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Articoli - Archivio

19/12/2017
LA GESTIONE VIRTUOSA DEI PNEUMATICI FUORI USO IN ITALIA

Pneumatici Fuori Uso

 

Una filiera industriale strutturata e certificata che produce preziosa gomma riciclata per isolanti acustici, asfalti modificati, campi da calcio, superfici sportive, arredo urbano o energia, sfruttando l’ottimo potere calorifico del PFU e le minori emissioni rispetto ai combustibili tradizionali come il carbone

 

 

 

 

Tonnellate di Pneumatici Fuori Uso, equivalenti al peso di circa 150.000 pneumatici da autovettura: sono i volumi di PFU che vengono gestiti e trattati ogni giorno in Italia. A oggi il nostro Paese gestisce trattamento e recupero del 100% dei Pneumatici Fuori Uso generati dal mercato del ricambio. Anzi, di più: si arriva a recuperare addirittura il 105% circa del totale per via degli “extra quantitativi” di PFU dovuti all’immissione irregolare nel mercato di pneumatici nuovi. Anche se partito con qualche anno di ritardo rispetto agli altri Paesi UE, oggi il sistema italiano rappresenta una best practice europea e ha contribuito in modo determinante a contrastare gli abbandoni nell’ambiente: infatti, anche se il pneumatico è un oggetto “stabile” che permane a lungo deturpando il paesaggio ma senza conseguenze ambientali, diventa fonte di gravi problemi quando viene incendiato.

La gestione dei PFU in Italia costituisce quindi una testimonianza concreta di green economy, un sistema capace di generare positivi impatti economici, ambientali e sociali. Se guardiamo solo al più rappresentativo tra i soggetti autorizzati alla gestione dei PFU in Italia, Ecopneus (che gestisce circa il 70% del totale nazionale, circa 250.000 tonnellate di PFU all’anno), il risparmio per l’Italia sulle importazioni di materie prime vergini, principalmente grazie alla loro sostituzione con la gomma riciclata, vale 130 milioni di euro solo nel 2016. La produzione di granulo e polverino di gomma nella filiera Ecopneus ha interessato 23 aziende (se consideriamo anche le attività di raccolta, trasporto e stoccaggio la filiera sale a più di 100 aziende) che nel 2016 ne hanno immessi nel mercato oltre 80.000 tonnellate; a questi materiali si aggiunge la frazione tessile (oltre 10.000 ton recuperate nel 2016) e la componente in acciaio (27mila tonnellate). La restante quota viene indirizzata al recupero energetico in sostituzione di combustibili fossili, più inquinanti: la gomma da PFU viene infatti ampiamente utilizzata nei cementifici in sostituzione del pet-coke normalmente utilizzato e derivato dal petrolio oppure in sostituzione del carbone nelle centrali elettriche, in virtù del maggior potere calorifico a parità di emissioni climalteranti. Per queste ragioni il recupero energetico – pur non essendo la priorità nella gestione del PFU, in accordo anche con le linee guida Europee – resta un’opzione ambientalmente sostenibile.

Forte è invece l’impegno per lo sviluppo e il consolidamento dei mercati applicativi della gomma riciclata da Pneumatici Fuori Uso. Dai campi da calcio in erba sintetica di ultima generazione agli asfalti modificati “silenziosi” e duraturi, dai materiali antivibranti e per l’isolamento acustico all’arredo urbano, dalle superfici polivalenti ai playground per bambini, sono tantissimi i settori industriali in cui la gomma può fare la differenza. Ulteriore impulso alla circular economy dei Pneumatici Fuori Uso verrà dal “Decreto End-of-Waste”, la cui pubblicazione ufficiale è attesa nei primi mesi del prossimo anno, che costituirà un ulteriore e fondamentale tassello per arrivare alla definitiva chiusura del ciclo di recupero di questa preziosa risorsa.

 

 

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