la scarsità noia; non chiedete ai collaboratori né troppo, né poco, e ricordate che siamo “condannati a crescere”, perché ogni obiettivo raggiunto aumenta le abilità e riduce la difficoltà, lasciando sempre un piccolo spazio per la noia;

3. feedback immediato ed esplicito! Le prestazioni eccellenti nascono sempre in condizioni in cui vi è un riscontro inequivocabile in ogni fase dell’esecuzione. In musica, con il pubblico davanti, la situazione è ideale, l’applauso e la partecipazione sono immediati ed espliciti. Ma i musicisti non si accontentano, e quando possono, si ascoltano continuamente in cuffia o attraverso casse spia.

Ogni esecuzione prevede l’uso di uno strumento, anche il lavoro mentale. Se devo valutare un rischio, progettare una casa o vendere un’automobile, avrò comunque uno strumento più o meno complesso a disposizione. La conoscenza e la capacità di utilizzo dello strumento diventano quindi parte integrante dell’esecuzione. La padronanza dello strumento, quello che nel flow viene definito “senso di controllo”, amplifica l’efficacia dell’azione. Gli strumenti in dotazione sono quasi sempre molto più performanti dell’uso che ne viene fatto, siano computer, programmi, torni, frese o violini. Nella capacità di sfruttamento del potenziale dello strumento vi è gran parte della qualità della maestria dell’esecutore. Nelle prestazioni eccellente lo strumento diventa il prolungamento del corpo, un tutt’uno con esso, ma perché ciò avvenga occorre conoscerlo e padroneggiarlo perfettamente. Prendetevi il tempo per approfondire la conoscenza dei vostri strumenti, imparerete ad usarli ma anche a rispettarli. Ognuno di essi rappresenta un miracolo di ingegno, amore, curiosità, bellezza, tecnologia. Pensate se doveste inventare voi gli strumenti che usate sbadatamente o con sufficienza?

 

A cosa serve l’esecuzione: produzione e consegna in diretta!

L’esecuzione  della partitura serve a realizzare il concerto, quell’insieme di suoni che definiscono la prestazione complessiva dell’orchestra. L’esecuzione è il fine ultimo di chi fa musica, tutto il resto non conta. Nell’orchestra, come nelle aziende, ognuno di noi fa solo una piccola parte, ma il contributo delle singole parti in musica è importantissimo. Nella metafora musicale mi riferisco sempre alla musica dal vivo, è lì che si vede la differenza tra i bravi musicisti e quelli improvvisati, tra le grandi orchestre e le bande di paese. Nella musica dal vivo la consegna della “merce” al destinatario avviene mentre viene prodotta, in diretta, senza rete, davanti al pubblico, per questo non c’è spazio per errori e sbavature, ed è sempre per questo che occorre un’esecuzione eccellente da parte di tutti i musicisti. La musica è l’unico prodotto complesso che viene realizzato davanti a un pubblico di centinaia o migliaia di persone. Se andate a Murano qualche artigiano potrà soffiare il vetro in diretta per voi. L’esecuzione sarà anche perfetta, ma è il prodotto di un singolo. Nell’orchestra suonano contemporaneamente 40, 60, 80 musicisti. Il concerto avviene in diretta in ogni istante, la stonatura non si rimedia, rimane per sempre, e se qualcuno sbaglia, è l’orchestra che sbaglia! C’è perfetta identità tra singolo e gruppo.

