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L'Editoriale - Archivio

24/04/2013
LA CRISI COME SEPARAZIONE, GIUDIZIO E SCELTA

Tutte le volte che regaliamo il nostro lavoro non rubiamo il cliente a un competitor, ma rubiamo il lavoro al nostro futuro.

Roberta Papadia

Il 2012 è nato con l’opprimente sensazione della catastrofe annunciata e la paura di una società in declino che ha fatto il possibile per farsi più male. Ma in fondo non ci aspettavamo di peggiorare ancora nel 2013. E così la crisi economica ha innescato la crisi di una società e di una civiltà.
Oggi viviamo in una realtà circondata dalla paura di tutto: passato, presente e futuro. E le recenti elezioni e il caos dell’incertezza ne sono la conferma.
Ascoltiamo così il silenzio inquietante del declino: è un silenzio che fa rumore perché è il silenzio del non credere più.
Dopo la dovuta premessa negativa, ora però cerchiamo di costruire la risposta positiva. Interessante al riguardo è l’etimologia della parola crisi: dal greco krisis, derivato da krino, io giudico, separo, decido. Momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da altri differenti, piega decisiva che prende un affare; subitaneo cambiamento in bene o male di una malattia, da cui si giudica e decide la guarigione o la morte...
Quindi una crisi inevitabilmente comporta un cambiamento ma può anche essere il preludio di un mutamento positivo, della guarigione dalla malattia, se si riesce a utilizzarla come occasione di giudizio, selezione e discernimento. Forse il nostro paese ha amplificato la crisi economica mondiale nella stanchezza interiore e nella convinzione “errata” di non saper cosa fare. Sicuramente le sovrastrutture eccessive, la burocrazia infinita, i costi troppo alti e i complicati incastri legislativi non aiutano, ma è necessario crederci, altrimenti si scatena un effetto rebound che fa più danni della causa stessa.
E veniamo al nostro settore: la crisi si affronta con la capacità di distinguere il buono dal cattivo, la professione dall’accattonaggio, la qualità dalla non qualità, l’imprenditorialità dalla speculazione, salvaguardando l’azienda innovativa e qualitativa da quella che compete solo sul prezzo.
Questo tocca tutti noi, dalla produzione alla distribuzione, fino alla rivendita. Quello che svendiamo oggi di noi stessi e della nostra professione difficilmente ci verrà riconosciuto domani, e soprattutto non aiuterà la nostra azienda a traghettarsi nel futuro.
Qui si torna all’annosa questione della svendita della professione dello specialista del pneumatico: facciamo un passo avanti e due indietro. “I saldi dei saldi” riguardano tutta la filiera: fa perdere il prodotto e il servizio, fa perdere tutti.
Lo specialista di pneumatici ha fatto il suo passo avanti in professionalità, formazione, competenze e considerazione; oggi è il professionista del pneumatico, componente tecnologico e performante, con il riconoscimento dell’importanza della manutenzione, del servizio e della consulenza. Ma ecco i due passi indietro: la paura di perdere un cliente o il bisogno di trovarne uno nuovo può far svendere la professione in un momento così difficile.
La soluzione non è far credere al mondo e ai clienti che il servizio al pneumatico, la competenza per un elemento primario della sicurezza stradale, l’utilizzo di attrezzature all’avanguardia e di alto livello e la consulenza dello specialista del pneumatico non abbiano nessun costo né valore.
Un medico specialista (con tutta la crisi del mondo) non svaluta la sua professionalità regalando visite, un dentista fa pagare non solo il materiale dell’otturazione ma anche il suo lavoro e il valore della sua professionalità.
Non sono poche decine di euro che fanno perdere un cliente ma il convincerlo che sono “un di più”.
Tutte le volte che regaliamo il nostro lavoro non rubiamo il cliente a un competitor, ma rubiamo il lavoro al nostro futuro.
La concorrenza non si batte squalificando il lavoro ma facendo provare la qualità del miglior lavoro possibile.
La crisi può essere l’occasione di discernimento, giudizio e scelta consapevole.
Ce lo ricorda anche l’ideogramma cinese di crisi wēijī, dove wēi sta per “rischio, crisi, pericolo…” e jī per “opportunità, possibilità”…

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