Condividi su

Articoli - Archivio

01/07/2013
LA FILIERA DEL RECUPERO PIACE AI GOMMISTI

CONVEGNO ECOPNEUS

Gli addetti ai lavori promuovono la gestione dei pneumatici fuori uso: lo testimonia un’indagine svolta da Lorien Consulting per Ecopneus, la cui esperienza è già stata iscritta tra le best practice dal GiPA, che alla società consortile ha assegnato il Trofeo dell’Eccellenza per il rispetto ambientale

Francesco Lojola

IL NEW DEAL del recupero dei pneumatici fuori uso moltiplica i suoi punti fermi: c’è la data d’avvio, il 7 settembre 2011, a tre mesi dalla pubblicazione del decreto ministeriale che ne ha regolamentato la gestione, e c’è pure il consolidamento di un soggetto forte e di un processo di filiera che ottiene il gradimento dei gommisti. Sono i risultati dell’indagine condotta dalla società di ricerche Lorien Consulting per la società consortile Ecopneus, una delle organizzazioni attive nel recupero dei Pfu, capace di raccogliere circa l’80% del totale generato in Italia presso gommisti, officine, stazioni di servizio, garage e flotte aziendali. E che nel 2012 ha accreditato e servito oltre 30mila punti di raccolta (pdr) attraverso 78.200 viaggi per prelevare più di 240mila ton di Pfu, destinate poi a 40 impianti di trattamento, riciclo e recupero.
Illustrata nell’ambito della rassegna fieristica bolognese Autopromotec in occasione del convegno “I vantaggi del nuovo sistema nazionale di gestione dei Pfu: l’esperienza di Ecopneus”, la ricerca ha coinvolto sia un terzo dei 60 soci della società consortile (produttori e importatori di pneumatici), sia 1.500 pdr distribuiti sull’intero territorio nazionale, allo scopo di sondarne il livello di soddisfazione, evidenziando i punti di forza percepiti accanto agli elementi di debolezza.

Rispetto ambientale e legalità
“Il quadro emerso – ha affermato l’ad di Lorien Consulting, Antonio Valente – è di un elevato gradimento generale per l’intero sistema di gestione. Solidità e forza, insieme all’efficienza dell’organizzazione, alla puntualità e alla capacità di comunicare rappresentano i plus citati dai soci di Ecopneus, che di contro, però, desiderano un ruolo più attivo e incisivo nel rapporto con le istituzioni e segnalano pure come troppo alto il contributo richiesto per la raccolta dei Pfu di autocarri e macchine agricole”. Considerando che la società consortile è di fatto la capofila del settore, i soci chiedono che s’impegni in una più ampia opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e agisca anche per colmare le lacune normative, includere le gomme piene nella raccolta e spingere sull’utilizzo energetico alternativo della gomma.
Gli interpellati nei pdr, dal canto loro, “considerano positivi gli effetti della legge (il Dm n.82 dell’11 aprile 2011) e le innovazioni introdotte che prevedono comportamenti più ecocompatibili; e a distanza di un anno e mezzo dall’avvio delle attività di Ecopneus, il 91% di loro giudica migliorata la situazione: più chiarezza e controllo, cosa che scoraggia dal perseguire strade illegali, ma con l’auspicio di una burocrazia più leggera. Risulta invece in difetto la conoscenza della destinazione d’uso finale dei Pfu, e dunque il valore aggiunto della trasformazione, noto soltanto al 40% del campione”.