Eseguire il compito davanti a un pubblico allargato comporta oneri e onori. Gli oneri sono certi e derivano dalla preparazione necessaria, dallo studio, dalle prove, dalle esercitazioni, mentre gli onori sono incerti e dipendono dal gradimento del pubblico. Inutile dire che una buona esecuzione serve a conquistare e fidelizzare il pubblico. Qualcuno penserà che è importante anche cosa si suona e non solo il come si fa. Ebbene una esecuzione eccellente sa valorizzare qualsiasi brano anche il più semplice e banale. Accade la stessa identica cosa sul lavoro, il compito apparentemente più stupido può essere svolto in modo affascinante. Pensate al cameriere di un ristorante, il suo compito è raccogliere le richieste e portare i piatti, ma quanti modi di farlo avete visto nella vostra vita? Vi sono camerieri che fanno letteralmente la fortuna del locale, intorno a loro si sviluppa energia, positività, qualità. Negli USA, mi raccontava un amico, un buon cameriere può guadagnare anche 80/100 mila dollari l’anno. Nei miei workshop uso la metafora del triangolo nell’orchestra. Chi lo suona è un professore che come minimo ha studiato percussioni per 10 anni. Il suo “tin” entra ed esce raramente, ma può fare la differenza, provare per credere. Occorre grande rispetto per chi suona il triangolo, anche nelle imprese. I lavori apparentemente più umili contengono energia, positività e proprio perché nessuno si aspetta grandi cose, possono sorprendere e fare la differenza. Nel prossimo capitolo parleremo del buongiorno, quello che pronunciate ogni giorno oppure quello con cui vi accoglie la receptionist. Ebbene, vi posso garantire che dalla qualità di quel buongiorno si può capire come suona l’intera orchestra! 

 

Come si fa? L’interpretazione

L’esecuzione può avvenire in due modi: scolastica, ovvero da manuale delle istruzioni, oppure “interpretata”. Il maestro Barenboin ritiene che l’esecuzione dello spartito rappresenti solo il 65% del valore di un’opera e una buona esecuzione non sia sufficiente a scatenare l’applauso. Il pubblico, salvo nei casi di esordio, conosce già la musica, e non è venuto al concerto per riascoltarla per l’ennesima volta. Il pubblico si aspetta di vivere un’emozione. Credo che il principio valga per qualsiasi “esecuzione”, dal saluto della receptionist alla costruzione di una casa. La differenza, il restante 35% del valore, la fa l’interpretazione, l’insegnamento maggiore che può offrire la musica quando si parla di esecuzione. L’interprete è colui che si fa intermediario del pretium, il prezzo, il valore vero del lavoro, ciò che verrà apprezzato o disprezzato. È interessante conoscere l’origine della parola interprete. Nell’antica Grecia, l’interprete era colui a cui veniva richiesto il parere degli dèi. Ancorché ben ispirato, è chiaro che alla fine l’interprete “ci metteva del suo”. Interpretare significa appunto metterci del proprio, ma attenzione, non stiamo parlando di jazz, interpretare non significa improvvisare o fare ciò che si vuole, ma metterci anima e cuore, concentrazione, amore, intelligenza, attenzione. Lo spartito è quello. Provate a pensare a un compito semplice come “dare il buongiorno”. Vi sono mille modi per farlo, provate a immaginarne alcuni e capirete a cosa mi riferisco. Provate a pronunciarlo sbadatamente, oppure con entusiasmo; con una gomma da masticare in bocca o con un sorriso; con freddezza o musicalità, con sarcasmo o accoglienza. Un buongiorno può scaldarvi l’anima o raggelarla. Uno degli insegnamenti più importanti della mia formazione manageriale me lo riservò un corso che feci in Volvo in cui mi venne spiegato quanto fosse importante salutare i collaboratori ogni mattina. Ero molto giovane e desideroso di apprendere, per cui eseguivo attentamente tutto ciò che mi veniva insegnato. Ebbene mi cambiò la vita, facilitandomi molto i rapporti umani con collaboratori, colleghi e capi! Interpretare significa eseguire il compito aggiungendo il proprio valore unico e irripetibile. Come darete il buongiorno voi non potrà darlo nessun altro e questo farà la differenza per il successo o l’insuccesso della vostra impresa!

 

Che il concerto abbia inizio! Buona esecuzione!

Con questo articolo si conclude il ciclo di otto articoli sulla musica per l’impresa. Abbiamo parlato di ritmo, melodia, armonia, timbro, ascolto, composizione, spartito ed esecuzione. Ringrazio Pneurama per avermi accolto tra le sue pagine e tutti coloro che mi hanno seguito. Chi dirige o semplicemente suona in orchestre aziendali e fosse interessato ad approfondire la conoscenza della musica per l’impresa, può visitare il sito www.smartmanagement.it, scrivermi su marzo@smartmanagement.it o contattarmi al 347 23 44 109.  Buon lavoro a tutti!

 

 

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