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19/12/2017
LA LOTTA ALLA CONCORRENZA SLEALE È INIZIATA

Cambiopulito

 

Rispetto alla dislocazione geografica dei fenomeni illegali, l’ingresso di partite di gomme in piena evasione Iva e contributo ambientale privilegia principalmente le aree del Nord, più vicine ai luoghi di partenza dei carichi: il Veneto si rivela di gran lunga la regione dove si concentra l’ingresso di pneumatici nuovi tramite l’online. Una volta entrate nel nostro territorio, le gomme trovano facili canali di commercializzazione soprattutto al Sud, toccando numerose regioni.

Guido Gambassi

Uno strumento efficace, che sta consentendo di delineare flussi e modalità dei fenomeni illegali che condizionano la filiera che va dalla vendita di pneumatici alla generazione e gestione di PFU: è quanto emerge dai risultati dei primi cinque mesi di gestione di “CambioPulito”, la piattaforma di whistleblowing lanciata lo scorso maggio dall’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia, di cui fanno parte i consorzi Ecopneus, EcoTyre e Greentire, Legambiente, CNA, Confartigianato, Federpneus e Airp - Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici. Lo scorso 25 ottobre i partner dell’Osservatorio hanno presentato in conferenza stampa a Roma il primo report della piattaforma, che si è rivelata essere una iniziativa di grande attualità, vista la recente approvazione del disegno di legge che finalmente arriverà a disciplinare in maniera più organica in Italia il sistema del whistleblowing; ha infatti partecipato all’evento di presentazione anche l’on. Francesca Businarolo, prima firmataria del disegno di legge, la quale ha sottolineato l’importanza dell’esperienza di CambioPulito, che può essere considerato a pieno titolo un precursore della legge stessa. Vale la pena ricordare, al riguardo, che la piattaforma, in linea con le indicazioni contenute nella nuova normativa, non solo cura la gestione delle segnalazioni all’interno di policy codificate, ma, soprattutto, garantisce la riservatezza dei segnalanti al fine di evitare qualsiasi atto ritorsivo o discriminatorio, diretto o indiretto, per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione.

 

I RISULTATI

L’efficacia e l‘attualità di CambioPulito però emergono soprattutto nei numeri: 122 segnalazioni registrate nei primi cinque mesi (quasi una al giorno), 80 aziende segnalate, di cui 50 con specifica documentazione e 14 operatori commerciali attivi principalmente online, oggetto di 34 segnalazioni, cui sono associate, con descrizioni e documentazioni precise e circostanziate, pratiche illegali di evasione dell’Iva all’acquisto di pneumatici o mancato versamento del contributo ambientale per la gestione dei PFU. Elementi che hanno già consentito di inoltrare diverse delle segnalazioni raccolte al Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri, per i necessari approfondimenti sulle diverse cause che portano alla generazione illegale di PFU.

Emergono dall’analisi delle segnalazioni pervenute due grandi movimenti illeciti: il primo riguarda la commercializzazione on line di pneumatici non coperti da Iva e contributo ambientale, prevalentemente da parte di siti registrati in paesi stranieri (soprattutto Germania, Usa e Belgio), che immettono sul mercato italiano grosse partite di gomme nuove con destinazione l’intero territorio nazionale; il secondo movimento illecito scaturisce, invece, da attività in nero legate al ricambio e alle riparazioni e sostituzione delle gomme, principalmente al sud.

Considerando che CambioPulito nasce come risposta della filiera all’emergenza dello smaltimento dei PFU, è innegabile che da questi risultati il commercio illegale on line appare come il vero tallone d’Achille del sistema. Commercio illegale – soprattutto attivato nei circuiti di B2B – che rischia di far saltare il meccanismo della Responsabilità estesa del Produttore (EPR), introdotto nel 2011 dal decreto 82, che accoglie anche per l’Italia il principio della responsabilità della raccolta dei PFU in capo ai produttori/importatori, per un ammontare equivalente di pneumatici nuovi immessi nel mercato l’anno precedente. Infatti, su un totale di 122 segnalazioni, ben 118 (cioè il 96,7% del totale) sono classificate come presunte irregolarità nelle operazioni di commercio, e quasi tutte le segnalazioni riportano il solito meccanismo, ossia la commercializzazione on line da parte di società con sede legale all’estero, attivissime nel marketing elettronico – soprattutto sui social e sui canali specializzati – che aggirano sistematicamente il pagamento di Iva e di contributo ambientale. Meccanismo, questo, che consente a diversi operatori commerciali di poter acquistare a prezzi estremamente bassi per poi poter rivendere al consumatore finale a prezzi ben al di sotto di quello che potrebbero se avessero seguito l’iter ufficiale, inglobando anche Iva e contributo ambientale. Una pratica illegale che li rende quindi imbattibili sul mercato.

Interessante notare che, rispetto alla dislocazione geografica di questo fenomeno, l’ingresso di partite di gomme in piena evasione Iva e contributo ambientale privilegia principalmente le aree del Nord, più vicine ai luoghi di partenza dei carichi. In questo scenario, infatti, il Veneto si rivela di gran lunga la regione dove si concentra l’ingresso di pneumatici nuovi tramite l’online, un territorio che appare fungere da snodo logistico per notevoli flussi in entrata, soprattutto a Verona, Treviso e Vicenza, con diverse segnalazioni però anche nelle province di Novara e Torino in Piemonte e Como, Bergamo e Cremona in Lombardia. Una volta entrate nel nostro territorio, le gomme trovano facili canali di commercializzazione soprattutto al Sud, toccando numerose regioni: la Campania (province di Napoli e Caserta le più colpite), la Puglia (le aree industriali di Foggia e Bari e la provincia di Brindisi), la Sicilia (nel catanese), la Calabria (Cosenza e Catanzaro), la Basilicata (zona industriale di Potenza).