Soddisfazione con poche eccezioni
Quanto all’impegno sul fronte dell’impatto ambientale nel proprio lavoro, tre quarti degli intervistati ritengono rappresenti un tema assolutamente centrale e una percentuale analoga sostiene che esplicitare in fattura il valore economico dell’eco-contributo costituisca soprattutto un vantaggio. “Interrogati sui motivi che li hanno convinti a scegliere Ecopneus – ha aggiunto Valente – gli operatori dei pdr hanno citato in primo luogo la facilità d’uso del sito internet, seguita dalla tempestività d’intervento dopo la richiesta. Non compaiono motivi particolari di scontento, e la percentuale di gradimento, sommando i molto soddisfatti (25,1%) agli abbastanza soddisfatti (70,8%), raggiunge un livello altissimo. E i reclami si fermano all’1,2%”. Anche il brand Ecopneus, stando all’indagine, risulta ben presente tra gli addetti ai lavori, con un’immagine percepita lusinghiera: nell’ordine, serietà e affidabilità, efficienza e attenzione alle esigenze dei singoli.
“Ne siamo lieti – ha commentato il direttore generale della società consortile Giovanni Corbetta – avendo la forte convinzione che il sistema, grazie all’apporto di tutti gli attori della filiera del recupero, possa garantire risultati e benefici economici impensabili solo due anni fa. In quest’ottica perseguiamo nuovi sviluppi, con ulteriori investimenti”. A cominciare dal restyling del sito web, che rappresenta il sistema di comunicazione della società consortile: “Un rinnovo non solo estetico ma anche di sostanza, per rendere più semplice l’accesso alle informazioni, grazie a funzioni di navigazione più immediate e complete”.

Ridurre l’eco-contributo si può
“Ne beneficeranno anche le procedure di registrazione e di segnalazione. Inoltre, abbiamo previsto per il prossimo anno l’installazione di un nuovo sistema informatico di gestione: è l’applicativo in cui affluiscono le richieste da parte dei pdr e con il quale possiamo tracciare l’intero processo e dare comunicazione al Ministero dell’ambiente, come dispone la normativa, non solo della raccolta ma anche dell’avvenuto recupero”. Altro fronte d’investimento, lo sviluppo di nuove aree d’impiego per i Pfu, con attività in collaborazione con atenei e centri di ricerca.
Dalla triturazione sortiscono cippato, granulato e polverino di gomma, che si prestano a vari riutilizzi. “Valorizzando questi materiali nel riciclo – ha osservato Corbetta – si potrà ricavare di più, così da ridurre ulteriormente il contributo ambientale richiesto al consumatore. Dallo scorso 7 settembre 2011 abbiamo abbassato l’eco-contributo per i Pfu vettura da 3 a 2,5 euro: un taglio in controtendenza rispetto all’aumento generale dei costi della logistica. Ce lo ha consentito l’aver guadagnato efficienza e l’aver sfruttato meglio le destinazioni d’uso”.
L’anno scorso, peraltro, Ecopneus ha svuotato sei depositi costituiti da Pfu abbandonati per un totale di oltre 14.000 ton, risalenti a prima del 2011, “e ha raccolto il 6% in più dell’obiettivo di legge, senza chiedere ulteriori contribuzioni. Nel 2012 il giro d’affari della società, che ha natura di società consortile senza fini di lucro e che impiega direttamente 12 persone, è stato pari a 75 milioni di euro. Come da norma, l’eventuale avanzo di gestione viene impiegato per il 30% a favore dello smaltimento di eventuali stock accumulati nel passato e per il 70% in diminuzione del contributo ambientale richiesto agli acquirenti di pneumatici”.

 

• Pneumatici fuori uso, destinazione riciclo 


Il percorso che trasforma i Pfu da rifiuto a risorsa inizia, com’è ovvio, con il loro smontaggio dai veicoli, cui segue la raccolta e il conferimento ai centri di smistamento, dove vengono pesati e depositati in appositi spazi, prima di essere avviati al trattamento. Si comincia con la stallonatura, necessaria a rimuovere i cerchietti d’acciaio posti in corrispondenza ai talloni del pneumatico, che possono essere poi avviati al recupero in fonderia. Poi è la volta di una prima frantumazione grazie alla quale la carcassa stallonata viene ridotta in frammenti grossolani di dimensioni comprese tra 5 e 40 cm, che ancora contengono, oltre alla gomma, frammenti metallici e tessili, ma che possono comunque essere impiegati dai cementifici come materiale combustibile. Una seconda frantumazione consente di ridurre il materiale in frantumi più piccoli e, con appositi procedimenti, separare dalla gomma il metallo e le fibre tessili. Per il recupero di materia, la gomma può essere nuovamente triturata, ottenendo granulato o polverino, da destinare ad asfalti modificati, superfici sportive, materiali per l’isolamento, elementi di arredo urbano, nonché indirizzata all’impiego in nuove mescole di gomma.

torna all'archivio