Sempre in base alle segnalazioni pervenute, emerge il ruolo di alcuni operatori commerciali esteri più volte chiamati in causa per l’immissione irregolare sul mercato di grandi quantità di gomme nuove. Questi soggetti sarebbero capaci di evadere in maniera sistematica l’Iva e il contributo ambientale tramite triangolazioni tra produttori e intermediari esteri. La prova inconfutabile, secondo tutte le segnalazioni pervenute, è data dai prezzi fuori mercato, più o meno inferiori di circa il 20%, che coincide sostanzialmente con l’evasione delle due voci di cui sopra. Molte di queste segnalazioni portano a corredo, cioè in allegato, le fatture incriminate, dove si vede chiaramente l’assenza delle voci “Iva” e “contributo ambientale”, così come immagini di annunci di vendita on line, in particolare sui social.

Le segnalazioni evidenziano anche il dinamismo di alcuni attori particolarmente radicati nei rispettivi territori di provenienza ma operativi su tutto il territorio nazionale, su tutti due noti gruppi campani, che secondo diverse segnalazioni abbastanza circostanziate si presterebbero sia ad attività di commercializzazione che di ricambio (e a quanto pare anche vendita in nero di pneumatici usati) in violazione delle norme prescritte.

 

I PROSSIMI PASSI

Il dado, insomma, è tratto, e con CambioPulito la filiera del pneumatico ha intrapreso un’azione netta e decisa contro l’illegalità, che genera ogni anno 30-40mila tonnellate di PFU che non esistono per il fisco e sono fuori dal target fissato dalla legge per il sistema nazionale di gestione, finanziato dai cittadini e dalle vendite regolari, provocando in questo modo i forti disagi nel ritiro dei PFU che molti gommisti conoscono bene.

Adesso gli operatori, mentre si continuano a raccogliere altre segnalazioni, attendono che anche il lavoro delle forze dell’ordine possa, a suo tempo, concretizzarsi, in modo tale da ripristinare quell’equità di mercato che è condizione necessaria e imprescindibile per il corretto funzionamento del sistema. Tuttavia vi è anche la chiara e condivisa consapevolezza che passerà molto tempo prima che la piattaforma di denunce dell’illecito possa arrivare a normalizzare anche il sistema del ritiro: nuove soluzioni dovranno quindi essere messe in campo parallelamente. Sembra esservi oggettivamente poca fiducia, nel settore, in merito a un intervento efficace da parte delle istituzioni;  lo stesso Osservatorio, è stato evidenziato durante la conferenza stampa, è nato per affrontare una problematica che a livello governativo non è stata affrontata con la dovuta decisione. Sicuramente, se anche dovesse arrivare una proposta di soluzione da parte del Ministero dell’ambiente, i tempi non potranno essere brevi.

Ecco allora che è già in agenda un ulteriore step di lavoro, perché se oggi CambioPulito aiuta a individuare l’illecito, permettendo alle forze dell’ordine di colpirlo, in futuro sarà necessario anche studiare il modo per impedire, a monte, che siano possibili pratiche illegali lungo tutta la filiera del pneumatico. A questo lavoreranno nei prossimi mesi i partner dell’Osservatorio.

 

 

COME FUNZIONA CAMBIOPULITO

La piattaforma di whistleblowing “CambioPulito” (www.cambiopulito.it) è il primo strumento realizzato dall’’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia per incidere positivamente a favore della legalità e a tutela dei cittadini e dell’economia sana nel nostro Paese, raccogliendo tutte le informazioni utili al sistema per sostenere l’azione delle Istituzioni nel contrasto alle illegalità del settore e per la promozione di modelli di gestione dei PFU in piena sintonia con le esigenze ambientali. In questa prima fase, l’accesso alla piattaforma è riservato alla rete degli operatori che sono partner dell’Osservatorio, escludendo un intervento esterno, cioè da parte dei cittadini. Il software utilizzato dalla piattaforma, sviluppato negli Stati Uniti, garantisce al segnalante il totale anonimato, consentendo tuttavia di interloquire con esso per richiedere ulteriori informazioni o dettagli sugli episodi segnalati. Ogni singola informazione registrata sulla piattaforma viene passata al vaglio da Legambiente, che la gestisce, attraverso fasi su successive di “presa in carico”, “valutazione”, “decisione”, con possibili richieste di informazioni integrative o chiarimenti al segnalante (sempre tramite la piattaforma online e in forma anonima) per poi arrivare ad una condivisione con i membri dell’Osservatorio. Il passaggio successivo consiste nella trasmissione delle segnalazioni di particolare gravità e rilevanza alle Forze dell’Ordine: delle 43 segnalazioni attualmente in fase di follow-up, cioè che hanno concluso la fase di valutazione interna, una parte è stata inoltrata, per gli eventuali sviluppi investigativi, al Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri.

 

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